“Con la Legge di Bilancio, il ministro della Cultura Giuli firma e avalla un taglio durissimo al Fondo per il Cinema e l’Audiovisivo. Non è un errore tecnico né una distrazione: è l’ennesimo capitolo di una strategia precisa con cui il governo Meloni continua, da anni, ad attaccare e indebolire il mondo della cultura. Il fondo, oggi pari a 700 milioni di euro, subirà una riduzione di 190 milioni nel 2026 e di 240 milioni a partire dal 2027. Un taglio del 30% nel primo anno e fino al 35% negli anni successivi: una vera falciata che mette a rischio la produzione, la distribuzione e l’intero ecosistema cinematografico italiano". Lo dichiara la deputata e capogruppo Pd in Commissione Cultura, Irene Manzi.
"Mentre il ministro Giuli finge di prendersela con 'algoritmi' e 'intelligenze artificiali' - sottilinea la parlamentare -, nei fatti a pagare sono autori, produttori, maestranze, esercenti e pubblico. Altro che tecnicismi: si tratta di una scelta politica deliberata, con cui il governo colpisce ancora una volta un settore ritenuto 'ostile', perché libero e indipendente. È l’ennesima manovra di bilancio in cui il cinema e l’audiovisivo italiani subiscono un ridimensionamento mascherato da razionalizzazione. Questo nuovo taglio conferma una linea coerente di penalizzazione verso la cultura, considerata non come risorsa ma come problema".
"A questi tagli vanno aggiunte le riduzioni ai fondi per la promozione del cinema nelle scuole, per l’ammodernamento e l’adeguamento delle sale, anche in relazione alle esigenze delle persone con disabilità, e per la digitalizzazione dell’archivio storico del cinema italiano.
Un insieme di tagli drastici che disegna un disegno preciso: smontare passo dopo passo il sistema del cinema e dell’audiovisivo italiano, privandolo di risorse, prospettiva e futuro. È un segnale grave, che dovrebbe far riflettere su quale idea di cultura e di Paese questo governo stia realmente portando avanti”, conclude Manzi.
“L’episodio che ha coinvolto Sigfrido Ranucci ha reso attuale un tema che nel nostro Paese resta troppo spesso un non detto: le pressioni, le ingerenze e i tentativi di condizionamento sulla stampa sono una realtà quotidiana. Troppi giornalisti in Italia lavorano sotto minaccia o sotto pressione, anche a causa di un uso strumentale delle querele, trasformate in strumenti di intimidazione per zittire il dissenso e reprimere la critica al potere.” Così Piero De Luca, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Affari europei della Camera, che richiama Governo e maggioranza alle proprie responsabilità.
“È inaccettabile che, in una democrazia matura, si reagisca alle inchieste o alle critiche con denunce e azioni legali pretestuose. La libertà di stampa non può essere difesa a corrente alternata, va tutelata sempre. Serve un segnale forte e concreto. Chiediamo al governo e alla maggioranza di sostenere senza esitazione il nostro emendamento per il recepimento immediato in Italia della direttiva europea anti-Slapp. È incomprensibile l’ostinazione della destra nel non voler approvare questa norma all’interno della legge di delegazione europea. È arrivato il momento di un cambio di passo vero, per difendere la libertà di stampa e rafforzare la democrazia nel nostro Paese. Questa settimana possiamo dare un segnale chiaro nel corso della discussione della legge di delegazione europea alla Camera: sarebbe in grave errore perdere questa opportunità”, conclude De Luca.
Serve accoglienza umana e diffusa
“Ci sono visite che lasciano un segno profondo, e quella di oggi al Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) di Pian del Lago a Caltanissetta è una di queste. Dietro quelle mura ho ascoltato storie di uomini che raccontano viaggi, speranze, ma soprattutto l’assurdità di un labirinto burocratico che li ha inghiottiti. Storie di persone che pagano sulla propria pelle le conseguenze di una legge sull’immigrazione ingiusta, vecchia e disumana.” Lo dichiara Giovanna Iacono deputata del Partito Democratico, al termine della visita ispettiva nel CPR di Pian del Lago.
“Il Governo - sottolinea la parlamentare dem - continua a difendere e moltiplicare i CPR come se fossero una risposta efficace al tema dell’immigrazione o una risposta al tema dei rimpatri. Ma la verità è che questi centri rappresentano solo il fallimento dell’intero modello di gestione dell’immigrazione. Non sono luoghi di rimpatrio, ma vere e proprie strutture di detenzione amministrativa, dove uomini vengono privati della libertà personale non per ciò che hanno fatto, ma per ciò che sono. È una vergogna per un Paese che si dice civile e democratico.”
“Voglio esprimere la mia gratitudine a chi, dentro quelle strutture, lavora ogni giorno in condizioni difficilissime, ma non possiamo più fingere che basti migliorare qualche aspetto organizzativo. Il problema è che i CPR non dovrebbero esistere. È una battaglia di civiltà che dobbiamo portare avanti, contro la paura e l’indifferenza alimentate da questo Governo", conclude Iacono.
"È inaccettabile che una proroga trentennale della concessione ANAS possa essere disposta senza un chiaro fondamento giuridico e senza il necessario coinvolgimento della Commissione europea. Per essere efficace, tutelare i lavoratori e garantire lo sviluppo infrastrutturale del paese, ogni passaggio deve essere trasparente e corretto". Lo dichiarano in una nota congiunta i parlamentari Pd Antonio Misiani, Marco Simiani e Andrea Casu, che hanno presentato alla Camera ed al Senato un’interrogazione al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti sulla proroga al 2052 della convenzione tra ANAS e MIT. “La legge di bilancio 2025 - sottolieano gli esponenti dem - prevedeva che l’efficacia della proroga fosse subordinata alla notifica preventiva a Bruxelles, come stabilito peraltro dalla normativa vigente in materia. Il governo ha però poi eliminato questa garanzia con un emendamento al decreto-legge 73/2025, richiamando interlocuzioni informali con la Commissione europea mai rese pubbliche né documentate".
“Si tratta di un vero e proprio colpo di mano che mette a rischio la legittimità dell’intera operazione e apre nuovi fronti di incertezza, come evidenziato anche dalla Corte dei Conti, che ha più volte segnalato criticità sull’assenza di un titolo giuridico valido per la proroga. Con la nostra interrogazione chiediamo che il governo chiarisca se vi sia stata una posizione formale della Commissione europea e renda pubblica tutta la documentazione. Serve inoltre una verifica giuridica sullo status di ANAS per individuare una soluzione conforme al diritto europeo, che tuteli l’azienda e i suoi lavoratori. Trasparenza e legalità devono essere sempre garantiti, soprattutto quando si parla di infrastrutture strategiche per il paese", concludono i parlamentari Pd.
"Sarà pure uno dei più duraturi, ma quello Meloni è un governo che pensa solo a sopravvivere. Ne è la riprova la legge di bilancio, una manovra dove non c’è crescita, non ci sono investimenti ma solo e ancora tagli ai servizi essenziali che sono poi anche diritti: sanità, scuola, lavoro. Non possiamo accettare che che non ci siano risposte per le famiglie, per le imprese, per i giovani. Ieri la premier è fuggita dalla conferenza stampa, oggi attacca la segretaria del Pd, ma non potrà fuggire per sempre davanti ai problemi del paese". Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
"Deliri: così Giorgia Meloni liquida le frasi della Leader dell’opposizione Elly Schlein. Una reazione tipica di chi non pensa di governare una grande democrazia, ma di comandare su dei sudditi. Ma il Pd non è una sezione dei Fratelli d’Italia. Non deve neanche lontanamente permettersi di trattare così chi non è d’accordo con lei. La verità è che ormai Meloni non sa più che pesci pigliare, avendo varato una manovra economica che pagheranno come sempre i più deboli. E dunque si dedica a fare la vittima. Il mestiere che le riesce meglio. E’ ora che la pianti". Lo dichiara il deputato e capogruppo Pd in Commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Questa mattina è morto Andy Mwachoko, un operaio che lavorava nel cantiere di Torino Esposizioni. È il terzo, da settembre, nella sola provincia di Torino. Come è stato detto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, le morti sul lavoro sono una piaga, mentre la sicurezza è un diritto da far rispettare a tutti i costi. Mi stringo in cordoglio alla famiglia dell’operaio, attendendo che si faccia chiarezza sull’accaduto”. Lo dichiara la deputata Pd e presidente della Commissione d’inchiesta parlamentare sulle condizioni di lavoro in Italia, Chiara Gribaudo.
“Penso che la democrazia stia vivendo un momento particolarmente difficile. Con il governo Meloni la libertà di stampa è continuamente sotto attacco. La premier ha una netta e feroce repulsione nei confronti dei giornalisti che non considera 'amici' o che non fanno domande compiacenti”. Così il una nota il deputato e componente della presidenza del gruppo Pd, Andrea Casu. “Oggi è il turno dei giornalisti del Sole 24 Ore – aggiunge il parlamentare dem - che hanno deciso di scioperare contro la decisione del quotidiano di pubblicare un'intervista alla presidente Meloni scritta da una collaboratrice esterna. A loro esprimiamo piena solidarietà per il coraggio che dimostrano in un momento così complicato per la libertà di stampa nel nostro paese”. “Non è la prima volta e forse non sarà l'ultima: di sicuro è in atto una deriva pericolosissima. La libertà di stampa è sacra, quindi Meloni scenda dal piedistallo o dall'ossessione di essere una vittima ogni giorno e cominci a rispettarla.”, conclude Casu.
Con il governo Meloni per il Mic solo tagli
“La terza manovra di bilancio del Governo Meloni conferma purtroppo una linea ormai chiara: il governo fa cassa e copre le proprie inefficienze a spese della cultura.” Così la capogruppo democratica nella Commissione Cultura della Camera, Irene Manzi, che sottolinea: “dopo anni in cui con i ministri del Pd il bilancio della Cultura cresceva progressivamente, anche grazie a strumenti innovativi come l’Art Bonus, 18app e a misure di incentivo fiscale che avevano dato respiro a enti, istituzioni e imprese culturali, questa manovra conferma la drammatica inversione di rotta targata Governo Meloni. Il messaggio politico è evidente: la cultura non rappresenta una priorità per questo esecutivo. Ancora una volta, a furia di accettare senza fiatare sforbiciate, Fratelli d’Italia dimostra disattenzione verso un settore strategico per l’identità, la coesione sociale e l’economia del Paese".
"Il ministro Giuli sembra più interessato a nominare figure di partito nelle istituzioni culturali e nei musei e a strumentalizzare le tematiche culturali, piuttosto che difendere in Consiglio dei ministri le esigenze di un comparto già duramente provato. Come il suo predecessore Sangiuliano, non riesce ad incidere realmente nelle scelte di governo. La gestione della cultura italiana da parte di Fratelli d’Italia e dell’intera maggioranza di governo appare così, ancora una volta, miope e piegata a dinamiche di potere, anziché orientata a valorizzare un patrimonio che tutto il mondo ci invidia”, conclude Manzi.
“È patetico il tentativo di Fratelli d’Italia di nascondere dietro la parola ‘certificazione’ una norma che toglie responsabilità alle grandi aziende e indebolisce i controlli. A Prato nessuno si beve questa favola. La Porta parla di ‘sistema innovativo’, ma è talmente innovativo che Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto un incontro urgente al ministro Urso per capire come sia possibile cancellare la responsabilità dei committenti. La Porta lo conferma: c’è chi combatte lo sfruttamento e chi, come la destra, lo trasforma in legge". Lo dichiara Marco Furfaro, deputato e membro della segretria nazionale del Partito Democratico.
«Ogni anno i report dell’Istat sulla povertà ci ricordano che in Italia c’è un dramma che cresce e che il governo continua a ignorare. Oggi, nella Giornata mondiale contro la povertà, dovremmo parlare di soluzioni, ma nella manovra del governo Meloni non c’è nulla. I numeri sono impietosi: 5,7 milioni di persone in povertà assoluta, 2,2 milioni di famiglie che non riescono a sostenere le spese essenziali e 1,3 milioni di minori che crescono senza il necessario per vivere. La destra ha cancellato il Reddito di cittadinanza, precarizzato il lavoro e tagliato welfare e sanità, mentre l’inflazione ha divorato il potere d’acquisto. Il risultato è un Paese più povero, più fragile, più diseguale. Ma la povertà non è una condanna: si può combattere, se c’è la volontà politica di farlo. Serve un piano vero di contrasto, che unisca sostegno economico, inclusione e opportunità di lavoro, e la costruzione di un reddito minimo garantito e stabile, come esiste in tutti i Paesi europei. Perché la povertà non si cancella con gli slogan: si combatte con la giustizia sociale, con politiche che mettano le persone al centro. E questo governo, ancora una volta, sceglie di non farlo». Così Marco Furfaro, deputato e membro della segreteria PD, nel presidio contro la legge di bilancio organizzato dalla Rete dei Numeri Pari in Piazza Capranica, a Roma.
“Il Ministro Salvini sta bloccando la realizzazione della Tirrenica, e lo fa pur sapendo di mentire. Lo ha ammesso lui stesso nei giorni scorsi, riconoscendo che, in tre anni al Ministero delle Infrastrutture, non è stato nemmeno in grado di perfezionare il passaggio delle competenze per la realizzazione dell’opera tra SAT e ANAS, nonostante norme e risorse fossero già stanziate dal 2019. Nello schema del Contratto di Programma ANAS 2021-2025 sono infatti inseriti da tempo lotti già appaltabili, come quelli tra Ansedonia e Pescia Romana e tra Pescia Romana e Tarquinia, pronti a partire.Capendo questo, diventa chiaro anche il motivo per cui la destra abbia definanziato l’opera nella Legge di Bilancio 2025, togliendo ben 20 milioni di euro: se i lavori vengono bloccati, anche i fondi già stanziati diventano inutilizzabili. Di fronte a questo stallo inspiegabile, chiedo un impegno concreto e unitario di tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione, affinché si facciano pressioni sul Ministro dei Trasporti e su ANAS per accelerare il trasferimento delle competenze e inserire nella prossima Manovra finanziaria le risorse necessarie per completare finalmente questa infrastruttura strategica per il paese": è quanto dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio sulle recenti dichiarazioni di Matteo Salvini relativi alla Tirrenica.
“I nuovi dati Istat e della Commissione europea sugli incidenti stradali smentiscono ancora una volta la propaganda del ministro Salvini. Tra il 2023 e il 2024 sono aumentati incidenti e feriti, mentre le vittime restano sostanzialmente stabili, con appena nove morti in meno tra il 2023 e il 2024, da 3.039 a 3.030. Ma se si osservano i dati città per città – spiega Andrea Casu, deputato del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Trasporti – emerge chiaramente che i risultati migliori arrivano proprio da quelle realtà che hanno avuto il coraggio di investire sulla sicurezza e sulla riduzione della velocità, come Bologna, Torino, Milano, Palermo, Firenze e Roma”.
“La notizia nella notizia – prosegue l’esponente dem – è che anche nel 2025 con il nuovo codice pienamente in vigore l’andamento delle morti per scontri stradali in Italia nei primi sei mesi rispetto allo stesso periodo del 2024 è stato definito dalla Commissione europea ‘sostanzialmente invariato’. Il nostro Paese quindi non compare tra quelli che nel primo semestre 2025 ‘stanno dando segnali positivi con un calo del numero delle vittime’ – Grecia, Repubblica Ceca, Estonia, Polonia, Portogallo, Romania e Slovacchia. L’Italia si conferma così tra i peggiori, con appena un meno 5% di morti rispetto al 2019, che si riduce a un meno 2% nelle aree urbane, dove le persone vivono, e con un tasso di 51 morti per milione di abitanti, contro la media Ue di 45. Come l’anno scorso, restiamo al ventiduesimo posto in Europa, dietro a tutti i Paesi avanzati”.
“Gli unici segnali positivi arrivano dalla città con Bologna alla testa della classifica con una riduzione del 48% dei morti sulle strade, a conferma che le politiche delle ‘città 30’ e delle “zone 30” funzionano e salvano vite – conclude Casu –. La lezione che il ministro Salvini dovrebbe trarre è che le amministrazioni che investono in una mobilità urbana più sicura e sostenibile vanno sostenute, non derise o contrastate. Quella delle ‘città 30’ non è una battaglia ideologica, ma una scelta di civiltà: significa mettere la vita delle persone al primo posto, come stanno facendo tutte le grandi capitali europee”.
“Le biblioteche indipendenti custodiscono manoscritti, incunaboli, edizioni rare e archivi che costituiscono una parte essenziale della memoria storica del Paese. Tuttavia, non essendo formalmente riconducibili né allo Stato né alla Chiesa, sono escluse dai principali strumenti di sostegno pubblico. Per questo ho depositato una proposta di legge per dare finalmente riconoscimento e strumenti di tutela a un patrimonio diffuso ma spesso dimenticato. Luoghi che rappresentano un presidio di conoscenza e memoria collettiva: un pezzo fondamentale del nostro patrimonio culturale, che spesso rischia la dispersione per mancanza di un quadro normativo adeguato”. Lo dichiara la deputata Pd, Giovanna Iacono, prima firmataria della pdl 'Disposizioni per la disciplina delle biblioteche indipendenti'.
“La legge - continua l'esponente dem - prevede l’istituzione, presso il Ministero della Cultura, del Registro Nazionale delle Biblioteche Indipendenti (RNBI), per censire e classificare queste realtà, e di un Fondo speciale destinato a interventi di restauro, digitalizzazione, messa in sicurezza e valorizzazione dei fondi librari, promuovendo anche la collaborazione con le Regioni, gli enti locali e altri enti pubblici. Il fenomeno riguarda un numero limitato ma significativo di biblioteche tra cui vanno citate la Biblioteca Lucchesiana di Agrigento, la Biblioteca Lancisiana dell’Ospedale Santo Spirito di Roma, la Biblioteca Morcelliana di Chiari e la Biblioteca Capitolare di Verona, considerata la più antica biblioteca al mondo tuttora in attività.
“Oggi lo Stato ha il dovere di garantire che questo patrimonio sia protetto, valorizzato e tramandato alle nuove generazioni e dare futuro a queste istituzioni, riconoscendone il ruolo di custodi della memoria e di promotrici della conoscenza, e il loro valore per la comunità”, conclude Iacono.
“Le parole del Ministro Nordio sull’educazione sessuale sono gravi e fuori dalla realtà. Dire che debba essere insegnata solo in famiglia e non a scuola significa ignorare un bisogno educativo essenziale per la crescita consapevole e sicura dei nostri ragazzi. Quello di maggioranza e governo è un passo indietro per tutto il Paese. L’educazione sessuale è prevenzione, rispetto, consapevolezza. Toglierla dalle scuole significa lasciare un vuoto, culturale e normativo, che mette l’Italia indietro rispetto alla maggior parte dei paesi europei, dove da moltissimi anni è già obbligatorio l’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole”. Così in una nota Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia di Montecitorio.