In Italia serve “un sistema istituzionale ed elettorale alla francese: semipresidenziale, maggioritario, uninominale con il doppio turno. Non ha praticabilità immediata questo discorso? Si deve partire dalle idee e non dai numeri e soprattutto dalla gente che in grande maggioranza preferirebbe questo sistema”. Lo scrive il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut, in un articolo sul Riformista in cui affronta molti dei temi che caratterizzano l’attuale dialettica nel centrosinistra.
Per Morassut, serve “una patrimoniale sulle grandi rendite e i grandi patrimoni, oltre i 10 milioni di euro. Una misura che può garantire ogni anno circa 15 miliardi in più per il bilancio dello Stato da destinare alla riconversione ecologica ‘giusta’, per sollevare le condizioni delle classi popolari e dei ceti medi nel campo della casa e della mobilità”.
E ancora: “Serve una nuova Legge Urbanistica Nazionale per il governo del territorio. Una legge semplice - sottolinea il deputato dem - ma forte e di pochi inderogabili principi che contenga le linee per la rigenerazione urbana e l’azione sulla casa e che sollevi le periferie e le aree interne gravate dall’insormontabile ostacolo del basso valore del mercato immobiliare”.
“Va detto con nettezza - scrive ancora Morassut - che il Pd si batte per nazionalizzare ILVA a Taranto e difendere l’acciaio italiano attraverso una riconversione sostenibile degli impianti, possibile solo attraverso la mano pubblica”.
Morassut ha poi rilanciato una sua proposta di legge depositata alla Camera, che ridisegna la geografia del Paese: “le Regioni - spiega - debbono essere ridotte ad un massimo di 12. Troppe Regioni sono un peso per la spesa pubblica ed opprimono l’autonomia del Comuni. Si torni, poi, alle Province elettive e si dia un ordinamento speciale con potestà legislative concorrenti alle tre grandi città metropolitane a vocazione internazionale come Roma, Milano e Napoli”.
"Ha accettato di appartarsi, doveva aspettarselo". E ancora: "Aveva già avuto rapporti quindi era in considerazione di immaginare i possibili sviluppi della situazione".
Con queste incredibili parole i giudici di Macerata hanno assolto un uomo accusato di stupro da una giovane di 17 anni.
Ancora una volta, una donna non ha giustizia per la violenza subita perché manca la cultura del consenso. Manca la formazione per comprendere che solo sì è sì, che una donna può non essere in grado di ribellarsi durante una violenza perché spesso non è possibile: la paura, lo shock, il dolore paralizzano e rendono impossibile ogni reazione.
Basta, non è più accettabile che sia la vittima a essere messa sul banco degli imputati.
Per questo ho presentato una proposta di legge che prevede il consenso esplicito perché un rapporto sessuale sia tale e non una violenza. Esplicito, cioè espresso, manifesto, indubbio. E tale deve essere per tutta la durata del rapporto perché in qualsiasi momento è lecito cambiare idea. Una norma prevista dalla Convenzione di Istanbul, già introdotta in molti paesi europei.
Solo sì è sì, prima di un rapporto e fino alla sua conclusione". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e prima firmataria della proposta di legge sul consenso attualmente in discussione in Commissione giustizia della Camera
“Esecutivo intervenga subito per stanziare risorse promesse”
“Con un livello di dilettantismo inarrivabile, la destra prima annuncia i fondi per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego negli enti locali, indicati dalla stessa Premier Meloni in conferenza stampa come una priorità per i nostri territori, e poi nella bozza della legge di bilancio che circola in queste ore quei fondi spariscono. È la propaganda che supera di molto la realtà. Una scelta che lascia senza parole e che, se confermata, rappresenterebbe un colpo durissimo per i Comuni, già schiacciati da tagli e vincoli di bilancio. Chiediamo al Governo di chiarire immediatamente e di garantire il rinnovo dei contratti, per riconoscere il valore del lavoro pubblico nei territori e assicurare ai cittadini servizi efficienti e di qualità.”
Lo dichiara la deputata Silvia Roggiani, della presidenza del Gruppo Pd alla Camera.
“I tagli al cinema inseriti nella Legge di Bilancio sono irresponsabili. Ci troviamo di fronte a un governo che ignora completamente il valore sociale, educativo e creativo delle sale cinematografiche.
Il ministro Giuli arriva addirittura a tagliare i fondi destinati all’abbattimento delle barriere architettoniche: la manovra cancella certezze fondamentali sui finanziamenti per l’adeguamento funzionale e tecnologico delle sale alle esigenze delle persone con disabilità, anche sensoriale. La situazione delle sale italiane è ancora lontana dal garantire accessibilità piena, e in questo contesto la decisione di ridurre questi fondi appare incomprensibile e ingiustificabile.
Giuli dovrebbe avere il coraggio di spiegare le motivazioni reali di queste scelte, invece di nascondersi dietro presunti attacchi a fantomatici algoritmi o tecnici “ignoti” che avrebbero scritto le norme a sua insaputa.
Il cinema è cultura, inclusione e lavoro: cancellare fondi essenziali per il suo sviluppo e per l’accessibilità significa compiere un passo indietro per tutto il paese. Il diritto alla cultura va garantito a tutti, senza esclusioni.”
Così Ilenia Malavasi, componente del PD nella Commissione Affari Sociali della Camera.
“Tanto rumore per nulla: annunciata praticamente una volta a settimana da tre anni a questa parte, presentata come la soluzione di tutti i mali, la riforma dei porti arriva, con diversi anni di ritardo; come bozza di Disegno di legge da cui emergono perplessità e carenze; senza affrontare i nodi del settore. Manca chiarezza sulla governance, che doveva essere uno dei punti forti della riforma, così come sulla definizione del rapporto tra la nuova società centrale e le Autorità di sistema portuale", premette Valentina Ghio vice presidente del Gruppo PD alla Camera e componente Commissione trasporti.
"Che fine fa la pianificazione territoriale e che valenza hanno i piani regolatori portuali se per i progetti oggetto di accordo di programma deciderà la società nazionale in deroga ai territori? E quali funzioni e risorse rimangano in capo alle Autorità di sistema portuale se vengono ridotte competenze e risorse economiche, drenando personale e percentuali significative di tasse portuali e altre entrate?", si domanda la vicepresidente PD alla Camera.
"Siamo di fronte a una riforma - prosegue Ghio - che invece di semplificare e risolvere problemi aperti genera nuove burocratizzazioni, se non verranno definiti in modo puntuale e condiviso i rapporti fra la nuova struttura e le Autorità di sistema, anche in considerazione della prevista proliferazione di organismi. Disattendendo tutte le richieste arrivate da chi nel porto lavora e opera.
Dopo tre anni di annunci roboanti ci sembra che questa bozza di riforma lasci più interrogativi aperti e preoccupazioni che risposte ai bisogni del sistema, oltre che tempi ancora incerti, visto che non è dato sapere quando sarà la discussione parlamentare".
"Quello che è certo è che la legge di bilancio, che invece arriverà a brevissimo, non contiene nemmeno una delle risposte attese dal sistema portuale: a partire dallo sblocco del fondo per l’anticipo pensionistico, del fondo amianto e del riconoscimento del lavoro portuale come usurante. Anzi, con lo slittamento dei tre mesi si allungano i tempi di pensionamento. È assolutamente necessario un confronto con le diverse anime del cluster portuale e tutti gli stakeholder, oltre che una discussione ampia in commissione e in Parlamento per chiarire punti critici e mancanze che appaiono già evidenti", conclude la deputata PD.
"Meloni, Tajani e Salvini litigano su tutto e non riescono a proporre una sola misura concreta. La manovra è di fatto un mistero. Le promesse di questi mesi si sono dissolte e restano irrisolti problemi cruciali come i salari fermi, il calo della natalità e la pressione fiscale sempre più alta. Il ‘Piano Casa’ promesso da Meloni e Salvini non c'è più, la norma sugli affitti brevi è un insieme confuso di algoritmi e aliquote crescenti, e la tassa sulle banche di Salvini è stata ridotta dopo il rifiuto di Tajani. Nel frattempo, la sanità continua a subire tagli, gli enti locali sono senza risorse e i LEP restano un'incognita. Per giunta, oltre i tagli alle Regioni, si introduce un patto di stabilità vincolante fino al 2050 a differenziazione territoriale. E i ministri di questo governo che fanno? Continuano a scaricare la colpa su tecnici della Ragioneria, mentre si rimpallano responsabilità senza riuscire a spendere le risorse dei propri dicasteri. Ogni giorno c’è un annuncio e ogni giorno arriva una smentita. Ma qualcuno, in questa maggioranza, è disposto a prendersi la responsabilità di qualcosa?". Così attacca il governo il Vice Capogruppo del PD alla Camera, Toni Ricciardi. "Siamo a fine ottobre. L'unica certezza che abbiamo è che la maggioranza litiga continuamente, lasciando famiglie, giovani e lavoratori senza risposte. Gli Italiani vogliono fatti concreti, non promesse. In Parlamento presenteremo una proposta alternativa al caos della destra." Conclude Ricciardi.
“Oggi abbiamo l'opportunità di dimostrare che le istituzioni sanno ascoltare, dialogare e decidere insieme. Non sprechiamola. Il vero obiettivo è che queste giornate non siano l'ennesimo convegno, ma l'inizio di un cambiamento reale. Come ha detto il Presidente Mattarella nel messaggio che ho avuto l'onore di leggere, occorre un’“alleanza per la sicurezza sui luoghi di lavoro””.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, all’apertura degli Stati Generali su Salute e Sicurezza sul lavoro.
“Questa edizione tratta diversi temi. Da quello della giustizia, che ci viene chiesta dai famigliari delle vittime, alla formazione, con cui ci eravamo salutato l’anno - ha proseguito la deputata - Un’intera giornata è infatti dedicata alle scuole, alle università, a questi ragazzi e ragazze, specie a quelli impegnati nei percorsi di formazione lavoro, che devono essere esperienze formative dove il rischio deve essere nulla di diverso dallo zero”.
“Avremo tavoli tematici sulla patente a crediti, su cui chiediamo un’apertura da parte del Governo per migliorarla, perché così come è fatta non convince tanta parte del mondo dell’edilizia; sulla logistica, filiera in cui si annidano pratiche di appalti e subappalti che come emerge da alcune inchieste, ultima quella di Biella, sfociano nel caporalato; sul benessere mentale e sul diritto alla disconnessione, perché la salute sul lavoro non è solo fisica, anzi lo stress, il burnout, i rischi psicosociali sono oggi emergenze forse non abbastanza riconosciute. La sicurezza sul lavoro è un obiettivo che ci deve unire, anzi, un obiettivo che è nostro compito dimostrare al paese che non ci divide” ha concluso Gribaudo.
Di seguito il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella letto da Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, durante gli Stati Generali su Salute e Sicurezza sul lavoro, avviati oggi a Montecitorio.
“La seconda edizione degli Stati Generali sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro rappresenta l’occasione per riaffermare, con rinnovata determinazione, l’impegno a non arrendersi di fronte a incidenti e decessi sul lavoro.
E una sequela quotidiana che ci richiama, drammaticamente, ogni giorno, a quanto sia
urgente intervenire.
La tutela dei lavoratori costituisce la prima forma di giustizia nel lavoro, parte integrante del diritto di ogni donna e uomo a svolgere un’attività dignitosa e protetta. Un lavoro non è vero se non è anche sicuro.
La garanzia della attuazione di questo principio richiede l’impegno congiunto di istituzioni, imprese, lavoratori e parti sociali: un’alleanza capace di superare le differenze per perseguire obiettivi condivisi.
Serve un’alleanza per la sicurezza sui luoghi di lavoro.
Sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori non sono ammesse scorciatoie: questi obiettivi devono guidare ogni scelta e ogni politica del lavoro.
Auspico che da queste giornate emergeranno impegni concreti a questo scopo. Strategie di sviluppo e competitività del nostro Paese non passano dall’allentamento delle tutele dei
lavoratori”.
Sergio Mattarella
“La sentenza di Macerata che ha visto l'assoluzione di un uomo accusato di stupro dice una cosa chiara: in Italia manca una legge sul consenso. Se una donna dice no, è no, senza bisogno di ulteriori interpretazioni, senza che la vittima debba dimostrare di essersi opposta. È inaccettabile che nel 2025 si continui a valutare la violenza sessuale sulla base della reazione fisica della donna e non sull’assenza di un consenso esplicito.
Il Governo continua a intervenire solo sulle pene, dimenticando che il vero passo avanti di civiltà è cambiare le norme per introdurre finalmente il principio del consenso. C'è una proposta in commissione su cui dobbiamo accelerare: l’Italia deve allinearsi agli standard europei e dire con forza che senza consenso è sempre violenza.” Lo dichiara la deputata Pd Michela Di Biase, relatrice in commissione giustizia della proposta di legge sul consenso.
“La legge di bilancio colpisce duramente l’industria cinematografica e audiovisiva italiana, con oltre mezzo miliardo di euro di tagli. La stessa sottosegretaria Borgonzoni, in una lettera che rappresenta il più alto livello dello scaricabarile politico, parla addirittura di 650 milioni di euro sottratti al settore. Tra la riduzione del Fondo nazionale per il cinema e l’audiovisivo, la messa in discussione di capitoli di spesa fondamentali – come l’educazione nelle scuole, la digitalizzazione e gli investimenti nelle sale – e il taglio lineare che colpisce tutte le attività del Ministero della Cultura, siamo di fronte a un attacco senza precedenti. La ricetta Giuli, oltre a falcidiare le produzioni, mette in discussione persino i fondi destinati all’abbattimento delle barriere architettoniche nelle sale cinematografiche, un intervento di civiltà che il governo sceglie di sacrificare per meri calcoli politici.” Così una nota della capogruppo del Pd in Commissione Cultura della Camera, Irene Manzi. “Con il governo Meloni la cultura è trattata come un campo da spartire, non come un bene comune. Si taglia o si finanzia a seconda di chi si vuole colpire o favorire, riducendo il settore culturale persino a terreno di regolamento di conti interni alla maggioranza.
Sul cinema e sull’audiovisivo – prosegue Manzi – si tocca il punto massimo dell’irresponsabilità: un comparto che il governo ha messo in crisi in questi anni viene adesso portato al collasso definitivo. Si fermano le produzioni, si penalizzano le maestranze e si colpiscono ambienti considerati “non allineati”, cancellando in pochi mesi decenni di lavoro e riconoscimenti internazionali.
Il governo deve ascoltare le tante voci critiche che si sono levate dal settore in queste ore e fare l’unica cosa giusta: cancellare il taglio. Non ridimensionarlo, ma cancellarlo totalmente. E smetterla con questo squallido scaricabarile in cui chi guida il Mic – da Giuli a Borgonzoni – finge di subire decisioni prese altrove. Il cinema e l’audiovisivo italiani sono già stati messi a dura prova: continuare su questa strada significa portare indietro l’intero sistema culturale del Paese.”
Oggi prende il via la seconda edizione degli Stati Generali sulla Salute e la Sicurezza sul Lavoro organizzati dalla Commissione d’inchiesta parlamentare sulle condizioni di lavoro della Camera dei Deputati presieduta dall’onorevole Chiara Gribaudo. Dal 21 al 23 ottobre, infatti, le realtà che si occupano del tema si troveranno a Roma alla Camera per dialogare su tecnologie, formazione, logistica e proposte. Apre i lavori il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L’evento è in collaborazione con la Presidenza della Camera dei Deputati.
A inaugurare le giornate il Presidente della Camera Lorenzo Fontana, la Presidente della Commissione Chiara Gribaudo e la Ministra del Lavoro Marina Calderone. Seguono la presentazione della serie Rai Fiction - Anele “L’altro ispettore”, una lettura dell’attore Alessio Vassallo e la condivisione delle storie di lavoratrici e lavoratori vittime di infortuni e familiari dei caduti sul lavoro.
“Quella di vittime e infortuni sul lavoro è la grande emergenza dimenticata del Paese - così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’inchiesta sulle condizioni sul lavoro in Italia - Oggi tornano gli Stati Generali salute e sicurezza sul lavoro, organizzati dalla commissione: tre giorni di approfondimenti con esperti, testimonianze dei familiari delle vittime e tavoli tematici, perché è necessario che ognuno di noi faccia la propria parte per garantire diritti, tutele, sicurezza e salvaguardare vite umane”.
Dalle 11 le parti sociali e le associazioni datoriali presenteranno le proprie proposte: saranno presenti Maurizio Landini (CGIL), Mattia Pirulli (CISL), Pierpaolo Bombardieri (UIL), Francesco Paolo Capone (UGL), Guido Lutrario (USB), Angelo Raffaele Margiotta (CONFSAL), Pierangelo Albini (Confindustria), Stefano Crestini (Confartigianato Edilizia), Gino Sabatini (CNA), Cristiano Fini (CIA), Sandro Ganbuzza (Confagricoltura), Romano Magrini (Coldiretti), Renato della Bella (Confimi Industria).
È possibile accreditarsi dal portale della Camera dei deputati (https://comunicazione.camera.it/accrediti-stampa) o con richiesta via mail all'indirizzo sg_ufficiostampa@camera.it indicando nome, cognome, testata e numero tessera per i giornalisti e i dati anagrafici per gli operatori.
“Siamo allo scaricabarile estremo: invece di assumersi responsabilità reali, Borgonzoni scrive lettere di protesta. In un momento in cui il cinema italiano è già al collasso, la sottosegretaria preferisce rivolgersi a Meloni, Giorgetti e Giuli, invece di fare ciò che sarebbe logico: dimettersi. La contraddizione è palese: Borgonzoni fa parte dello stesso governo e dello stesso partito del ministro dell’Economia, che ha firmato il taglio. Basta con questa sceneggiata molto simile ad un film di serie B: nessuna responsabilità nella maggioranza, solo accuse reciproche e teatrini interni. La cultura italiana non merita questo trattamento. Il cinema italiano è un’eccellenza mondiale, un patrimonio artistico e industriale che sostiene l’economia e la reputazione del Paese. Questo governo sta giocando con il futuro di migliaia di lavoratori, produttori, autori e maestranze. La sforbiciata va immediatamente cancellata, prima che il settore collassi definitivamente” così la capogruppo democratica in commissione cultura alla camera, Irene Manzi commenta la lettera che la sottosegretaria alla Cultura Borgonzoni ha inviato a Meloni, Giorgetti e Giuli dopo il drastico taglio che il governo ha inferto al fondo cinema con la legge di bilancio.
“Invece di lanciare quotidianamente accuse all’opposizione e a Elly Schlein, questa maggioranza si preoccupi di governare.
Né Schlein né il Pd hanno mai parlato di mandanti per l’attentato a Sigfrido Ranucci, su cui seguiamo attentamente il lavoro della magistratura sperando che faccia luce al più presto sui responsabili. Il Presidente della Repubblica ha definito la vicenda “allarmante”, e ha detto che “serve una forte reazione”.
Proprio la gravità di quanto accaduto dovrebbe spingere anche la destra a tutelare maggiormente il giornalismo di inchiesta, caposaldo della democrazia, tutti i giorni. Visto che dal 2023 abbiamo perso 8 posizioni arrivando alla 49esima nel rapporto Rsf sulla libertà di stampa. Visto che il governo Meloni ha ridimensionato il giornalismo d’inchiesta nella televisione pubblica, tentando anche di toglierlo dal contratto di servizio. Se proprio il governo vuole dare un bel segnale -anziché attaccare Schlein con false accuse- chieda agli esponenti della maggioranza di ritirare le querele ai giornalisti d’inchiesta. La solidarietà non basta, servono atti concreti.”
Così in una nota Chiara Braga e Francesco Boccia, capigruppo Pd alla Camera dei Deputati e al Senato, e Nicola Zingaretti, capo delegazione Pd al Parlamento Europeo.
“Il disegno di legge del governo sull'affidamento dei minori ha un obiettivo condivisibile: conoscere per intervenire meglio, prevenire i collocamenti impropri e promuovere la qualità delle accoglienze. Ma l'esecutivo lo fa costruendo un'architettura pesante, duplicata, senza risorse con il pericolo di fare più burocrazia che protezione. C'è il rischio della duplicazione delle banche dati che non si parlano e di oneri amministrativi che ricadono sul territorio”. Lo dichiara la deputata Pd, Rachele Scarpa intervenendo in Aula sul disegno di legge di tutela dei minori in affidamento.
“La proposta del Pd è chiara e concreta – sottolinea la parlamentare dem -: un unico registro presso l'autorità giudiziaria competente per minorenni, alimentato una sola volta dai comuni e dai servizi e accessibile alle amministrazioni legittimate. Un registro unico che rispetti il principio di minimizzazione dei dati, standardizza i tracciati informativi e organizzi le informazioni per tipologia di affidamento”.
“Il governo istituisce un nuovo osservatorio nazionale sugli istituti d'assistenza aggiuntivo rispetto a quello per l'infanzia e l'adolescenza e al tavolo nazionale per i minori fuori famiglia. Tre tavoli rischiano di essere troppi ed è necessario chiarire funzioni e coordinamento evitando sovrapposizioni. Oltretutto, l'affidamento non si può legittimare attraverso un algoritmo per cui chiediamo di sopprimere la previsione che attribuisce all'osservatorio poteri di segnalazione e di collocamenti impropri basati sul solo screening dei numeri”, conclude Scarpa.
«Le condizioni in cui versano le donne incinte detenute nella Casa circondariale femminile di Rebibbia sono allarmanti e non più tollerabili». Lo dichiara la deputata Michela Di Biase (Pd), che ha presentato un’interrogazione al Ministro della Giustizia e al Ministro dopo la visita ispettiva effettuata presso l’istituto romano.
«Durante la visita – spiega Di Biase – ho potuto constatare personalmente la presenza di otto donne in stato di gravidanza, alcune affette da gravi patologie incompatibili con la detenzione, tra cui diabete gestazionale e tromboflebiti. In tre casi la situazione sanitaria è apparsa particolarmente critica. Si tratta di condizioni che mettono a rischio non solo la salute delle detenute, ma anche quella dei nascituri».
Nell’interrogazione si sottolinea inoltre la presenza di cinque madri con cinque bambini nella sezione Nido. «Le recenti modifiche introdotte dal cosiddetto decreto sicurezza hanno reso non obbligatorio il rinvio della pena e ristretto la possibilità di accedere a misure alternative alla detenzione, aggravando ulteriormente una realtà già fragile e drammatica. L’articolo 3 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza – prosegue Di Biase – impone di considerare l’interesse superiore del minore come criterio prioritario in ogni decisione che lo riguarda. È dovere dello Stato garantire che né le donne in gravidanza né i bambini trascorrano mesi o anni in un ambiente carcerario inadeguato, privo delle cure e dell’assistenza necessarie».
«Per questo – conclude la deputata dem – chiediamo al Ministro Nordio di disporre verifiche immediate sulle condizioni sanitarie e sociali delle detenute incinte e delle madri con bambini a Rebibbia e di adottare misure urgenti affinché siano garantiti il diritto alla salute, alla dignità e alla maternità, nel pieno rispetto dei principi costituzionali e delle convenzioni internazionali».