"Oggi a Siena, al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori della Beko di Siena che sono in lotta per salvare i posti di lavoro. 299 persone, le loro famiglie e l'indotto rischiano di perdere tutto. E non possiamo permetterlo.
Continueremo a stare dalla loro parte: nelle piazze, ai presidii, in Parlamento, al tavolo del ministero, in tutte le sedi necessarie.
E c'è bisogno della mobilitazione di tutta la città perché le ricadute non risparmierebbero nessuno.
Servono una proposta seria, un piano industriale credibile e investimenti adeguati". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo a margine del corteo che si è tenuto oggi a Siena.
“E' un caso molto grave e inquietante su cui chiederemo al governo massima trasparenza. Lo abbiamo già fatto e continueremo a interrogare l'esecutivo alla Camera e al Senato per sapere da chi sono stati spiati i giornalisti e gli attivisti. Vogliamo soprattutto sapere se ci sono partiti politici di maggioranza coinvolti”. Così il deputato dem Stefano Graziano, capogruppo Pd in Commissione Difesa sull'utilizzo illegale di spyware verso alcuni giornalisti e attivisti italiani.
“Che fine hanno fatto i risultati della commissione ministeriale ispettiva inviata ad analizzare le attività dell'Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale, all'indomani della maxi inchiesta per corruzione che aveva portato agli arresti dell'ex presidente dell'authority, Paolo Emilio Signorini, e dell'ex presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti? Il ministro Salvini e il viceministro Rixi ci avevano garantito tempi brevi, trasparenza e correttezza delle procedure già nel maggio 2024 e, prima a settembre, poi a novembre ci veniva confermato un'imminente soluzione delle indagini con una relazione conclusiva entro la fine dell'anno. Ma tutto tace ancora”. Così si legge nell'interrogazione presentata dai deputati dem genovesi Valentina Ghio e Alberto Pandolfo. "A distanza di otto mesi dall'avvio dell'attività ispettiva, non è ancora stato reso pubblico alcun tipo di risultato. In questo periodo, inoltre, non è stato ancora indicato un nuovo presidente dell'Autorità portuale: l'assenza di risultati ufficiali e la mancanza di una guida stabile alimentano incertezza e rischiano di compromettere ulteriormente la funzionalità e l'efficienza di un'infrastruttura strategica per il Paese", concludono Ghio e Pandolfo.
“Le dichiarazioni di Matteo Salvini sul caso Paragon sollevano interrogativi preoccupanti, soprattutto quando il Vicepremier suggerisce che ci siano in atto “regolamenti di conti all'interno dei servizi di intelligence”.
"Una simile affermazione, che lascia intendere scenari di scontri interni tra apparati dello Stato - e che mette in cattiva luce i nostri apparati di intelligence - è di una gravità estrema e richiede immediata chiarezza da parte dello stesso Salvini. Lo pretendiamo da lui e dal sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano in qualità di Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica". Lo afferma Matteo Mauri, responsabile Sicurezza per il Partito Democratico.
Salvini afferma inoltre di non sapere nulla, di non aver visto nulla e di non poter dire nulla sull'uso dello Spyware "Paragon". Una strategia delle "tre scimmiette" assolutamente inaccettabile per il Partito Democratico, soprattutto quando si tratta di temi che toccano la sicurezza nazionale e la tutela dei diritti fondamentali”. Per questo diversi parlamentari del PD hanno depositato interrogazioni affinché il Governo chiarisca al più presto.
In un momento in cui emergono preoccupazioni sulla sicurezza e sulla libertà di stampa, Salvini non può permettersi di dire che chiederà informazioni - non si capisce a che titolo - a qualche suo amico israeliano, e tutta l'Italia ha diritto di sapere sono stati rispettati i limiti imposti dalla legge e le garanzie previste per la tutela dei cittadini, e quali provvedimenti intende adottare l’esecutivo per evitare derive pericolose.
Così in una nota l'On. Matteo Mauri del Partito Democratico.
“I dazi possono essere potenzialmente devastanti per il sistema economico europeo, ma a mio avviso il pericolo vero, il vero obiettivo dell'amministrazione Trump è quello di mettere fine a uno dei cardini della nostra democrazia: il principio del multilateralismo. Che la globalizzazione selvaggia dovesse essere oggetto di revisione critica, credo sia una cosa su cui tutti siamo d'accordo, tuttavia, utilizzare la diffidenza che tanti cittadini hanno nei confronti del fenomeno della globalizzazione per attaccare quello che ci ha consentito di uscire dalla Seconda Guerra Mondiale, quindi un concetto di condivisione tra istituzioni internazionali, penso sia rischioso e che questo avvenga, peraltro, sotto la spinta di un gruppo di tecnocrati finanziari che hanno prosperato sulla globalizzazione selvaggia, da Musk in testa, è davvero inquietante”. Lo ha detto il deputato dem Claudio Stefanazzi, componente della commissione Finanze, intervistato sui canali social dei deputati Pd.
“L'Europa – ha concluso Stefanazzi - dovrebbe, come ha detto la von der Leyen, rispondere Innanzitutto in maniera compatta. Ho paura che la nostra premier abbia un'idea diversa, e il fatto che esponenti del governo insistano sull’opportunità negoziare con Trump, credo sia il modo più sbagliato per affrontare la situazione. Trump deve capire che dall'altra parte ha un monolite e questo monolite non è intenzionato a discutere di alcuni principi fondamentali. I dazi non sono la risposta alla crisi che l’economia mondiale sta attraversando e certamente l'addio al multilateralismo non è una ricetta percorribile”.
“Oggi abbiamo avuto la prova che con il Governo Meloni non arrivano in ritardo solo i treni ma anche le nomine. I ministri Salvini e Giorgetti si sono lavati le mani sulla palese violazione delle norme europee e nazionali nelle nomine dei vertici delle ferrovie dello scorso 24 gennaio. Invece di fare finalmente chiarezza hanno scelto di trincerarsi dietro al fatto che il Mef deve ancora verificare l’istruttoria del Gruppo FS”. Così il deputato dem Andrea Casu intervenendo in Aula sulla palese violazione delle norme del Dl 112/2015 per la nomina dei vertici delle Ferrovie dello Stato, in una interpellanza presentata insieme ai parlamentari PD della commissione trasporti Anthony Barbagallo, Ouidad Bakkali, Valentina Ghio e Roberto Morassut.” “A rispondere in Aula nessun rappresentante del Mit o del Mef ma solo il sottosegretario alla sovranità alimentare Luigi D’Eramo. È evidente che per il governo agire concretamente per risolvere caos e incertezze per passeggeri e lavoratori, già in grande difficoltà per i guasti e i disservizi quotidiani, non è una priorità”.
“Non siamo soddisfatti e rimaniamo preoccupati in merito al provvedimento di riorganizzazione degli Uffici doganali italiani, in particolare per Ravenna. Riteniamo che non si sia tenuto conto della strategicità di questo porto in termini di interesse nazionale. E’ presumibile che con l'avvio del rigassificatore l'anno prossimo e il progetto di stoccaggio della CO2, ci sarà un incremento della movimentazione, così come maggiori investimenti sul traffico passeggeri. Il ravennate è un territorio impegnato sul tema del fabbisogno energetico del Paese e per questo consideriamo un suo declassamento, in questa fase, alquanto incomprensibile”. Lo ha detto in Aula alla Camera la deputata dem Ouidad Bakkali, replicando al sottosegretario di Stato per l'Agricoltura, la sovranità alimentare e le foreste Luigi D’Eramo, durante lo svolgimento delle interpellanze urgenti.
“Ci è stata indicata – ha concluso Bakkali - una revisione che avviene a livello triennale, tuttavia, per noi è chiaramente troppo tardi. Considerando che sta accadendo lo stesso declassamento agli Uffici doganali di La Spezie e Savona, insieme ai colleghi liguri stiamo chiedendo di sospendere questo provvedimento e di aprire un confronto per comprendere quali possano essere gli effetti di questi declassamenti sugli organici, sull'operatività e sulla qualità dei servizi erogati, perché, ovviamente, le dogane sono un pezzo fondamentale della competitività del sistema portuale, non solo nel ravennate, ma in tutto il territorio italiano interessato. Noi continueremo a presidiare questo tema per chiedere che ci sia un ripensamento da parte del governo”.
Si svolgerà martedì 11 febbraio, dalle 10.30 alle 13.00, presso la Sala Matteotti della Camera, il convegno “Gioco legale: serve una riforma”. L’evento è organizzato dalla Fondazione Bruno Buozzi e dall’Intergruppo parlamentare per la sensibilizzazione sui rischi del gioco d’azzardo. L’apertura dei lavori è affidata al sen. Giorgio Benvenuto, presidente della Fondazione Bruno Buozzi, a cui seguirà l’introduzione di Giancarlo Iodice della stessa Fondazione; mentre le conclusioni dei lavori sono affidate al deputato dem, Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera e coordinatore dell’Intergruppo.
Con Vaccari, saranno presenti diversi esponenti politici che aderiscono all’Intergruppo: dai deputati Elena Bonetti (Azione), Virginio Merola (Pd) e Andrea Quartini (M5s), alle senatrici Elena Murelli (Lega) e Cinzia Pellegrino (Fdi).
Interverranno inoltre: Filippo Torrigiani, consulente della commissione Antimafia; Marzio Govoni, presidente Fondazione Isscon/Federconsumatori; Antonello Turturiello e Angela Bravi per la Conferenza delle Regioni; Giulia Migneco, segreteria nazionale di Avviso Pubblico; Emmanuele Cangianelli, presidente Egp Fipe Confcommercio; Denise Amerini, della rete “Mettiamoci in Gioco”; Geronimo Cardia, presidente Acadi, Associazione Concessionari Giochi Pubblici; Luciano Gualzetti, direttore Caritas Ambrosiana; Maurizio Fiasco, presidente Alea, Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio.
Il convegno sarà in diretta sulla web Tv della Camera. Per accreditarsi è necessario scrivere a: segreteria.vaccari@camera.it.
Aldo Tortorella è stato un protagonista della storia e della sinistra italiana. Il suo impegno nella lotta di Liberazione e poi come dirigente del partito comunista italiano ne hanno fatto un punto di riferimento per molte generazioni. Ci ha spinto a guardare al futuro e alle sfide con spirito critico, passione e determinazione. Ci mancherà.
Lo ha detto Chiara Braga capogruppo Pd alla Camera dei deputati all’apertura della camera ardente per Aldo Tortorella.
“Il governo parla di cybersicurezza come 'tema centrale', ma nei fatti continua a muoversi senza visione, senza trasparenza e senza un piano concreto. È il solito schema: generare allarmismo senza affrontare il problema alla radice”. Così il deputato dem Matteo Mauri commentando le dichiarazioni del sottosegretario Barachini sulla centralità della cybersicurezza da parte del governo.
“Sin dall’inizio di questo governo – continua il responsabile nazionale per il tema sicurezza del Pd - denunciamo la vulnerabilità dei sistemi italiani, l’inefficienza delle strutture tecniche a presidio della cybersicurezza, come l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, e la mancanza di una vera e concreta strategia industriale per la sicurezza digitale e delle informazioni. Si paventano solo slogan politici e timori fumosi su software di dubbia provenienza, ma senza fornire alcuna azione precisa e concreta”.
“Quali strumenti stanno realmente adottando per proteggere aziende, pubbliche amministrazioni e giornalisti? Esiste un piano per ridurre la dipendenza dell’Italia da tecnologie straniere considerate a rischio? Perché i dettagli vengono sempre classificati come ‘riservati’, senza un coinvolgimento del Parlamento? Il governo risponda subito a queste domande, perché non basta evocare il pericolo ma servono azioni concrete: investimenti in sicurezza nazionale, maggiore trasparenza e un chiaro piano di sovranità digitale”, conclude Mauri.
Dopo aver ascoltato i ministri Nordio e Piantedosi e loro argomentazioni fragili e vacillanti, si capisce perché la Premier Meloni abbia scelto di non intervenire in prima persona.
Ma la decisione di scarcerare Almasri non può essere stata presa a sua insaputa. Ora vorremmo sapere dove è e dove si nasconde. È tempo che esca da Palazzo Chigi per venire in Parlamento a spiegare senza i cavilli e le contraddizioni dei suoi ministri, il suo ruolo nella vicenda Almasri.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
“La giustizia riparativa è giustizia dell’incontro, segna il passaggio da una giustizia verticale ad una giustizia orizzontale. Il diritto penale con le condanne, le carceri speciali e le pene espiate sembra non aver soddisfatto la domanda di giustizia tanto dalla parte delle vittime che da quella dei responsabili, sembra infatti incapace di offrire ricomposizione”. Lo ha detto la deputata del Partito Democratico introducendo oggi i lavori del convegno “Parole della giustizia – Incontro” organizzato dall’Associazione Fare presso la Sala del Refettorio della Camera dei Deputati alla presenza del prof. Adolfo Ceretti, Agnese Moro e Adriana Faranda.
“C’è la necessità di guardare al reato come ad un evento relazionale, che coinvolge offensore, vittima e collettività. In questa nuova visione – ha sottolineato Di Biase parlando dei principi della giustizia riparativa - l’illecito non è più unicamente un illecito da punire ma va considerato come un accadimento complesso che ha luogo tra persone ed il gesto riparativo è possibile solo nell’economia di una relazione che è disponibile ad accoglierlo. Da qui il bisogno di piena attuazione di un’altra giustizia – ha concluso la deputata Pd - che sia emendata dalla crudeltà. E di un sistema penale che non ricorra unicamente alla forza coercitiva”.
“Il Governo ha condotto l’Italia al centro di uno scandalo internazionale, impedendo che il criminale libico venisse assicurato alla giustizia. Nordio e Piantedosi ieri si sono smentiti, Meloni è sparita. Ma non può continuare a scappare. Al di là di ogni aspetto giudiziario, deve risponderne sul piano politico, davanti al Parlamento e al Paese” così il democratico, Peppe Provenzano.
“E’ ormai chiaro che il Pnrr, rimodulato a fine 2023 con lo stralcio di misure per circa 16 miliardi e il contestuale finanziamento di altri interventi, sarà ulteriormente rimodulato poiché la spesa dei fondi registra forti ritardi, come certificato dalla Corte dei Conti a fronte della relazione semestrale al Parlamento sullo stato di attuazione del Pnrr del dicembre scorso. Visto che la scadenza di attuazione del Pnrr è fissata per la fine di giugno 2026, per poter spendere tutte le risorse assegnate dall’Ue all’Italia bisognerebbe in diciotto mesi utilizzare 130 miliardi, più del doppio di quanto si è fatto in cinque anni. I pareri diversi all'interno del governo tra i ministri Foti e Giorgetti sull’ipotesi di proroga della scadenza lasciano intendere che sarà complicato rispettare gli impegni, anche riducendo gli obiettivi finali anziché migliorando la capacità di spesa”.
Così il capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Per il settore agricolo - aggiunge - molte misure riguardano logistica agroalimentare, parco agrisolare, meccanizzazione agricola, fondo filiere, miglioramento delle infrastrutture irrigue. Nel comparto, dunque, c'è grande preoccupazione, ecco perché abbiamo deciso di presentare un’interrogazione al ministro dell'Agricoltura per chiedere informazioni su revisioni, rimodulazioni o stralci. Lollobrigida è chiamato anche a indicare lo stato dell'arte dell'attuazione delle misure a titolarità Masaf del Pnrr Complementare”.
"L'Italia ha venduto o no armi a Israele dopo il 7 ottobre? Da mesi sono in tanti, in Parlamento e nella società civile a chiedere chiarezza su questo perché sarebbe una violazione della legge 185 sul commercio di armi. Oggi, alla mia interrogazione in Commissione esteri, la sottosegretaria Tripodi ha risposto in modo vago ed elusivo.
Le ho chiesto, espressamente, se è vero, come ha rivelato Altreconomia sulla base di dati forniti dall'Agenzia delle dogane, che a dicembre 2023 e gennaio 2024 è proseguito l'export di «bombe, granate, siluri, mine, missili, cartucce ed altre munizioni e proiettili, e loro parti», a uso certamente militare.
Una domanda semplice a cui non è seguita una risposta altrettanto semplice. Una cosa, però, la sottosegretaria l'ha confermata e cioè che "non sono state sospese o revocate le licenze di esportazione autorizzate prima del 7 ottobre 2023" perché, a suo dire "i materiali interessati non presentano caratteristiche tali da poter essere impiegati contro la popolazione civile a Gaza, in Cisgiordania o in Libano".
Questi materiali sono le mine, i missili, le granate e tutte le armi citate dall'inchiesta di Altreconomia? Perché se è così, con almeno 47mila morti civili a Gaza, il governo come pensa che siano state usate quelle armi?
E come risponde il governo alle parole della controllata Leonardo secondo cui dopo il 7 ottobre è stata fornita "assistenza tecnica da remoto" e "riparazione di materiali e fornitura i ricambi"?
Il Governo risponde "ni", mai nei dettagli, sempre sul vago". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.