Orfini, non ci sono più scuse, Meloni in aula
“La notizia dell'apertura di un fascicolo sull'operato del governo italiano da parte della Corte Penale Internazionale era inevitabile. Ieri in aula, il ministro Nordio ha di fatto presentato una difesa d'ufficio di un torturatore, attaccando invece chi cercava di arrestarlo e fare la cosa giusta. È evidente che la Corte Penale abbia motivo di sollevare obiezioni, soprattutto alla luce delle dichiarazioni dello stesso ministro della Giustizia, che ha ammesso di non aver rispettato la legge. Quest'ultima prevede infatti un automatismo nella procedura: non spettava e non spetta a lui eccepire sugli atti della Corte Penale internazionale. La legge non lo prevede”. Così in una nota il deputato democratico Matteo Orfini, che aggiunge: “Serve responsabilità, il governo dovrebbe cambiare linea, ma purtroppo già sappiamo che non lo farà e proseguirà ad attaccare i giudici, in Italia e all’estero, nel tentativo di distrarre l'opinione pubblica dalla gravità di questa vicenda, sempre più opaca e poco trasparente. L'informativa di ieri non è stata affatto esaustiva, il governo si è presentato con ricostruzioni contraddittorie. Riteniamo che non vi siano più scuse per la Presidente del Consiglio per disertare il Parlamento. Giorgia Meloni ha il dovere di presentarsi in aula per chiarire la posizione del governo” conclude il democratico.
“Apprendiamo che la CGIL Frosinone e Latina denuncia un calo drastico del 90% delle domande d’invalidità nella provincia di Frosinone con persone che non sono riuscite ad ottenere il certificato medico necessario per presentare la domanda di invalidità civile con la conseguente perdita dell'indennità di accompagnamento, la pensione di invalidità civile, il riconoscimento dei benefici previsti dalla Legge 104 o il collocamento obbligatorio per le persone con disabilità. Secondo la CGIL il certificato medico per accedere alle prestazioni è sempre più complesso e ha portato alla paralisi della procedura. Quello di Frosinone è solo un primo preoccupante allarme soprattutto perché fa seguito alle dichiarazioni della ministra per le Disabilità Locatelli che annunciava come l‘avvio dal 2025 della sperimentazione in favore delle persone anziane fosse un primo passo storico di 'garanzia che ogni persona con disabilità possa essere protagonista della propria vita attraverso il Progetto di vita personalizzato e partecipato'. I dati Inps sono mancanti per tutte le nove province (Brescia, Catanzaro, Firenze, Forlì-Cesena, Frosinone, Perugia, Salerno, Sassari e Trieste) interessate alla sperimentazione. La ministra è quindi tenuta a dare spiegazioni del perché di questa paralisi, scusarsi e non rifugiarsi nella trita propaganda che è solo dannosa”. Così si legge nell'interrogazione presentata dai deputati dem Ilenia Malavasi, Marco Furfaro e Maria Cecilia Guerra alla ministra Locatelli per conoscere i dati dei primi mesi della sperimentazione sulla disabilità e quali siano le concrete soluzioni a questa delicata situazione.
“Nonostante gli sforzi compiuti in commissione per cercare di migliorare il testo, la maggioranza ha votato un decreto vuoto, un decreto che prevede zero investimenti e zero risorse, facendo oltretutto un uso improprio di due illustri italiani che hanno contribuito alla cultura nel mondo Olivetti e Mattei. In questo decreto non sono previsti interventi strutturali per il degrado delle periferie, le aree interne. Non ci sono interventi strutturali per le biblioteche, l’editoria, l’audiovisivo. Ci aspettavamo qualcosa di più ma come al solito la maggioranza e il governo fanno solo propaganda e pochi fatti”. Lo dichiara la Deputata del PD, componente della commissione cultura di Montecitorio Giovanna Iacono.
“Ancora una volta, il ministro Giuli con le sue dichiarazioni in Aula ha dimostrato scarso rispetto per il Parlamento. La sua partecipazione ai lavori in Aula alla Camera è stata passiva, così come il suo atteggiamento nei confronti di un testo che non introduce nuove risorse, ma si limita a perseguire obiettivi senza alcun incremento di stanziamenti, restando nei vincoli del bilancio dello Stato e senza alcuna risorsa strutturale. In altre parole, un provvedimento che non avrà alcun impatto concreto sui settori culturali, fatta eccezione per il rifinanziamento dei fondi per le biblioteche, su cui registriamo finalmente un cambio di passo del governo dopo i tagli di questi anni.”
Così in una nota la capogruppo democratica nella commissione Cultura della Camera, Irene Manzi, che aggiunge:
“Purtroppo, un provvedimento dedicato ad una figura come Adriano Olivetti vanificato dall’assenza di visione e di prospettiva. E più che difendere il merito del provvedimento, oggi il Ministro ha preferito attaccare le opposizioni, arrivando ad assegnare patenti di merito e a dichiarare testualmente 'Ci rivedremo nelle sedi opportune per le polemiche.' A cosa si riferisce esattamente? Quali sarebbero queste 'sedi opportune'? Per noi continuano ad essere le aule parlamentari e delle Commissioni dove lo aspettiamo per provare- come abbiamo fatto anche con il decreto approvato oggi - a dare una visione ad un ministero ancora in cerca di autore”
Conclude così la democratica Manzi.
"Tana libera tutti: sul commercio di armi niente più trasparenza, niente più garanzie, niente più rispetto dei diritti umani. La riforma della legge 185 che regola, appunto, il commercio di armi proposta dalla maggioranza, è un favore alle lobby e alle banche.
La 185 è una legge ottima, che mette il commercio di armi al servizio di una politica estera che tenga al centro la pace e la tutela dei diritti umani. Stabilisce, infatti, che non si possono vendere armamenti a paesi che li violano e a paesi coinvolti in guerre che contrastano con la carta dell'Onu. Ma la modifica voluta dalla destra elimina di fatto questo paletto etico fondamentale aprendo ad un mercato selvaggio e senza controllo.
Una legge nata grazie all'impegno del pacifismo, delle associazioni e Ong laiche e cattoliche che da sempre si occupano di questo, e che attraverso la riforma voluta dalla destra si vedrebbero totalmente escluse. Ong e associazioni non potranno più infatti segnalare i paesi colpiti da conflitti e quelli che violano i diritti umani a cui non vendere armi che sarebbero usate proprio per queste violazioni. Così come la riforma non prevede alcun riferimento ai principi del Trattato sul commercio delle armi. Un mercato selvaggio, dicevo, e senza trasparenza. Se adesso, infatti, è pubblico l'elenco delle banche che investono in armi, con la riforma non lo sarebbe più impedendo alle persone di sapere a chi affidano i propri risparmi.
In più, ma non meno importante, la proposta di modifica della destra sminuisce il ruolo del Ministero degli Esteri, slegando la vendita di armi alla politica estera.
Per queste ragioni, in commissione Esteri e Difesa, ci stiamo opponendo, proponendo emendamenti che tutelino la natura della 185 considerata una legge di avanguardia che ha fatto scuola in tutta Europa e di cui in questi tempi ispirati ai rapporti di forza, abbiamo bisogno". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Come la Presidente del Consiglio ha un Piano Mattei per l’Africa, io voglio un Piano Olivetti per la Cultura”. Queste le parole del Ministro della Cultura. Una scelta coraggiosa, peccato che il tutto sia a zero risorse aggiuntive, e quindi una scatola vuota. Quasi, perché riteniamo positivi i 30 milioni per il fondo per le biblioteche e i 4 milioni per le librerie avviate da under 35, anche se nessuno fondo è strutturale; e positiva è la semplificazione per gli spettacoli dal vivo fino a 2.000 persone, fortemente richiesta da noi, in particolare dopo lo tsunami-Covid. Certamente positivi sono il finanziamento alla Domus Mazziniana e, attraverso un emendamento del collega Amorese sottoscritto dal nostro gruppo, quello alla Fondazione Museo della Shoah per il contributo essenziale che svolge a sostegno della memoria. E ringraziamo la determinazione della Senatrice Liliana Segre a tal proposito. Per il resto, il decreto è un insieme di micro-misure non organiche, senza alcuna visione e finanziate dal fondo di riserva". Lo ha detto in Aula Mauro Berruto, responsabile Sport del Pd, dichiarando il voto contrario del Pd al Dl Cultura.
"Metà del mio corredo genetico viene da Ivrea, dal Canavese - ha detto in Aula Berruto - e allora mi sia permesso ricordare in quest’aula Adriano Olivetti, che tra il 1932 e il 1960 guida al successo l’azienda di macchine per scrivere fondata dal padre Camillo, nel 1908, rendendo il suo nome sinonimo internazionale di innovazione e di una riforma sociale che tiene insieme progresso materiale, eccellenza tecnica ed etica della responsabilità. Olivetti introduce un vero sistema di welfare, dove c’è anche quella “cultura del movimento”, riconosciuta in questo decreto grazie a un nostro emendamento, che rende onore al fatto che, nel parco di Monte Navale alle spalle della fabbrica dai mattoni rossi, Olivetti inaugura il percorso ginnico “vita e salute” che si snoda nel verde, intorno alla chiesa di San Bernardino, che con i suoi meravigliosi affreschi è un capolavoro del ‘400. Olivetti riduce le ore lavorative mantenendo invariato il salario e la produttività aumenta! grazie alla motivazione e alla partecipazione dei lavoratori. Ivrea diventa il centro di una cultura aziendale rivoluzionaria. Purtroppo però non esiste relazione fra la figura di Olivetti e questo timido provvedimento”.
“I parlamentari di maggioranza ci devono dire se c’è la reale volontà politica di istituire, in tempi brevi e certi, un Museo a Viareggio in memoria delle vittime e per la sicurezza ferroviaria. Quello che sappiamo, ad oggi, è che il governo Meloni è contrario a questa iniziativa, avendo in più occasioni affossato l’emendamento presentato dal Pd, e altri presentati da esponenti di destra, che replicavano il nostro. La Camera ha approvato un nostro ordine del giorno al Decreto Cultura che impegna l’esecutivo a realizzarlo, tuttavia, un impegno simile era stato già votato sette mesi fa ma poi nulla è stato fatto. Occorre chiarezza soprattutto nei confronti delle famiglie delle vittime e di un territorio ferito che vuole certezze e non eterne promesse”. Così i deputati dem Emiliano Fossi e Marco Simiani.
“Il Decreto Cultura - concludono Fossi e Simiani - sarebbe stato il veicolo legislativo privilegiato per istituire il Museo, dopo i tentativi fatti con la Legge di Bilancio, anche perché le risorse necessarie per la realizzazione sono minime: vi erano infatti emendamenti bipartisan su un testo condiviso con i familiari delle vittime. Quello che manca è, ancora una volta, il coraggio e la determinazione da parte della destra. Chiederemo ora la calendarizzazione rapida della proposta di legge del Pd ferma da oltre un anno e vedremo se partirà velocemente l’iter per l'approvazione del provvedimento o la maggioranza si nasconderà dietro ad altre scuse”.
“Il Guardian smentisce il Governo poiché apprendiamo la notizia secondo cui il direttore della testata giornalistica online Fanpage risulti essere spiato da un’azienda di fondazione israeliana e attualmente di proprietà di un fondo USA, la Paragon Solutions. Si apprende dal Guardian che questa società di spyware spierebbe giornalisti e altri individui scomodi al governo attraverso WhatsApp, nonostante il governo abbia con una nota escluso che giornalisti siano stati sottoposti a controlli. Sembrerebbe quindi che il Guardian abbia rivelato il contrario. Chiediamo quindi che il governo venga al più presto in aula per chiarire questa vicenda dai contorni molto inquietanti e ancora una volta pericolosi per la sicurezza nazionale”. Lo dichiarano in una nota i parlamentari PD della commissione di vigilanza sulla Rai Stefano Graziano, Vinicio Peluffo, Nico Stumpo e Ouidad Bakkali, che hanno presentato una interrogazione parlamentare al Presidente del Consiglio, al Ministro dell’Interno e al Ministro della Giustizia.
“Si chiede pertanto di sapere in riferimento a quanto riportato in premessa - si legge nell’interrogazione dei dem - se e quali iniziative il governo intenda assumere al fine di chiarire se anche l’Italia è tra i paesi utilizzatori di tale spyware e perché il telefonino di un giornalista sia diventato target in quanto si tratterebbe ove confermato di un atto lesivo della libertà di stampa costituzionalmente tutelata dallo Stato”.
Intervenire con urgenza per salvaguardare futuro del cinema italiano
“Quando denunciavamo la crisi dell’industria dell’audiovisivo italiano, il ministero ci rispondeva sostenendo che non conoscevamo il settore e che tutto andava per il meglio. Oggi, i dati confermano quanto avevamo segnalato: la realtà si impone con forza. Le produzioni bloccate sono numerose e la situazione dei lavoratori e delle lavoratrici del cinema è drammatica, con un numero crescente di professionisti che hanno reso celebre la storia del nostro cinema costretti a migrare in altri settori pur di continuare a lavorare.
Questo governo ha una grandissima responsabilità: le incertezze e le riforme mancate hanno gettato il settore in una crisi profonda. Chiediamo al governo e al ministro di aprirsi al confronto, coinvolgendo tutti i lavoratori, non solo le grandi produzioni.
Registriamo, inoltre, la recente intervista di un regista che, pur essendo stato vicino al governo negli ultimi anni, ora prende le distanze e afferma con chiarezza che l’industria cinematografica è stata gettata nell’incertezza e nella crisi.
È il momento di intervenire con urgenza per salvaguardare il futuro del cinema italiano”. Lo ha detto intervenendo in Aula il deputato del Pd, Matteo Orfini.
Un dialogo, partendo dalla parola incontro, per riflettere sul tema della giustizia riparativa. E' il tema del convegno "Parole della giustizia" organizzato presso la sala del Refettorio della Camera dei Deputati dall'associazione F.A.R.E. (Femminista, Ambientalista, Radicale ed Europeista). All'iniziativa - che si terrà oggi, giovedì 6 febbraio alle ore 18 - porteranno il proprio saluto introduttivo il Presidente della Camera dei Deputati, Lorenzo Fontana, e la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase. Un dialogo tra Agnese Moro e Adriana Faranda, introdotto e moderato dal prof. Adolfo Ceretti. "Il dialogo tra Agnese Moro e Adriana Faranda - ha spiegato Michela Di Biase - ci condurrà, attraverso le loro parole, ad approfondire il cammino percorso e la riconciliazione possibile grazie alla giustizia riparativa. Cogliere la portata innovativa dei percorsi di riparazione, il loro contributo per ricomporre storie e vissuti. Continueremo ad organizzare momenti di approfondimento". "E' necessario - ha aggiunto la deputata dem- arricchire il vocabolario delle parole della giustizia. 'Incontro' indica il cammino che si è percorso, la volontà di andare una incontro all'altra verso il reciproco riconoscimento".
E' 'Urban Re-Start. Ridisegniamo il futuro delle nostre citta'' il titolo dell'evento promosso dai deputati Pd Anna Ascani, Marco Simiani, Ubaldo Pagano, Virginio Merola, Stefano Graziano e Silvio Lai, in collaborazione con Radio Parlamentare, che si svolgera' oggi, dalle 14.30 alle 17, presso la sala stampa della Camera. "Un'occasione - spiega una nota - per discutere di rigenerazione urbana, sostenibilita' e sviluppo, con istituzioni e amministratori locali". Saranno i sindaci Elena Nappi, Luca Secondi, Giuseppe Mascia, Vito Leccese, Matteo Lepore e Carlo Marino, a raccontare le loro esperienze e le proposte delle loro citta'. Chiudera' l'incontro, moderato da Cristina Del Tutto, la capogruppo dem a Montecitorio, Chiara Braga. I lavori saranno diffusi anche dalla webtv della Camera.
“Ieri, durante l’informativa, è mancata la figura principale e centrale di questo dibattito, la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che è letteralmente fuggita al confronto, schermandosi dietro due ministri che hanno indebolito ulteriormente la posizione del governo. Abbiamo assistito a una sconcertante pantomima che ha fatto emergere tutte le contraddizioni e le bugie di questa vicenda oscura. La posizione del Ministro Nordio è stata inquietante: ha messo in discussione il contenuto e la validità sostanziale della richiesta della CPI -diventando l’avvocato difensore di Almasri e attaccando la magistratura- quando il suo compito era semplicemente quello di dare esecuzione al mandato di cattura e di arresto. Ha invece deciso deliberatamente, con la sua inazione, di liberare un criminale di guerra, n torturatore e assassino che è tornato con tutti gli onori in Libia e si rifiutano di dare spiegazioni. Il Ministro Piantedosi, al contrario di Nordio, ha sostenuto che Almasri era talmente pericoloso da essere stato costretto a rimpatriarlo. Una saga di contraddizioni e di ipocrisia che nasconde molte cose che devono essere ancora chiarite. Noi vogliamo capire le ragioni di una precisa scelta politica: per questo chiediamo ancora una volta che la premier Meloni venga a chiarire in aula perché hanno rimpatriato, con volo di Stato e in tempi record, un pericoloso criminale senza dare esecuzione al mandato di cattura internazionale”. Così Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione politiche europee alla Camera, questa mattina a restart su Rai3.
“La legge 185 del 90 regola sostanzialmente la vendita delle armi. Il testo uscito dal Senato abbassa i livelli di trasparenza, eliminando gli uffici di coordinamento per la produzione di armi (commi 5 e 6). Abbiamo presentato degli emendamenti e auspichiamo che vengano accolti altrimenti siamo fermamente contrari al testo così com’è uscito dal Senato perché è contro i principi costituzionali e di trasparenza. Vorrei ricordare che questa legge fu il cardine dal quale poi scaturì il trattato internazionale per la vendita delle armi. Il commercio delle armi non è un commercio come tutti gli altri, quindi ha bisogno di una maggiore e totale trasparenza.
Se da parte della maggioranza ci sarà la volontà ad accogliere alcuni dei nostri emendamenti in nome di una maggiore trasparenza, sicuramente da parte nostra ci sarà la volontà di collaborare alla stesura di una legge che rispetta i principi costituzionali e i principi di trasparenza”. Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa di Montecitorio, a margine della discussione della legge che riguarda le procedure del commercio delle armi in commissioni riunite Esteri e Difesa.
“Da 80 giorni un giovane cooperante italiano è detenuto nelle carceri venezuelane: si tratta di Alberto Trentini, arrestato il 15 novembre scorso e da allora senza contatti con la sua famiglia e i suoi legali.
Con alcuni colleghi del mio gruppo parlamentare ho presentato qualche settimana fa un’interrogazione al governo esprimendo insieme alla nostra grande preoccupazione la richiesta di agire con tempestività e determinazione in tutte le sedi opportune per garantire al cooperante il pieno rispetto dei suoi diritti insieme all’immediata possibilità di rientro in Italia.
Nel rispetto della riservatezza e della discrezione che devono riguardare questo tipo di situazioni, così come richiesto oggi dal Ministro degli Esteri in audizione qui alla Camera, abbiamo il dovere di fare sentire la nostra voce ed esprimere ai genitori di Antonio tutta la nostra solidarietà e vicinanza, così come abbiamo fatto per Cecilia Sala e per tutti i nostri connazionali detenuti all’estero, a maggior ragione quando a privarli della libertà è un governo autoritario che tiene in prigione per motivi politici decine di altri cittadini, tra i quali molti in possesso della doppia cittadinanza italiana e venezuelana”.
Fornaro e Quartapelle: Palazzo Chigi deve fare chiarezza
“Il governo italiano è cliente dell'azienda Paragon Solution? Il governo italiano ha acquistato spyware o tecnologie informatiche da tale azienda? Il governo italiano può ufficialmente smentire che siano stati spiati il direttore di Fanpage, altri giornalisti, attivisti e membri della società civile? E quali iniziative intende prendere per tutelare i propri concittadini da questo genere di azioni?”
Sono questi i quesiti contenuti nell’interrogazione parlamentare alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che i democratici Federico Fornaro e Lia Quartapelle hanno depositato oggi alla Camera.
“Il 31 gennaio – si legge nell’interrogazione – il direttore di Fanpage ha riferito di aver ricevuto un messaggio su WhatsApp da Meta che lo avvisava di un attacco spyware da parte di Paragon Solution, società israeliana di hacking. Il messaggio, inviato a circa novanta giornalisti e attivisti, indicava che lo spyware aveva potenzialmente avuto accesso ai dati dei dispositivi. Paragon ha dichiarato di fornire la propria tecnologia solo a democrazie selezionate, come gli USA e i loro alleati, negando attacchi a giornalisti e attivisti. Tuttavia, Ynet ha rivelato che il governo italiano è cliente di Paragon. Alla richiesta di confronto sulla vicenda, i media non hanno ricevuto risposte da Palazzo Chigi. Eppure la presenza dell'Italia tra i clienti di Paragon è centrale, proprio perché tra i circa novanta giornalisti e attivisti spiati c'è il direttore di una testata che si è resa protagonista di inchieste come quella sulla sezione giovani di Fratelli d'Italia, oltre ad attivisti della società civile che hanno espresso posizioni fortemente critiche nei confronti delle politiche del governo. È assolutamente necessario che la vicenda venga chiarita in tutti i suoi aspetti."