“Il sindaco di Verona ha autorizzato un gazebo a piazza Bra in cui sono state esposte le bandiere delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk. Un messaggio a favore delle ragioni dell’invasione di Putin in Ucraina. Una propaganda inaccettabile. Basta ambiguità”. Lo scrive la deputata democratica Alessia Rotta.
“Domenica prossima in Francia si gioca una partita che certo è di vitale importanza per quel Paese, ma che riguarda anche tutti noi, perché tocca il futuro dell’Europa. Per questo non possiamo aver alcun dubbio nell’auspicare la vittoria del Presidente Macron. Dalle risposte date alla crisi sanitaria provocata dell’epidemia alla fermezza e coesione nel sostegno all’Ucraina rispetto all'aggressione subita da parte della Russia di Putin, l’Unione europea in questo periodo di crisi si è rafforzata e ha finalmente preso la direzione che per noi deve portare agli Stati Uniti d’Europa. Solo la vittoria di Macron può garantire che questo processo non si interrompa e continui rafforzando l'integrazione nelle politiche sociali, nell'azione esterna, nella difesa e sicurezza comune, nell'unione dell'energia. C’è molta strada da fare perché le conseguenze di questa fase di crisi si riflettono pesantemente sulla società. Problemi questi che si possono affrontare solo con una sempre maggiore unità a livello comunitario e con la capacità di difendere e affermare i più importanti valori e principi europei. Valori e principi del tutto distanti dalle idee e dai programmi di Marine Le Pen”.
Lo dichiara il vice capogruppo democratico alla Camera, Piero De Luca.
“Dobbiamo fare di tutto per approvare lo ius scholae, è una corsa contro il tempo e contro l’ostruzionismo di Lega e Fratelli d’Italia che vogliono impedire che il testo arrivi in Aula e venga votato”.
Lo dichiara Matteo Mauri, deputato Pd in commissione Affari costituzionali e responsabile cittadinanza e immigrazione del Partito democratico, intervenendo a Radio Immagina.
“Il provvedimento – prosegue l’esponente dem - vuole modificare una legge del 1992 che fotografava una situazione completamente diversa da quella attuale. Riteniamo che sarebbe molto importante permettere ai bambini nati in Italia o arrivati prima dei dodici anni di poter diventare in fretta cittadini italiani. È sbagliato chiamarlo, come fanno alcuni, ius soli mascherato, perché si basa su altri meccanismi. Premesso che io sarei d’accordo anche sullo ius soli, ma questa legge è differente, perché prevede che venga completato un percorso scolastico di almeno 5 anni nel sistema scolastico nazionale per poter avere la cittadinanza. La platea interessata riguarda circa un milione tra bambine, bambini, ragazze e ragazzi, che pur essendo italiani a tutti gli effetti, che vanno a scuola e giocano con i nostri figli, parlano non solo l’italiano ma anche i dialetti locali, non hanno la cittadinanza italiana, la quale non è solo un pezzo di carta ma è un elemento importante che apre opportunità nella vita e riduce la marginalità”.
“Siamo in una di quelle situazioni – conclude Mauri - in cui la società è più avanti della politica e delle leggi. Anche per questo dobbiamo fare di tutto per approvare lo ius scholae al più presto”.
“Nella Legge delega sugli appalti il Governo ha scritto nel criterio di delega una formula ambigua “obbligo, ovvero facoltà” che ha giustamente suscitato l’allarme dei sindacati qui in Abruzzo ma anche nel resto d’Italia, perché soprattutto negli appalti ad alta intensità di manodopera nei servizi (ristorazione, pulizia…) l’obbligo della clausola sociale è lo strumento più efficace di tutela dei lavoratori. Sono stata - nella scorsa legislatura - tra i protagonisti dell’inserimento della clausola sociale generale e poi per quella specifica per i call center. La clausola sociale in questi 6 anni ha consentito di salvare migliaia di posti di lavoro e di far crescere la professionalità degli operatori e l’efficienza dei servizi. La clausola sociale ormai garantisce un diritto a mio giudizio inalienabile.
Proprio alla luce di questi presupposti, abbiamo presentato un emendamento perché sia ripristinata la norma vigente; è una priorità del nostro gruppo in Parlamento. E faremo la nostra battaglia. Il governo deve ripensarci. Specie in questo momento storico bisogna tutelare lavoro e lavoratori”.
Lo dichiara la deputata dell’ufficio di presidenza del gruppo Pd alla Camera, Stefania Pezzopane, nonché capogruppo Pd in commissione Ambiente di Montecitorio, a proposito del DDL delega sul Codice degli appalti all’esame in commissione.
“La ripresa del nostro Paese non deve lasciare indietro nessuno, le politiche per la crescita economica devono mettere al primo posto donne e giovani che hanno sofferto maggiormente la pandemia. I dati emersi dalla presentazione del rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) segnalano che, a fronte di un aumento generale della ricchezza, permangono sacche di sofferenza in particolare tra le madri e le nuove generazioni. Per esempio, il punteggio sul benessere nella fascia 14-19 anni nel 2021 è sceso a 66,6 su 100 per le ragazze (-4,6 punti dall’anno prima) e 74,1 per i ragazzi (-2,4). Preoccupante è anche la percentuale di adolescenti insoddisfatti e con un basso punteggio di salute mentale, raddoppiata durante la pandemia dal 3,2% del 2019 al 6,2% del 2021”. Così la deputata Chiara Gribaudo, responsabile della Missione Giovani per la Segreteria Nazionale del Partito Democratico.
“La pandemia non ha avuto alcun effetto livella ma anzi ha aggravato le disuguaglianze che erano già forti nel nostro Paese, con conseguenze pesantissime sul benessere e sulla condizione psicologica dei soggetti più fragili. Ben vengano i provvedimenti adottati specifici per la tutela della salute mentale. Occorre anche garantire la parità di genere sul lavoro, promuovere la genitorialità condivisa e dare maggiori certezze per il futuro. Ai nostri giovani non basta una carta sconti, servono prospettive certe date da percorsi di ingresso nel lavoro per giovani con tutele e trattamenti dignitosi”.
“Il futuro dell’impianto Eni di Livorno è fondamentale sia per il futuro economico e occupazionale della costa toscana, sia per le strategie nazionali in campo energetico. Lo scorso 9 marzo si è tenuta la prima riunione del tavolo nazionale sull’impianto, fortemente voluto dal Partito democratico e finalmente avviato dal ministero per lo Sviluppo economico insieme alla Regione Toscana, ai sindaci del territorio e ai sindacati. Trascorsi quasi due mesi da quella data, è fondamentale che il tavolo venga nuovamente convocato dal ministro Giorgetti. Un ulteriore ritardo rischia di vanificare gli sforzi fatti in questi mesi”.
Lo scrivono Chiara Braga, deputata Pd e responsabile Ambiente ed Energia della segreteria nazionale del Pd, e Andrea Romano, deputato dem livornese, al termine di una riunione di coordinamento a cui hanno preso parte il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, insieme ai sindaci di Livorno e Collesalvetti, Luca Salvetti e Adelio Antolini, e all’assessore allo Sviluppo economico del comune di Livorno, Gianfranco Simoncini, insieme ai segretari territoriali livornesi del Pd, Alessandro Franchi e Federico Mirabelli e al coordinatore della segreteria regionale toscana del Pd, Massimiliano Pescini, e al consigliere regionale, Francesco Gazzetti.
“I temi da sciogliere sono numerosi - proseguono Braga e Romano - dal rilancio dell’impianto, nel quadro della transizione energetica in cui è impegnata l’Italia, alle strategie di investimento che l’Eni intende mettere in campo sul territorio, passando per gli opportuni adeguamenti normativi che dovranno eventualmente essere adottati. Il tavolo nazionale è il luogo più appropriato per affrontare tutti i temi relativi all’impianto, nel più trasparente dialogo con i sindacati, le amministrazioni locali e la cittadinanza dei territori coinvolti. Non si perda altro tempo e si proceda dunque a una nuova convocazione”.
“Alla vigilia della Giornata mondiale della Terra sono felice di aver partecipato al primo salone della creatività Made in Italy con i giovani innovatori che hanno presentato progetti per garantire l’autosufficienza alimentare ed energetica al Paese. Oggi -di fronte alla crisi internazionale- è necessario procedere a passo spedito e senza esitazioni verso l’indipendenza dalla Russia e la costruzione di una transizione verde sostenibile socialmente.
L’Oscar green dei giovani della Coldiretti è stata una importante occasione per conoscere le start up che lavorano in questa direzione. Gli agricoltori sono custodi del territorio e del futuro e investire in innovazione significa evitare ogni ulteriore forma di consumo di suolo, promuovere una transizione green virtuosa e sostenibile, costruire una indispensabile sovranità alimentare e la sicurezza energetica. Sono convinta che si possano produrre benessere, crescita e ricchezza nel pieno rispetto dei nostri territori e dell’ambiente in cui viviamo e non sacrificando il futuro delle nuove generazioni”.
Lo ha detto Alessia Rotta, Presidente della Commissione Ambiente della Camera, nel corso del suo intervento all’Oscar green dei giovani della Coldiretti che si sta svolgendo al Centro Congressi Rospigliosi a Roma.
"La capienza delle banche non è infinita, tre possibilità per superare l'impasse”
“Dal più grande gruppo bancario italiano arriva un grido di allarme sul superbonus 110% e dallo stesso alcune proposte utili. Mi auguro che il Governo li prenda seriamente in considerazione”.
Così Martina Nardi, presidente della Commissione Attività produttive della Camera, commenta l'incontro con i vertici di Banca Intesa Sanpaolo dopo le notizie di stampa sulle difficoltà del mondo bancario relative alla cedibilità del credito del bonus 110%.
“Per poter funzionare da qui al 2025 – spiega Nardi – il superbonus ha bisogno delle banche. Per questo è stato importante e utile ascoltare dal vivo, in un incontro allargato alla maggioranza parlamentare, la voce del più grande gruppo italiano, che ha fotografato una situazione di grande difficoltà anche a dispetto di alcune rassicurazioni arrivate dal Governo”.
Al confronto hanno partecipato per il Gruppo Intesa Sanpaolo Stefano Barrese, Responsabile Divisione Banca dei Territori, Anna Roscio, Responsabile Direzione Sales & Marketing Imprese, Fabrizio Molteni, Responsabile Fiscale, Emanuela Spina, Responsabile Ufficio Relazioni PA Centrale e Monitoraggio legislativo, e Antonio Caputo, Responsabile Relazioni Istituzionali Italia
“L'incontro – spiega Nardi – è stato molto utile perché ha dato una chiave di lettura importante per un possibile emendamento o, e sarebbe ancora meglio, un testo del Governo che recepisca le segnalazioni sul possibile malfuzionamento o blocco del 110%. Sono emerse tre ipotesi, non alternative ma complementari, per superare l'impasse: la possibilità di avere un tempo di ritorno del credito più lungo, che non finisca in 4 anni ma arrivi a 10; il frazionamento dei crediti in essere; e infine la possibilità della quarta cessione, ai propri correntisti, senza aspettare la fine della terza. Sono proposte di buonsenso a cui ora bisogna dare concreta attuazione: per la tenuta del sistema bancario ma prima di tutto per i cittadini e le imprese che ricorrono al 110%”.
La proposta del segretario democratico Enrico Letta è particolarmente interessante e lungimirante perché può permettere un’equilibrata gestione delle richieste di adesione all’Ue che provengono dall’Ucraina e da altri Paesi come Georgia, Moldavia, Serbia, Bosnia, Nord Macedonia, Montenegro, Albania e Kosovo, in una stagione del tutto nuova che si è aperta dopo l’aggressione russa dell’Ucraina e rispetto alla quale, l’Ue ha dimostrato unità e compattezza”. Lo dichiara il vice capogruppo dem alla Camera Piero De Luca.
“Dobbiamo ricordare a questo proposito che esistono degli standard basati sui c.d. criteri di Copenaghen per i Paesi che avanzano questa richiesta e che riguardano temi fondamentali come il livello di tutela dei diritti fondamentali, l’autonomia della Magistratura, la libertà di stampa e di insegnamento. Criteri che permettono di non mettere in discussione i principi essenziali dell’Ue. Proprio in vista del raggiungimento di questi standard la proposta di Letta va nella giusta direzione, perché stabilisce un livello di integrazione che consente di entrare da subito nella famiglia europea ai Paesi che non hanno completato il percorso di adesione formale ma che potrebbero comunque avviare una prima fase di condivisione con l’Ue sulle discussioni politiche e strategiche più importanti. Un sistema di sicuro utile a garantire un graduale processo di adesione per una Unione più forte e coesa nel futuro”.
“L’invasione russa del 24 febbraio ha cambiato tutto, c’è un prima e un dopo. Anche l’Europa deve cambiare per essere in grado di dare risposte efficaci ai suoi Stati membri, ai suoi cittadini, e a tutti quegli Stati che guardano con speranza alla grande famiglia europea. Bene dunque la proposta di Enrico Letta di una Confederazione Europea 27+9 che nasca dall'Europarlamento, per far entrare molto più velocemente i Paesi candidati. Stiamo assistendo ad uno sconvolgimento del mondo come lo abbiamo conosciuto, servono proposte politiche, serve una visione politica, non possiamo rimanere ancorati alle procedure così come sono state disegnate in precedenza. L’Unione europea, con i suoi valori democratici, con i suoi ideali, rappresenta un modello ma non può restare ferma. È il momento delle scelte coraggiose”.
Lo dichiara Marina Berlinghieri, capogruppo Pd in commissione Politiche europee alla Camera.
Dichiarazione di Alberto Pagani, deputato Pd
Dopo 20 anni, Giuseppe Bono lascia la guida di Fincantieri. Con lui la cantieristica italiana è diventata un modello di eccellenza europea. Colgo l’occasione per ringraziarlo con l’auspicio che la sua opera di grande manager di una azienda pubblica continui con lo stesso valore e incisività da parte del suo successore.
“Finalmente anche i rappresentati sindacali “con le stellette” avranno a disposizione lo strumento della contrattazione e, quindi, un “tavolo” sul quale avviare il confronto con il Governo. Lo faranno non più a nome di tutti ma ciascuno in rappresentanza dei propri iscritti.” Così il deputato del Partito Democratico Andrea Frailis, nella dichiarazione di voto “favorevole” per conto del gruppo Pd al provvedimento sulla delega al governo in materia di libertà sindacale per i militari. “Si tratta di un passaggio non di poco conto - ha aggiunto Frailis- che può dare più concretezza e più forza ai più deboli ma che può anche appannare l’interesse generale.” Nell’augurarsi “che ciò non avvenga e che rimanga ben chiara la differenza tra una corporazione e un soggetto sindacale”, per Frailis rimangono comunque “alcuni aspetti discutibili: in particolare la norma che impedisce, o nel miglior dei casi rende difficile e poco trasparente il rapporto con le organizzazioni sindacali degli altri lavoratori come se il mondo del lavoro, fatte salve le peculiarità di ciascuno, non avesse problemi in comune”. Il deputato Dem ha però osservato che “negli ultimi quarant’anni la tutela del personale è stata affidata a organismi di rappresentanza eletti da tutto il personale militare, nei quali hanno operato semplici graduati e alti ufficiali. Comunque la si voglia giudicare questa esperienza ha scritto una pagina democratica nel vissuto delle nostre Forze Armate. In questo periodo i delegati eletti si sono confrontati con Ministri e Presidenti del Consiglio, ai quali sono riusciti a rappresentare quella che è la specificità della condizione militare. Attraverso la cosiddetta “concertazione” con le autorità di Governo, sono state definite nuove condizioni di stato giuridico e di trattamento economico dei militari, condizioni che, nella sostanza, equivalgono a quelle ottenute dalle Forze di Polizia ad ordinamento civile con le procedure di contrattazione sviluppate dai loro sindacati. Ecco perché - ha concluso Frailis- il provvedimento che votiamo oggi rappresenta comunque un passo significativo nell’interesse delle Forze Armate il cui ordinamento, come dice l’art. 52 della Costituzione, si informa allo spirito democratico della Repubblica”.
Difendere il potere d’acquisto dei salari, sostenere famiglie e imprese colpite dai rincari e dal caro bollette: sono queste le priorità del partito democratico. Il rallentamento dell’economia aggravato dalle conseguenze della guerra scatenata nel cuore dell’Europa dalla Russia rischia di condizionare gravemente il processo di ripresa avviato lo scorso anno dopo il crollo dovuto alla pandemia, andando ad allargare diseguaglianze e disparità croniche. Per questo riteniamo che vada fatto ogni sforzo per fronteggiare questa nuova crisi sia a livello nazionale che europeo dove non va disperso quel patrimonio di condivisione e solidarietà rappresentato efficacemente dal Next Generation Eu: le indicazioni contenute nel Def vanno nella giusta direzione.
Così Debora Serracchiani, capogruppo Pd alla Camera
“Abbiamo presentato una risoluzione, a mia prima firma, che impegna il Governo a mettere in campo ogni azione utile, reperendo risorse adeguate, per l’avvio immediato di progetti di accoglienza dei bambini e delle bambine profughi ucraini all’interno del Piano Estate. Dopo aver proposto in Commissione Infanzia questo tema e aver ricevuto l'affare assegnato specifico del quale sono relatore, continuiamo come Pd a impegnarci per dare una risposta di senso compiuto alla drammatica emergenza dei minori profughi ucraini. La risoluzione che abbiamo presentato impegna il Governo ad attivare immediatamente, all’interno del Piano Estate, programmi di apprendimento della lingua e di socializzazione così come attività culturali, artistiche e sportive, a sostegno dei bambini profughi ucraini; a dare rilievo, nell’avvio dei progetti di accoglienza, alla collaborazione attiva tra istituzioni scolastiche, società civile e enti del terzo settore già impegnati sul territorio; a reperire risorse aggiuntive per garantire il supporto psicologico per gli alunni ucraini; a fornire sostegno educativo specializzato a coloro che hanno esigenze supplementari; ad avviare percorsi di formazione per i docenti coinvolti nell’accoglienza; a censire le professionalità dei profughi adulti per poterli coinvolgere nei piani di integrazione scolastica; a predisporre, avvalendosi della collaborazione di Unicef e Save the children, di kit di benvenuto educativo; a coinvolgere il ministero ucraino competente per garantire continuità didattica. Come Pd stiamo lavorando alacremente affinché l'accoglienza, l’inserimento scolastico e la creazione di spazi adeguati per il benessere pedagogico per i minori profughi siano un tratto caratterizzante e fondamentale della risposta italiana a questa emergenza."
"I dati ci dicono come drammaticamente sia ancora attiva la crisi dell'automobile. Dopo la pandemia, in questo periodo di crisi dei materiali e nel mezzo della transizione ecologica, abbiamo un calo ancora sensibile delle immatricolazioni. Situazione critica in cui il Parlamento e il Governo stanno rispondendo con una rinnovata centralità dell'auto nel panorama industriale italiano. Finalmente ci sono le risorse; potremmo calcolare 12-13 miliardi di euro disponibili fra il decreto Energia e il Pnrr. Ora sta al Governo costruire un piano industriale per l'automobile del prossimo futuro. Noi crediamo che incentivi organici per i prossimi anni siano positivi; crediamo anche che investire su ricerca e sviluppo, formazione, transizione del sistema della componentistica siano passi necessari; in questo un rapporto importante deve essere quello con Stellantis. Le attuali costruzioni di veicoli in Italia sono tornate agli anni '60; solo ripartendo da un rapporto forte con il produttore nazionale e la salvaguardia dei grandi stabilimenti come Melfi, Pomigliano, Cassino, Torino, Modena, potremo avere la ripartenza di tutto il settore dell'automotive in Italia. Il Pd sostiene il Governo nell'azione di politica industriale dalla quale dipende una parte importante del tessuto produttivo e manifatturiero del nostro Paese". Lo ha detto il capogruppo Pd in commissione Attività produttive di Montecitorio, Gianluca Benamati, intervenendo in replica al ministro Giorgetti, su una interrogazione del Partito democratico riguardante il settore dell'automobile in Italia.