Il 16 ottobre di 82 anni fa i nazifascisti che occupano Roma deportarono a Auschwitz 1023 persone, tra loro molte donne e molti bambini. Tornarono in 16. Per raccontare, per spiegare, perché “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”. Mai più.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati.
“Il Partito Democratico chiede che la modifica del Codice dei beni culturali sia l’occasione per un confronto serio e costruttivo su come valorizzare davvero il nostro patrimonio, coinvolgendo il terzo settore, le imprese culturali e creative e tutte le realtà che ogni giorno contribuiscono a rendere viva la cultura italiana.” Lo dichiara Irene Manzi, capogruppo del Pd in commissione Cultura della Camera, che, dopo l’avvio in Aula dell’esame della proposta di legge di modifica del Codice dei beni culturali, ritorna sul tema.
“Il testo in discussione – spiega Manzi – dovrebbe affrontare con concretezza i temi della gestione sussidiaria e della valorizzazione, ma rischia di essere indebolito da un’impostazione più simbolica che sostanziale. A partire dal titolo stesso, ‘Italia in scena’, che con i beni culturali ha davvero poco a che fare, ed è anche il titolo del libro del relatore, presidente della commissione nonché primo proponente della proposta di legge, Federico Mollicone. Per questo abbiamo presentato un emendamento soppressivo del nome: un atto di buonsenso, oltre che di rispetto per il Parlamento e per il settore culturale”.
“Restiamo sconcertati dalla burocratica risposta del Governo alla nostra interrogazione sulle fermate fuorilegge del trasporto pubblico in Molise, in spregio al Codice della Strada e alla sicurezza di passeggeri e lavoratori. A distanza di 8 mesi da quando avevamo depositato il testo non solo vengono confermate tutte le preoccupazioni che avevamo denunciato a livello nazionale e locale, grazie a una interpellanza del gruppo consiliare del partito democratico del Molise, ma non viene nemmeno indicata la data in cui potranno essere completati tutti gli interventi urgenti di messa in sicurezza indispensabili. E inoltre nemmeno una parola viene spesa per manifestare vicinanza e sostegno concreto agli autisti che vivono il paradosso di dovere effettuare fermate che non dovrebbero nemmeno esistere rischiando così anche sanzioni, pesanti multe e decurtazioni di punti sulla patente. Nessuna ‘comprovata utilità pubblica’, per usare le parole scelte oggi dal rappresentante del Governo, può giustificare scelte che continuano ogni giorno a mettere a repentaglio la sicurezza dei passeggeri e dei lavoratori. Il Pd continuerà unito, in Molise e a Roma, a sostenere la coraggiosa denuncia delle forze sindacali e chiedere al Governo di intervenire per sanare immediatamente questa gravissima situazione, il diritto alla sicurezza non può continuare a essere calpestato in questo modo dall’indifferenza di chi finge di non cogliere la gravità del problema che stiamo denunciando”.
Così Andrea Casu, Deputato Pd e vice presidente della Commissione trasporti della Camera, in replica alla risposta all’interrogazione presentata insieme al responsabile coesione territoriale, sud e aree interne della segreteria nazionale PD Marco Sarracino e ai deputati dem Barbagallo, Ghio e Simiani.
Presentata interrogazione a ministro dell'Ambiente
La deputata del Pd, Giovanna Iacono, ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica per segnalare una grave ingiustizia che colpisce la Provincia di Agrigento e i suoi cittadini. Il decreto dell’8 agosto 2025, che disciplina gli incentivi del Pnrr per l’acquisto di veicoli elettrici, prevede contributi maggiorati esclusivamente per i residenti nelle cosiddette ‘Functional Urban Area’ (Fua). Tuttavia, Agrigento - pur essendo capoluogo di provincia e pur possedendo le caratteristiche di un’area che necessita di un forte sostegno nella transizione ecologica - è stata inspiegabilmente esclusa da questo elenco. Questa esclusione rappresenta una penalizzazione evidente per gli agrigentini, che vivono in un territorio caratterizzato da redditi medi più bassi, infrastrutture carenti e un parco auto tra i più vecchi d’Italia. Proprio queste condizioni dovrebbero giustificare un intervento pubblico rafforzato, non un’ulteriore discriminazione.
Con l’interrogazione presentata, si chiede al governo di rivedere i criteri adottati o di introdurre misure correttive che consentano anche alla Provincia di Agrigento di accedere agli incentivi per la mobilità sostenibile previsti dal Pnrr. “La transizione ecologica non può essere un privilegio riservato solo ad alcune città - dichiara Giovanna Iacono - ma deve essere un processo realmente nazionale, equo e inclusivo, che non lasci indietro nessun territorio, a partire da quelli più fragili e svantaggiati”.
“Dal primo giorno di audizioni in Toscana emerge chiaramente, ancora una volta, come la lotta contro il dissesto idrogeologico sia complessa eppure terribilmente urgente. È necessario uscire dalla logica emergenziale per lavorare in modo strutturale sulla prevenzione, per rendere le nostre città e i nostri territori “a prova di futuro”. Tra i tanti nodi da sciogliere ci sono responsabilità e competenze frammentate in più livelli istituzionali e addirittura in molteplici ministeri, governance confusa, normativa farraginosa e burocrazia estenuante, che rendono anche l’erogazione delle risorse sui territori particolarmente lenta e complicata, per non parlare dei tagli proprio sui fondi per il dissesto idrogeologico effettuati dal governo Meloni. Nonostante questo la Toscana ha saputo reagire dopo la devastante alluvione del 2023, mettendo in campo iniziative e progettualità per mettere in sicurezza un territorio ferito, un lavoro iniziato che deve proseguire con visione e coraggio e dovrebbe essere supportato da politiche nazionali lungimiranti”.
Lo ha detto Eleonora Evi, deputata Pd, in missione con la commissione parlamentare d’inchiesta dissesto idrogeologico in Toscana.
“È surreale e vergognoso ciò che sta accadendo. Mentre a Prato il procuratore Tescaroli, insieme a Regione Toscana, Asl, forze di polizia, istituzioni e associazioni firma un protocollo per proteggere i lavoratori sfruttati e combattere il caporalato, Fratelli d’Italia approva un emendamento che fa l’esatto contrario: certifica per legge lo sfruttamento. Con l’emendamento Amidei-Ancorotti, il committente nel settore moda potrà liberarsi da ogni responsabilità rispetto agli appalti e ai subappalti. In pratica, potrai vendere un vestito a 500 euro anche se chi lo ha cucito è stato pagato due euro e mezzo l’ora, senza che nessuno possa più controllare. È un colpo di mano indegno che cancella anni di battaglie contro il lavoro nero e il caporalato, e che toglie ogni tutela ai lavoratori, italiani e stranieri.
La Toscana combatte lo sfruttamento, la destra lo promuove. È questa la differenza tra chi crede nella dignità del lavoro e chi difende solo i profitti di pochi. Il governo Meloni si assuma la responsabilità di questa vergogna e ritiri subito quella norma.
“Come chiarito dal CDR del TG3, le parole del giornalista Jacopo Cecconi sono state estrapolate e usate in modo strumentale, completamente fuori dal contesto sportivo in cui erano state pronunciate. Esprimiamo quindi piena solidarietà a Cecconi, vittima di un attacco costruito ad arte da una maggioranza che continua ad alzare polveroni e ad infuocare il dibattito politico in modo irresponsabile. Del resto, solo pochi giorni fa la presidente del Consiglio in persona ha definito le opposizioni alla stregua di ‘Hamas’ e non ha ancora sentito il dovere di scusarsi: difficile attendersi toni diversi se ai vertici del governo siede chi ha fatto della provocazione il proprio metodo e agire politico. La libertà e la dignità del lavoro giornalistico vanno difese. Usare le parole di un cronista per alimentare lo scontro politico è segno di debolezza e di profonda mancanza di rispetto per l’informazione e per le istituzioni". Così una nota dei componenti del Partito Democratico nella Commissione di Vigilanza Rai.
“Siamo davanti a un colpo di mano che indebolisce la lotta allo sfruttamento del lavoro. Con l’emendamento dei senatori di FdI, Amidei e Ancorotti, al Ddl 1484 l’azienda committente nel settore della moda può farsi certificare la regolarità della filiera che attiva con le sue commesse, liberandosi così da ogni responsabilità rispetto al comportamento di appaltatori e subappaltatori. In sostanza, puoi vendere le scarpe a 500 euro mentre l’azienda a cui hai appaltato il lavoro paga gli operai due euro e mezzo, ma nessuno potrà controllarti: la parola del soggetto certificatore toglie la parola al controllo di legalità. Viene spazzata via la responsabilità sociale e civile del committente. Un passo indietro voluto da una destra che non ha interesse né a tutelare la qualità del lavoro, né a preservare le imprese che non scelgono la strada della concorrenza sleale”.
Così la deputata Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del Pd, e Arturo Scotto, capogruppo Dem in commissione Lavoro alla Camera.
“Con un lavoro unitario di Pd, AVS e M5S vogliamo fare quello che la destra non ha mai fatto: mettere la casa al centro del welfare e delle politiche sociali”, così dichiara Marco Furfaro, esponente della segreteria Pd e capogruppo in Commissione Affari Sociali, a margine dell’evento ‘Politiche abitative e disuguaglianze sociali: serve un piano casa pubblico’, organizzato da Unione Inquilini e con la partecipazione degli onorevoli Marco Grimaldi (Alleanza Verdi e Sinistra) e Agostino Santillo (Movimento 5 Stelle), la segretaria nazionale di Unione Inquilini Silvia Paoluzzi e il professor Carlo Cellammare dell'Università La Sapienza di Roma. "Siamo partiti da tre proposte sull'edilizia residenziale pubblica che mantenevano un paradigma comune, rispondendo tutte all'esigenza di sanare una crisi abitativa ormai drammatica. Ci sono punti di convergenza comune e tracce di arricchimento di lavoro reciproche, tra i quali un grande e nazionale piano di edilizia residenziale pubblica che preveda investimenti reali, concreti, ma che riqualifichi e recuperi anche alloggi pubblici euro l’anno per costruire e recuperare alloggi pubblici, sostenendo famiglie e studenti. Il governo Meloni ha scelto la strada dell’indifferenza, tra condoni edilizi e tagli ai fondi. Noi invece vogliamo trasformare la casa in un diritto reale. Perché avere un tetto sopra la testa non è un lusso ma la base della dignità, della sicurezza e della libertà di ogni persona”, ha concluso.
Abodi dà parere positivo a richiesta Berruto, “chiediamo che si faccia in fretta e che sia pubblica”
“Accolgo con piacere il parere favorevole del Ministro Abodi, espresso oggi nel corso della mia interrogazione in 7 commissione, circa la calendarizzazione dell’indagine conoscitiva parlamentare sul tema della giustizia sportiva. Auspico che succeda presto, in modo che i lavori della Commissione, anche attraverso le audizioni che sarà possibile attivare, costituiscano un dossier concreto a disposizione della commissione insediatasi alcune settimane fa e della quale chiediamo pubblicità dei lavori. Ho in ogni caso, per l’ennesima volta, ribadito al Ministro Abodi l’assoluta inopportunità della nomina (su indicazione di Luciano Buonfiglio, Presidente del Coni) nel ruolo di coordinatore di quella commissione di un Presidente federale, l’Avv. Marco Di Paol
“Il Governo ha deciso di finanziare il fondo per la disabilità sottraendo risorse della tassa di soggiorno ai Comuni, come se il sociale dipendesse dall’andamento del turismo italiano. È una scelta che danneggia proprio chi dovrebbe beneficiare di questi fondi: le politiche per la disabilità hanno bisogno di risorse stabili e certe, non variabili in base al flusso dei turisti. Si tratta dell’ennesima decisione sbagliata che scarica il peso della manovra sui cittadini e sui Comuni, invece di investire direttamente nel welfare. Chiediamo al Governo un rapido ripensamento: le persone più vulnerabili non possono essere penalizzate da scelte contabili improvvisate” così la deputata democratica componente della commissione affari sociali della Camera, Ilenia Malavasi.
“La giustizia ha bisogno di investimenti negli uffici giudiziari per ridurre i tempi dei processi o nella digitalizzazione ma, di certo, non nell'ufficio del Gabinetto del ministro. Nordio viene in Aula e non risponde sul perché ha voluto introdurre nuovi incarichi che non portano benefici alla giustizia ma semmai alla sola Capo di Gabinetto, Giusi Bartolozzi”. Lo afferma il deputato e capogruppo Pd in Commissione Giustizia, Federico Gianassi, durante il Question time al ministro Nordio.
“Senza chiarimenti da parte dello stesso Nordio – continua l'esponente dem – non si capisce perché il Governo abbia adottato uno schema di decreto di riorganizzazione del Ministero della Giustizia, introducendo ben ulteriori venti unità presso gli uffici di diretta collaborazione con il Gabinetto del ministro e la figura del Capo della segreteria del Capo di gabinetto che vengono tolti all’ispettorato generale”. “Ma è così che vanno le cose con questo governo, si preferisce aggiungere incarichi e personale alla capo di gabinetto mentre alla situazione delle giustizia italiana non pensa nessuno”, conclude Gianassi.
“Quando il ministro Nordio viene in Aula a dare risposte o non racconta tutto o racconta soltanto la parte che gli fa comodo, per creare una narrazione che non corrisponde mai ai fatti. È vero che i ministeri hanno proceduto ad una riorganizzazione interna sia nel passato sia nella corrente legislatura, ma non è mai accaduto nella storia della Repubblica che il ministro della Giustizia creasse una segreteria del suo Capo di Gabinetto. Anzi, nessun ministero ha la segreteria del Capo di Gabinetto. Nessuno”. Lo dichiara la deputata Pd Debora Serracchiani intervenendo in replica al ministro Nordio durante il Question Time sulla figura del Capo della segreteria del Capo di gabinetto al Ministero della Giustizia. “La domanda – continua l'esponente dem - dunque rimane: perché il ministro Nordio ha sentito la necessità di creare questa nuova figura e quanto è importante la Capo di Gabinetto, Giusi Bartolozzi. Chi dei due è il vero ministro?” “Quando una Capo di gabinetto si costruisce una propria segreteria con un capo segreteria pagato quanto la
Capo segreteria del ministro e assume sempre maggiori funzioni, significa che siamo davanti a un ministro ombra. E Nordio come al solito non chiarisce ma racconta parti di verità”, conclude Serracchiani.
Istituzioni difendano famiglie giocatori ludopatici
“La Conferenza delle Regioni ha chiesto, attraverso la legge di Bilancio 2026, la compartecipazione a tutte le entrate dello Stato, comprese quelle del gioco d’azzardo, ma a differenza del tentativo di oltre un anno e mezzo fa, questa volta senza che vi sia alcun vincolo di destinazione. Siamo all’assurdo. Se era già inaccettabile pensare di usare i soldi derivanti dallo sfruttamento della ludopatia per curare la ludopatia stessa, è assolutamente irricevibile l’idea di destinare a regioni ed enti locali una quota di quelle entrate ‘senza nessun vincolo di destinazione’. Come possiamo stare dalla parte dei cittadini e delle famiglie dei giocatori ludopatici se le istituzioni che dovrebbero difenderli si prendono una quota sulla causa del loro dolore? Mi attenderei una netta smentita su queste voci, ma sono certo che non arriverà”.Così il deputato dem, Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera e primo firmatario della proposta di legge sul riordino del settore gioco d’azzardo.
“Quello che servirebbe - aggiunge - è ripristinare l’Osservatorio nazionale, cancellato e accorpato con la metà delle risorse a quello sulle dipendenze in generale, con campagne informative strutturate, chiare e accessibili a tutti. E’ necessario impedire in via definitiva la pubblicità del gioco d’azzardo e dei siti di scommesse alle società sportive e alle piattaforme di streaming di eventi sportivi sulle maglie delle società e, soprattutto, è fondamentale e imperativo oltre che aumentare i fondi per la prevenzione per l'azzardo patologico, cambiare approccio e ridurre l’offerta di gioco anche per tutelare le imprese del settore che operano nella legalità e con responsabilità”.
"Voglio ringraziare Magistratura e Forze dell' Ordine per l' importante azione investigativa nell'operazione "Bononia Gate". Molto importante l'azione di contrasto al crimine organizzato e alle infiltrazioni nel sistema economico. Si conferma una preoccupante presenza della criminalità organizzata in tutto il Paese e anche a Bologna, dove in particolare ci sono fenomeni di riciclaggio dei proventi di attività criminali. Fondamentale esserne consapevoli e tenere im campo una iniziativa di legalità e coesione sociale che isoli i fenomeni criminali, con il massimo impegno di tutte le forze politiche e sociali".
Così Andrea De Maria, deputato PD