“Chiediamo al governo di intervenire immediatamente sulla vicenda dei licenziamenti del call center di Ita e di riportare la compagnia aerea alle sue responsabilità di azienda di Stato. Lo scorso 20 aprile i vertici di Ita Airways non si sono presentati al tavolo convocato dal ministro Orlando presso il ministero del Lavoro con le parti sociali. Questa vicenda, come altre da parte di Ita, ha dell’incredibile. Nel passaggio da Alitalia a Ita, il management di quest’ultima decise di revocare il contratto di customer care ad Almaviva e di affidarlo ad altro fornitore. Dopo solo sei mesi l’attività di customer care viene interrotta e i lavoratori messi in procedura di licenziamento. Non solo quindi è grave che non si sia presentata al tavolo, ma ora mette in discussione la possibilità occupazionale dei 543 lavoratori del call center perché contemporaneamente ha avviato una procedura di assunzione interna”. Lo dichiara Vincenza Bruno Bossio, deputata del Partito democratico e componente della commissione Trasporti, intervenendo in Aula per il Question time.
Nella replica Carmelo Miceli, deputato del Partito democratico, ha dichiarato che “purtroppo siamo molto insoddisfatti della risposta del ministro dell’Economia Franco. Perché in una vertenza che vede coinvolta una società a totale partecipazione statale, ci saremmo aspettati una presa in carico da parte del governo di tutti gli interessi coinvolti, soprattutto quelli dei lavoratori, e non soltanto di quelli della società. Ita avrebbe dovuto spiegare il perché, all’indomani della sottoscrizione dell’accordo, non è stato dato corso alla pubblicazione degli elenchi con le graduatorie propedeutici alle assunzioni; e perché, nonostante fosse previsto un tavolo di monitoraggio dell’attuazione dell’accordo, nessuno ha istituito quel tavolo, e anzi si è consentito che si arrivasse a quei licenziamenti. È nostra ferma intenzione tutelare quei lavoratori. E ci saremmo aspettati dal governo una risposta sul perché Ita non si presenti ai tavoli di contrattazione; ci saremmo aspettati la garanzia del congelamento di quei licenziamenti. Il fallimento di questa vertenza, mi spiace doverlo sottolineare, rappresenterebbe un fallimento dello Stato. Non accetteremo in nessun caso – conclude Miceli - che si possano fare profitti con i soldi dei contribuenti sulla pelle dei lavoratori”.
La Conferenza sul futuro dell'Europa si è configurata fin dall’inizio come un innovativo processo "dal basso verso l'alto", incentrato sul coinvolgimento diretto dei cittadini europei, mediante una piattaforma digitale che ne ha raccolto contributi e idee su tutti i temi.
Il nostro auspicio è che dagli esiti della Conferenza emerga un forte impulso verso un rafforzamento del processo di integrazione europeo, attraverso l'attuazione di riforme sia politiche che istituzionali ormai indispensabili.
Per questo, nell'attuale momento storico di profonda criticità, sollecitiamo il Governo a sostenere l'adozione di misure e azioni innovative in sede UE, utilizzando tutte le potenzialità dei Trattati vigenti, ma anche a promuovere un processo coraggioso e ambizioso di revisione dei Trattati stessi, attraverso l'istituzione di una Convenzione composta anche da rappresentanti dei Parlamenti nazionali, per costruire finalmente una vera Unione politica e sociale.
Lo afferma Piero De Luca, vicecapogruppo del PD alla Camera, a margine dell'approvazione della risoluzione di maggioranza a sua prima firma relativa alla Conferenza sul futuro dell'Europa.
“Noi non vogliamo fare nessun ricatto ma migliorare le condizioni dei lavoratori in Italia a partire dai numeri drammatici della sicurezza sul lavoro e dalla povertà salariale. Tuttavia, può diventare problematico cercare un patto con chi vive come un ricatto qualsiasi scambio in cui deve dare qualcosa per il bene comune”.
Così la deputata dem Chiara Gribaudo all'Agorà "Retribuzioni giuste. La dignità del lavoro e del salario tra crisi e transizioni"
“C’è un tema culturale da affrontare nel mondo del lavoro e dell’impresa. Occorre proporre ricette nuove archiviando gli schemi del Novecento. In particolare per i giovani e le donne la cui condizione di salute mentale e fisica è condizionata anche dalla mancanza di retribuzioni giuste per le loro fasce. Abbiamo voluto la legge sulla parità salariale, su cui ci vorrà un intervento forte delle parti sociali. Ora riformiamo gli strumenti di ingresso nel mercato del lavoro, come l’apprendistato, con limitazioni dell’abuso dei tirocini, per evitare dumping salariale e fare formazione vera. Non dimentichiamo poi – conclude Gribaudo – il mondo delle professioni e delle partite iva. Superiamo il dualismo tra lavoro dipendente e autonomo. Garantiamo equi compensi giusti. Le proposte della destra come la pdl Meloni discriminano ancora professioni ordinistiche da quelle non ordinistiche. La grande sfida del PD deve essere anche la lotta delle disuguaglianze per i lavoratori autonomi”.
Dichiarazione on. Paolo Lattanzio, capogruppo Pd in commissione Infanzia
“Sono molto soddisfatto per l’approvazione con celerità della risoluzione, a mia prima firma, che impegna il Governo a mettere in campo ogni azione utile per l’avvio immediato di progetti di accoglienza dei bambini e delle bambine profughi ucraini all’interno del Piano Estate. Per questo, la risoluzione approvata oggi impegna il Governo ad attivare immediatamente, all’interno del Piano Estate, programmi di apprendimento della lingua e di socializzazione così come attività culturali, artistiche e sportive, a sostegno dei bambini profughi ucraini e inoltre a dare rilievo, nell’avvio dei progetti di accoglienza, alla collaborazione attiva tra istituzioni scolastiche, società civile e enti del terzo settore già impegnati sul territorio. La risoluzione- ha proseguito Lattanzio- impegna poi il governo non a reperire risorse aggiuntive per garantire il supporto psicologico per gli alunni ucraini e a fornire sostegno educativo specializzato a coloro che hanno esigenze supplementari e ad avviare percorsi di formazione per i docenti coinvolti nell’accoglienza” Infine, ha ricordato Lattanzio, “ questa risoluzione chiede di coinvolgere il ministero ucraino competente per garantire continuità didattica. Come Pd crediamo che l’accoglienza e la tutela dei minori profughi debba essere la priorità del nostro paese e parte fondamentale del contributo italiano alla risoluzione della crisi”, ha concluso il parlamentare Dem .
Dichiarazione di Francesca Bonomo, deputata Pd
Il Servizio Civile Universale è finalizzato alla difesa non armata e nonviolenta della Patria, all'educazione alla pace tra i popoli, nonché alla promozione dei valori fondativi della Repubblica. Valori che, come ci dimostra l'attuale scenario di guerra in Ucraina, non si possono mai dare per scontati, ma vanno di giorno in giorno costruiti, soprattutto con le nuove generazioni, non solo a livello nazionale ma anche nel contesto internazionale, e, in particolare, in quello europeo.” Così la deputata Pd Francesca Bonomo, nella dichiarazione di voto “favorevole” a nome del suo gruppo alla mozione sul servizio civile universale. “E questa mattina – ha proseguito Bonomo- ho ascoltato in aula parole molto condivisibili della ministra Dadone che ha evidentemente apprezzato il lavoro corale del parlamento che oggi consegna al governo una serie puntuale e precisa di proposte per rendere il servizio civile universale ancora più efficiente ed attrattivo verso i giovani. Non si tratta di stravolgere quanto è stato previsto nel Dlgs 40 2017 di riforma del servizio civile universale - ha proseguito Bonomo- ma di presentare alcune proposte ragionevoli e concrete da attuare rapidamente per rendere quella riforma pienamente efficace. Così come più volte affermato dal partito democratico e dagli enti della consulta del servizio civile universale.” Per Bonomo, occorre “innanzitutto attuare la stabilizzazione del Fondo nazionale per il Servizio civile in misura tale da assicurare il pieno diritto di tutti i giovani all’accesso volontario al servizio, attraverso una base minima annua e ad adoperarsi, in accordo con le Regioni e con i ministeri competenti e con le rappresentanze degli enti del terzo settore, per la graduale definizione di un sistema di certificazione per i volontari a conclusione della loro esperienza.” Bonomo, ha infine ricordato l’esortazione del presidente Kennedy: “non chiedete che cosa il vostro Paese può fare per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro Paese” nella convinzione “che sostenere e dare risorse e strumenti per rendere effettivo il Servizio civile universale” significhi “porre un tassello fondamentale per consentire ai nostri giovani che quel invito si realizzi e che la pace dei popoli si costruisca attraverso il loro contributo alla collettività”.
"Le parole del presidente Mattarella al Consiglio d'Europa sono state molto forti e nette. Condividiamo il suo richiamo ai valori della democrazia e della pace, che vanno costruite ogni giorno. È importante la sua presenza in questa Istituzione, che è nata fondandosi sul principio di cooperazione e che ha garantito più libertà e più diritti. La spinta all'unità dei paesi che credono nello stato di diritto e nella pace deve essere oggi ancora più forte".
Lo afferma la vicepresidente dei deputati del Pd Marina Berlinghieri, componente della delegazione italiana presso l'assemblea del Consiglio d'Europa, che oggi ha incontrato il presidente Mattarella.
“E’ indispensabile l’inserimento delle attività di produzione di energia idroelettrica tra i campi di rilevanza strategica per i quali il governo può prevedere l’esercizio del Golden Power”. Lo dichiara l’on. Enrico Borghi, membro del Copasir e responsabile politiche della sicurezza della segreteria nazionale del Partito Democratico.
“Le complesse discussioni attorno alla legge sulla concorrenza -prosegue Borghi- alimentano la preoccupazione da noi già espressa circa il rischio che la gestione degli impianti idroelettrici italiani cada in mani straniere, addirittura anonime se venisse approvato l’emendamento di introduzione della finanza di progetto che rischierebbe di mettere nelle mani di fondi stranieri, anche sovrani e anche estranei al nostro sistema di alleanza e di difesa, parti del settore idroelettrico nazionale. Allo stato, l’attività di produzione di energia idroelettrica, ma anche di qualsiasi altra fonte rinnovabile, non rientra tra i settori di rilevanza strategica per i quali può scattare lo scudo di poteri speciali. Ciò è anche confermato dal fatto che nel corso del 2021, di fronte ad acquisizioni di aziende attive nel settore idroelettriche, all’esito dell’ istruttoria Palazzo Chigi ha optato per la non applicabilità della normativa Golden Power, giustificando le operazioni notificate come non rientranti nel perimetro di attuazione della normativa sui poteri speciali. Dal nostro punto di vista, quindi, è indispensabile che si proceda con una riforma della normativa estendendo l’applicazione dei poteri speciali al settore idroelettrico e alle altre fonti rinnovabili, e quindi verificare l’applicabilità della normativa Golden Power ai bandi già emessi o in corso di emissione da parte delle Regioni per la concessione in gestione delle infrastrutture energetiche”.
Accusare il ministro del Lavoro di ricattare le imprese, così come fatto quest’oggi dal quotidiano di Confindustria, per aver posto sul tavolo della discussione il tema drammatico dei salari davvero non è comprensibile. La ricerca di un accordo tra governo e parti sociali per affrontare la grave crisi che si è abbattuta sull’economia e sul sistema produttivo deve essere impegno di tutti e non sfugge a nessuno il pericolo di una incombente crisi sociale se non si interviene a sostenere i salari e quindi il potere d’acquisto delle famiglie. Per questo crediamo che il governo debba intervenire rapidamente per proteggere i salari, per abbassare la pressione dell'inflazione e poi anche sul cuneo fiscale.
Così Debora Serracchiani, capogruppo Pd alla Camera
“Questa riforma delle forze armate è frutto di un’ampia collaborazione fra i gruppi politici. Un percorso che ci ha portato a votare un testo con la convinzione di aggiungere merito e modernità al nostro modello Difesa. Sono quattro le missioni fondamentali. La prima: difendere gli interessi del Paese, la vita e i diritti della popolazione. La seconda: proteggere gli interessi strategici e la sicurezza dell’Ue per una pacifica convivenza internazionale. La terza: prevenire e gestire le crisi, affermando i diritti fondamentali dell’uomo. La quarta: dare soccorso in caso di calamità. Ecco cosa sono oggi le nostre forze armate, donne e uomini altamente specializzati che lavorano per la pace. La vera sfida è costruire dentro l’Ue uno strumento di difesa comune, oggi come non mai necessario e urgente. Una difesa europea impostata in senso cooperativo e non competitivo rispetto alle altre istituzioni multilaterali come la Nato. Spetta oggi alla politica europea avere la volontà di costruire strategie comuni con determinazione”.
Così il deputato dem e vicepresidente della commissione Difesa della Camera, Roger De Menech, intervenendo in Aula per esprimere il voto favorevole del Gruppo Pd alla proposta di legge di delega al governo per la revisione dello strumento militare nazionale.
“Abbiamo cercato di apportare dei correttivi - ha aggiunto - che mirano al completamento del percorso avviato dalla legge n. 244 del 2012, cercando di ridurre il precariato tra i soldati, di semplificare il processo di reclutamento e di migliorare quello organizzativo per garantire un sistema efficiente e giovane, ma in grado di garantire carriera e professionalità. Il tutto tenendo a mente il mutato scenario nazionale e internazionale e le sfide che esso ci pone davanti, con gli occhi verso l’Ucraina, la Nato e la difesa europea. Queste tre parole devono ricordarci di quanto le forze armate siano strumento imprescindibile e investimento necessario e sostenibile per la nostra sicurezza. Ed è proprio per consegnare alle nuove generazioni uno strumento militare moderno e in grado di contribuire alla pacifica convivenza fra i popoli - ha concluso - che il Pd approva con determinazione questo provvedimento”.
Dichiarazione di Chiara Gribaudo, deputata Pd e responsabile della missione giovani per la segreteria del Partito Democratico
“Questa mattina in Commissione Affari Esteri la ministra Dadone, in risposta a un’interrogazione che ho presentato insieme ad alcuni colleghi, ha annunciato l’apertura del bando dei Corpi Civili di Pace per il mese di giugno. Una notizia che attendevamo da dicembre scorso per questa iniziativa, già finanziata. È fondamentale che l’Italia contribuisca alla costruzione di percorsi di pace, anche alla luce dei fatti degli ultimi mesi. Ai nostri giovani, per uscire pienamente dalla crisi pandemica che li ha visti pesantemente colpiti, dobbiamo offrire nuove opportunità per crescere cittadini attivi e consapevoli. Non bastano bonus di piccola entità per gli acquisti, ma esperienze che possano contribuire all’acquisizione di competenze e conoscenze che possano accompagnarli nel corso della loro vita”.
Con la riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario, dopo quelle del processo civile e penale, abbiamo finalmente costruito le condizioni per una giustizia più giusta, efficace e rapida come richiedono i cittadini e nel pieno rispetto dei principi costituzionali che salvaguardano l’indipendenza della magistratura. E’ stato compiuto oggi un importante passo avanti sul piano generale delle riforme di cui il Paese necessita e noi del Pd che abbiamo costantemente agito guardando all’interesse generale e non alla convenienza di partito siamo soddisfatti di aver contribuito a realizzare un risultato importante per il futuro dell’intera comunità nazionale.
Così Debora Serracchiani, capogruppo Pd alla Camera.
Post su Fb di Barbara pollastrini, deputata Pd
Forte sostegno ad Antonio Guterres per il suo tentativo di rilanciare la trattativa per l’#Ucraina.
Tra le persone cresce un appello angosciato a governi e istituzioni: fate l’impossibile per tregua, corridoi umanitari e un negoziato che rispetti un popolo in lotta per per la libertà e la sopravvivenza. Ieri in piazza Duomo era corale la condanna all’invasione neoimperialista di Putin. Profonda la solidarietà per la resistenza ucraina. Insieme si intrecciava un appello: non affidiamoci all’escalation perché le armi nucleari sono nelle mani di un dittatore. La storia dell’Europa sia al servizio di uno spiraglio di luce.
Insieme innovazioni e difesa principi costituzionali
“La legge di riforma dell’Ordinamento giudiziario e del CSM votata dall’Aula della Camera rappresenta una buona sintesi, che potrà contribuire anche a favorire quel necessario e profondo rinnovamento di cui la Magistratura italiana ha bisogno. Ci sono innovazioni (valutazioni professionali fondate sul merito, separazione politica-magistratura, parità di genere, più dialogo e peso all’Avvocatura nelle valutazioni, no nomine a pacchetto, lotta al correntismo). Sono stati difesi principi fondamentali a tutela dell’indipendenza della Magistratura, che poteva essere messa in discussione da rischi legati a proposte - respinte anche perché di probabile incostituzionalità - come la responsabilità civile diretta, il sorteggio. Ci auguriamo ora che il clima tra Governo, Parlamento, Magistratura e Avvocatura sia improntato al confronto e al dialogo. Questo Parlamento, in un anno - insieme con il Governo e la Ministra Cartabia - ha saputo approvare due importanti riforme (Penale, Civile) e sta conducendo in porto questa del CSM. Erano decenni che riforme di sistema non vedevano la luce e che la giustizia era usata come clava per lo scontro politico. Questo è molto importante per dare al Paese, ai cittadini, un sistema giudiziario efficace, giusto, moderno”.
Così il deputato PD Walter Verini, relatore della riforma alla Camera.
“Con la riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario chiudiamo un ciclo impegnativo e ambizioso di riforme destinate a cambiare in profondità la giustizia italiana. Dopo la riforma del processo penale e quella del processo civile, oggi affrontiamo un altro tema decisivo, quello del supremo organo disegnato dai padri costituenti per garantire autonomia e indipendenza dei magistrati. Un percorso riformatore non più rinviabile, come più volte ci ha detto il presidente Mattarella. Molti si sono accostati a questa riforma con l’idea che fosse l’occasione per dare un colpo alla magistratura, sulla scia di una guerra tra politica e magistratura che ha inquinato il dibattito pubblico negli ultimi 30 anni. Molti, ma non noi, che abbiamo sempre agito all’insegna di due stelle polari: la salvaguardia dei principi costituzionali, e l’interesse dei cittadini italiani a una giustizia efficiente. In nome dei primi, abbiamo fatto da argine a scelte che avrebbero compromesso l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati, come la responsabilità civile diretta o il sorteggio per l’elezione dei componenti togati del Csm. In nome invece dell’interesse dei cittadini italiani, abbiamo lavorato per introdurre principi volti ad aumentare l’efficienza, facendo emergere le qualità e i meriti dei magistrati. E’ una riforma che si colloca a metà strada tra chi la considera inutile e chi la considera pericolosa: si colloca cioè sull’asse del riformismo possibile. Quel riformismo che sta nel Dna del Partito democratico, che anche in questa lunga e complicata discussione sulla riforma della giustizia ha svolto il suo ruolo sul versante scarsamente frequentato della serietà, della responsabilità, della costruzione delle soluzioni: per noi, il versante della dignità della politica”.
Così il capogruppo del Pd in commissione Giustizia, Alfredo Bazoli, intervenendo in Aula alla Camera per esprimere il voto favorevole del Gruppo Pd alla riforma dell’ordinamento giudiziario.
“Voglio plaudire a quella che ritengo una svolta storica per il calcio, e per lo sport tutto. La Federcalcio ha, infatti, completato oggi le modifiche normative necessarie per il passaggio del calcio femminile al professionismo sportivo dal 1° luglio, e dalla prossima stagione alla Lega di Serie A. Da donna, e parlamentare del Partito democratico che si occupa di sport da sempre, voglio esprimere a nome di tutto il mio Gruppo la soddisfazione per questa straordinaria iniziativa, e le congratulazioni più sincere al Presidente della Figc Gabriele Gravina per essere stata la Federcalcio la prima federazione italiana ad avviare questo percorso. Ovviamente l’augurio, e l’impegno di tutti noi, è che questo sia solo il primo passo, un passo che possa significare l’allargamento dei diritti e delle tutele per tutte le atlete, e che spinga anche le altre federazioni sportive a percorrere con decisione la via del professionismo per le donne”.
Lo dichiara Patrizia Prestipino, deputata del Partito democratico e componente della commissione Cultura.