“Il processo per il rapimento, le torture e l’omicidio di Regeni si farà, e si farà in Italia. Grazie al lavoro della Procura di Roma ci sono 4 indagati, coi loro nomi e cognomi, il generale Sabir Tareq, i colonnelli Usham Helmy e Ather Kamal, il maggiore Magdi Sharif. Senza la presenza degli accusati, e soprattutto senza la minima ammissione di colpevolezza da parte di quelle autorità egiziane a cui tutti i sospettati appartengono, la verità processuale non vorrà dire giustizia. Richiamare l’ambasciatore non può essere l’unica e sola risposta. Sarebbe imperdonabile se con il passare del tempo le relazioni con l’Egitto scivolassero in una consuetudine di rapporti simile a quella precedente all’omicidio di Regeni. Qui non si tratta solo dell’onore della patria, che pure non è poca cosa. Si tratta di realismo politico, di lucidità sulle conseguenze delle decisioni che si prendono. Come ha detto il presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Regeni, Erasmo Palazzotto, ‘uno Stato che non è in grado di proteggere un suo cittadino all’estero o di ottenere giustizia sulla sua morte, è uno Stato che perde credibilità e affidabilità’. Non condizionare il proseguimento delle nostre relazioni con l’Egitto all’ottenimento della giustizia su Regeni renderebbe la perdita di credibilità del nostro Paese inesorabile e fatale”.
Così la capogruppo dem in commissione Esteri alla Camera, Lia Quartapelle, in un commento sull’Huffington Post.
“La crisi aumenta le disuguaglianze non solo all'interno della società, ma anche fra le diverse aree del nostro territorio. In particolare sta colpendo duramente chi vive nelle zone più periferiche come quelle montuose, che coprono un terzo del territorio dell'Italia con 4205 Comuni. La minaccia principale si chiama spopolamento ed è necessario intervenire sia dal punto di vista economico che ecologico ”, così la presidente della Commissione Ambiente della Camera, Alessia Rotta, in occasione della Giornata Internazionale della Montagna.
“Lo scorso luglio agli Stati Generali della Montagna è emersa la richiesta di inserire la montagna nel Piano Nazionale Ripresa e Resilienza. Ci sono interventi inseriti nella Legge di Bilancio destinati ad aiutare le aree svantaggiate, tra cui le zone montuose”.
“Le risorse che arriveranno dalla Ue con il Recovery Fund – spiega la Presidente – saranno decisive per approntare un piano triennale di investimenti in grado non solo di sostenere la vita in montagna, ma anche per ridurre il gap con le le altre zone del nostro Paese cominciando dall'abbattimento del digital divide. Non si tratta infatti di perseguire logiche assistenzialistiche, ma di andare a individuare quali sono le funzioni strategiche della montagna e garantire pari servizi e pari accessibilità a tutti i cittadini”.
“Mentre a Bruxelles i leader europei gettano il cuore oltre l’ostacolo e approvano l'accordo su Bilancio Ue, Next Generation Ue, Mes e riduzione del 55% delle emissioni di gas serra entro 2030, consegnandoci un’Europa più forte e solidale, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, i leader della destra nostrana, sovranista e populista, ci trasmettono plasticamente, come un gioco di specchi, l’immagine del disastro a cui saremmo andati incontro se avessero guidato loro questa delicata e drammatica fase politica ed economica, con i loro voti reiterati contro gli accordi europei”. Così il deputato dem Gian Mario Fragomeli, capogruppo Pd in commissione Finanze della Camera.
“Ora al lavoro - conclude Fragomeli - per utilizzare al meglio le enormi risorse a disposizione, per dare risposte concrete a famiglie, cittadini e imprese e per rilanciare l’Italia e l’Europa”.
“Nella notte raggiunto un altro importante risultato con l’accordo, nonostante l’opposizione di alcuni Paesi dell’est, per la riduzione delle emissioni di gas serra del 55% entro il 2030. Un passo avanti verso la neutralità climatica nel 2050. Al lavoro per un’Europa più solidale e sostenibile”,
Così su Twitter la presidente della Commissione Ambiente alla Camera, Alessia Rotta..
"Accordo per ridurre del 55% le emissioni di gas serra entro 2030. Altra storica scelta di un'Europa che guarda al futuro. Passo decisivo verso nuovo modello di sviluppo sostenibile".
Così su Twitter il capogruppo democratico alla Camera Graziano Delrio
“Dopo l’accordo sui fondi europei adesso arriva l’accordo dei nostri paesi a ridurre le nostre emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030. Quindi ricostruzione, ambiente, banca europea. Una giornata di speranza contro ogni populismo e sovranismo. L’Europa c’è.” Lo scrive su Twitter il deputato dem Emanuele Fiano, della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera.
"Bene intesa in Europa. Sui diritti non si transige. Adesso al lavoro per la ripresa del Paese con il NGEU".
Così su Twitter il capogruppo democratico alla Camera Graziano Delrio.
“L'Europa riparte più forte e solidale. Chiuso l'accordo in Consiglio europeo sul #Bilancio UE e sul #NextGenerationEU. Superati i veti sovranisti e confermata la condizionalità dello stato di diritto. Finalmente disponibili 1.800 MLRD per costruire l'Europa e l'Italia del futuro!”. Lo scrive su Twitter il deputato dem Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Politiche europee della Camera.
“Il fatto che l’Europa abbia trovato una unità di intenti sul Recovery fund consente finalmente di sbloccare una situazione che da troppe settimane viveva nell’incertezza. Approvato il Bilancio europeo pluriennale, dalla prossima primavera arriveranno in Italia i fondi europei del Next Generation EU. Dobbiamo essere pronti a sfruttare l’occasione e mettere in campo tutti i meccanismi necessari per non sprecare queste risorse. Ora sia Governo che Parlamento hanno la possibilità di disegnare un futuro migliore per il Paese dentro l’Unione Europea”, è il commento del presidente della Commissione Bilancio alla Camera, Fabio Melilli.
“Con questo contratto non ridiscutiamo la Tav, regolamentiamo solo le certezze giuridiche dell’opera. E’ necessario infatti creare le condizioni affinché ci sia massima trasparenza nell’iter dei lavori, delle rispettive competenze e per le opere compensative del territorio”.
Lo dichiara Davide Gariglio, capogruppo Pd in commissione Trasporti di Montecitorio e relatore del provvedimento, sullo schema di contratto di programma tra Mit, Ferrovie dello Stato e Telt per la realizzazione della sezione transfrontaliera della Torino Lione.
“Si tratta di un contratto che fino ad oggi non era stato infatti formalizzato e che una volta approvato garantirà formalmente costi e tempistica della realizzazione, stabilendo gli impegni di Telt e Fs e l’attività di monitoraggio del Ministero fino al 2029. Il documento, previsto comunque fin dal 2018, ufficializza inoltre gli stanziamenti relativi alle opere compensative del territorio. Mi auguro che il Parlamento possa approvarlo all’unanimità”.
A febbraio un secondo bando con altri 24 milioni di euro. Sono 27 i Comuni veneti beneficiari, 20 quelli in Piemonte.
“Gli Uffici del Dipartimento per gli Affari regionali e le Autonomie hanno firmato, questa mattina, il decreto di bando per le aree svantaggiate relativo alle annualità 2018, 2019 e 2020 per l'importo di oltre 36 milioni di euro. Al ‘Fondo per le aree svantaggiate di confine’ possono accedere i 20 Comuni piemontesi che confinano con la Regione Valle d’Aosta e i 27 Comuni veneti confinanti con il Friuli Venezia Giulia. Per gli enti confinanti con la Valle d’Aosta sono disponibili oltre 15 milioni di euro, mentre per i Comuni veneti confinanti con il Friuli Venezia Giulia ci sono 21 milioni di euro. Lo dichiarano in una nota congiunta la deputata canavesana del Partito Democratico Francesca Bonomo e il deputato dem Roger De Menech, coordinatore dei deputati veneti del Partito democratico.
“Gli interventi - aggiunge De Menech - anche se finalizzati alla realizzazione di servizi, devono prevedere la destinazione di almeno il 50 per cento del finanziamento alla realizzazione di infrastrutture. Le domande di finanziamento devono essere trasmessa entro 90 giorni dalla data di pubblicazione del decreto. Sono risorse importanti per gli enti locali, gran parte dei quali nel 2020 ha subito un drastico calo di entrate a causa del Covid-19. Ora i Comuni hanno la possibilità di programmare progetti di sviluppo innovativi in campo economico e sociale, come pure sulle infrastrutture (strade, reti energetiche, ecc.), e relativi a edifici pubblici quali scuole, edifici, impianti sportivi”.
“Oltre al bando siglato questa mattina - conclude Bonomo - i Comuni confinanti con Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia avranno a disposizione un secondo bando a partire da febbraio, per l’annualità 2021, dotato di altri 24 milioni di euro. Questo è un segno concreto dell’attenzione del Governo verso lo sviluppo locale dei nostri territori. Un percorso condiviso con l’Assco (l’Associazione Sostegno Comune) sempre attenta alle necessità degli amministratori locali. Grazie al fondo di perequazione i comuni potranno finanziare interventi di varia natura, come le infrastrutture, lo sviluppo locale, i servizi alla persona, il marketing territoriale e gli aiuti alle imprese”.
Questo l’elenco dei 47 Comuni che potranno accedere ai bandi per accedere al Fondo per le aree svantaggiate di confine. Sono 20 in Piemonte e 27 in Veneto.
Piemonte: Andorno Micca, Biella, Callabiana, Graglia, Piedicavallo, Pollone, Sagliano Micca, Sordevolo, Carema, Ceresole Reale, Locana, Noasca, Quincinetto, Ronco Canavese, Settimo Vittone, Valchiusa, Traversella, Valprato Soana, Alagna Valsesia, Rassa e Riva Valdobbia.
Veneto: Alpago, Annone Veneto, Chies d’Alpago, Cinto Caomaggiore, Cordignano, Domegge di Cadore, Fossalta di Portogruaro, Fregona, Gaiarine, Gorgo al Monticano, Gruaro, Longarone, Lorenzago di Cadore, Mansuè, Meduna di Livenza, Ospitale di Cadore, Perarolo di Cadore, Pieve di Cadore, Portobuffolè, Pramaggiore, San Michele al Tagliamento, Santo Stefano di Cadore, Sarmede, Soverzene, Tambre, Teglio Veneto, Vigo di Cadore.
“È necessario che la salute dei cittadini rimanga al centro dell'agenda politica del Paese come un grande investimento pluriennale sulla sicurezza dei cittadini, anche quando saremo usciti da questa fase drammatica ed emergenziale.
Tuttavia, la bozza del Recovery Plan diffusa in queste ore non pare andare in questa direzione. Solo nove miliardi in cinque anni destinati al Servizio Sanitario Nazionale non sono sufficienti a sostenere ciò di cui c'è bisogno e su cui tutti a parole conveniamo. È una previsione che è necessario correggere nel corso del lavoro di ulteriore definizione della pianificazione delle risorse del NextGeneretion EU”. Così in una nota il deputato democratico Luca Rizzo Nervo.
“Serve il coraggio - aggiunge il deputato dem - di un piano ambizioso capace di fare finalmente fronte al gap sanitario di servizi e prestazioni che attraversa il Paese, di offrire strutture sanitarie e un’organizzazione sanitaria moderna, capace di un grande investimento sui professionisti della sanità, di valorizzare tutte le potenzialità di tutte le professioni sanitarie e capace di garantire davvero l'esigibilita' dei Livelli Essenziali di Assistenza”.
“Una pianificazione non differibile - conclude Rizzo Nervo - che intercetti le traiettorie di innovazione necessarie ad esempio verso il potenziamento della medicina territoriale, il sostegno alla domiciliarità, la trasformazione tecnologica e farmacologica dell'offerta. Per fare questo sono necessarie risorse inedite e ben spese, e il quadro di risorse europee è un'occasione imperdibile in questo senso. Faremo ogni sforzo per arrivare ad un esito diverso da quello emerso in queste ore, che sia all'altezza delle aspettative”.
“I 200 milioni per il 2021 e il 2022 previsti in legge di bilancio per il servizio civile universale sono un passo importante. Ora bisogna rendere questo percorso davvero strutturale. É anche per questo motivo che abbiamo promosso un gruppo di lavoro parlamentare trasversale ai partiti di maggioranza e opposizione, aderendo alla campagna promossa da Vita e Avvenire ‘Servizio civile, non si può dire no’. Il primo frutto é arrivato, con la presentazione dell’emendamento alla legge di bilancio che punta a rifinanziare il fondo anche per l’anno 2023 e a rendere stabile l’ingresso nel servizio civile, ogni anno, di almeno 50mila giovani con una dotazione del Fondo non inferiore ai 300 milioni di euro annui. Sarebbe un segnale importante per i giovani, perchè vengono messi al centro di un progetto che dà loro la possibilità di mettersi alla prova, di rendersi utili alla comunità e contemporaneamente acquisire competenze e professionalità propedeutiche all’ingresso nel mondo del lavoro.” Così in una nota congiunta le deputate Francesca Bonomo, prima firmataria dell’emendamento e responsabile del dipartimento del Partito Democratico sul Servizio civile universale, Maria Chiara Gadda, componente della segreteria nazionale di Italia Viva, e la Senatrice Erica Rivolta della Lega, vice presidente della commissione Bilancio del Senato.
Per evidenziare la trasversalità della proposta, gli altri deputati firmatari dell’emendamento sono Renate Gebhard (Minoranze Linguistiche), Maurizio Lupi (Noi con l’Italia), Nicola Fratoianni, Rossella Muroni, Luca Pastorino (Liberi e Uguali), Vito De Filippo, Mauro Del Barba, Marco Di Maio, Silvia Fregolent, Sara Moretto, Lisa Noja, Giuseppina Occhionero, Massimo Ungaro (Italia Viva), Paolo Trancassini (Fratelli d’Italia), Guido Germano Pettarin, Giuseppina Versace (Forza Italia), Laura Boldrini, Enza Bruno Bossio, Elena Carnevali, Stefano Ceccanti, Paolo Lattanzio, Stefano Lepri, Lia Quartapelle Procopio, Stefania Pezzopane, Andrea Rossi (Partito Democratico), Emanuele Cestari, Silvana Andreina Comaroli, Rebecca Frassini, Vannia Gava, Paolo Paternoster (Lega), Maurizio Cattoi, Celeste D’Arrando (Movimento 5 Stelle).
“Nelle parole pronunciate dal procuratore Prestipino e dal sostituto Colaiocco, oggi durante l'audizione in commissione sull’uccisione di Giulio Regeni, c'è tutta la determinazione e la tenacia delle istituzioni repubblicane per arrivare finalmente alla verità”.
Lo dichiarano in una nota congiunta Lia Quartapelle, capogruppo Pd in commissione Esteri, e Debora Serracchiani, presidente della commissione Lavoro.
“Il processo per l'assassinio del ricercatore italiano si farà e si farà in Italia. A chiusura delle indagini, infatti, la procura di Roma ha notificato quattro avvisi di garanzia a tre componenti del National Security egiziano e a un membro delle forze di polizia. Le accuse gravissime sono di sequestro di persona, lesioni aggravate e concorso nell'omicidio di Giulio Regeni. E’ un risultato importante, che purtroppo non riporterà in vita Regeni ma rappresenta un punto fondamentale per capire chi ha voluto la sua morte, e per quali motivi”.
“In questi anni - proseguono Quartapelle e Serracchiani - non abbiamo mai smesso di chiedere verità e giustizia. Non c'è trascorrere del tempo che possa lenire il dolore, non c'è trascorrere del tempo che possa farci desistere da questa battaglia. Vogliamo esprimere il nostro ringraziamento per il grande lavoro svolto dalla polizia giudiziaria, e tutto il nostro appoggio all'azione giudiziaria di Prestipino e Colaiocco, i quali nonostante le difficoltà, le false piste e la reticenza del governo egiziano mai si sono arresi nella continua ricerca per fare piena luce su quanto accaduto. Aiutati in questo dalla determinazione del difensore della famiglia Regeni e dai genitori di Giulio, ai quali va ancora una volta il nostro pensiero, il nostro affetto e il nostro totale sostegno”.