Le dichiarazioni di Ignazio La Russa sono gravi e inaccettabili, soprattutto perché arrivano dalla seconda carica dello Stato alla vigilia della Festa della Liberazione. Non esiste alcuna “pacificazione” possibile che passi per l’equiparazione tra partigiani e repubblichini. È una forzatura storica e morale che offende la memoria della Resistenza e tradisce i valori su cui si fonda la nostra Repubblica. I partigiani hanno combattuto per la libertà, la democrazia e la dignità del Paese; i militanti della Repubblica Sociale Italiana hanno scelto di stare dalla parte di un regime complice del nazismo e responsabile di persecuzioni, repressione e violenze, non spettatori, ma complici attivi nella persecuzione degli ebrei.
Mettere queste esperienze sullo stesso piano non è un gesto di riconciliazione: è un tentativo di riscrivere la storia e di indebolire il significato profondo del 25 aprile. Ed è tanto più grave se a farlo è chi dovrebbe rappresentare le istituzioni repubblicane nate proprio dalla sconfitta del fascismo.
La verità storica non è negoziabile: la Repubblica italiana nasce dalla Resistenza. Chi ricopre ruoli istituzionali ha il dovere di ricordarlo con rispetto e senza ambiguità.
Così in una nota Federico Fornaro, deputato Pd, Presidente della Giunta delle elezioni.
“Sotto la maschera della semplificazione burocratica, il governo sta dando vita a una figura ibrida e pericolosa: il mandatario d'affari del rimpatrio. Non chiamateli legali, chiamateli intermediari di partenze”.
Così la deputata del Pd, Francesca Viggiano, sul comma 3 bis all’articolo 30-bis, che garantisce compensi a chiunque, munito di semplice mandato, accompagni uno straniero verso il rimpatrio.
“Il testo - aggiunge - è un capolavoro di ambiguità calcolata. Evita accuratamente le parole ‘avvocato’ o ‘difensore’ per sdoganare la figura del generico ‘rappresentante legale munito di mandato’. Questo significa che chiunque, senza titoli o iscrizione ad albi e senza alcun vincolo deontologico, potrà operare come un vero e proprio agente di rimpatrio. Si apre il mercato a società private, operatori opachi e figure para-professionali che non rispondono a nessun codice etico, ma solo alla logica del profitto. Il punto di caduta politica è gravissimo: il compenso è legato all’esito, in barba a secoli di cultura giuridica. Non ci sarà più assistenza, ma persuasione. È la fine della garanzia giuridica. Un avvocato che tradisce il mandato risponde davanti alla legge e all’Ordine. Un mandatario qualunque - conclude - risponde solo al suo portafoglio: non lo permetteremo”.
Trent’anni fa l’Italia voltava pagina. Con la vittoria dell’Ulivo guidato da Romano Prodi si apriva una stagione di speranza, di responsabilità e di riforme, fondata su un’idea chiara: unire le forze progressiste per modernizzare il Paese e rafforzarne la democrazia.
Quella vittoria non fu un incidente della storia: fu il frutto di un lavoro politico serio, di una coalizione che seppe mettere da parte le differenze per costruire qualcosa di più grande. Per parlare alla borghesia, ai cattolici democratici, ai riformisti di ogni provenienza, senza inseguire le posizioni più radicali ma senza nemmeno rinnegarle.
Ha lasciato un’eredità enorme: l’ingresso nell’eurozona, le riforme del welfare, una credibilità internazionale ritrovata. Trent’anni dopo, quella stagione non è nostalgia.
Quella esperienza ha dimostrato che quando il centrosinistra è capace di essere largo, credibile e radicato nella società, può guidare l’Italia con serietà e visione europea. Oggi, in un contesto profondamente cambiato, quello spirito resta una bussola: costruire unità, difendere i diritti, promuovere sviluppo sostenibile e giustizia sociale.
Ricordare l’Ulivo non è solo un esercizio di memoria, ma un impegno per il presente e per il futuro. Perché l’Italia ha ancora bisogno di una politica che unisca, che ascolti e che sappia guardare lontano.
Lo ha scritto sui social Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Come era prevedibile, anche questa volta il click day, la “lotteria" voluta dall’assessore Maurizio Marrone per giocare sulla pelle della cittadinanza, ha avuto lo stesso esito dell’anno scorso: un fallimento, una discriminazione, una presa in giro. In una battuta: gli Hunger Games delle famiglie”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sul click day della Regione Piemonte per il Bonus Vesta.
“I problemi strutturali della volta scorsa sono rimasti: non è possibile sostenere una richiesta così alta se non si hanno i mezzi adeguati e inevitabilmente il sito dedicato è andato in down dopo pochi minuti dall’inizio della lotteria - prosegue la deputata dem - La Giunta Cirio nei mesi scorsi si era tanto vantata delle modifiche apportate, ma i problemi e le discriminazioni proseguono”.
“Va aggiunto ancora un elemento: anche se non ci fossero stati disguidi tecnici il click day del Bonus Vesta sarebbe da condannare. Non è questo il modo di risolvere realmente i problemi delle famiglie, con 1200 euro una tantum invece di pensare a misure strutturali, una su tutte gli asili nido. Un fallimento nel merito e nel metodo” conclude Gribaudo.
“La relazione tecnica di verifica delle quantificazioni, predisposta dalla Commissione Bilancio della Camera, solleva interrogativi seri e circostanziati sulle coperture finanziarie di diversi articoli del decreto sicurezza. A tali criticità il Governo, nel corso dell’esame di oggi in Commissione, non è stato in grado di fornire risposte adeguate.
Siamo di fronte a una situazione grave: il provvedimento rischia di approdare in Aula con questioni di legittimità costituzionale ancora aperte e, al tempo stesso, con coperture finanziarie incerte. Una condizione che non è accettabile per un atto di tale rilevanza.
Chiediamo al Governo, di consentire al Parlamento di svolgere pienamente il proprio ruolo, permettendo un approfondimento serio e trasparente su quanto sta emergendo. Il quadro finanziario attuale è incerto e non garantisce un percorso in Aula ordinato e chiaro.
Siamo di fronte a un decreto che presenta troppi aspetti critici e confusi, sul quale il Governo sta tentando un’accelerazione ingiustificata, probabilmente per nascondere la sciatteria con cui il provvedimento è stato esaminato al Senato, per responsabilità del Governo stesso”.
Lo dichiara Maria Cecilia Guerra, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Bilancio alla Camera, commentando i contenuti della nota tecnica di verifica delle quantificazioni finanziarie redatta dal Servizio Bilancio e dal Servizio Commissioni della Camera dei deputati.
“Torno ad esprimere la più ferma condanna per la grave aggressione subita dalla troupe di Report durante lo svolgimento della propria attività giornalistica a Monzambano, in provincia di Mantova, fuori dal macello Mario Troni. Colpire un operatore con un bastone di ferro e distruggere una telecamera non è solo un atto di violenza inaccettabile, ma rappresenta un attacco diretto alla libertà di informazione, pilastro fondamentale della nostra democrazia. È indispensabile che venga fatta piena luce, in tempi rapidi, sia sull’episodio violento, sia sulle criticità emerse nel servizio realizzato da Giulia Innocenzi. Le immagini e le testimonianze raccolte sollevano interrogativi seri che meritano risposte chiare da parte delle autorità competenti. Il giornalismo di inchiesta svolge un ruolo essenziale nel garantire trasparenza e legalità, soprattutto in ambiti delicati come quello della filiera agroalimentare. Tentare di ostacolarlo con la violenza è un segnale allarmante che non può essere tollerato. A Giulia Innocenzi e all’operatore Giovanni De Faveri va la mia piena solidarietà e vicinanza. Difendere il loro lavoro significa difendere il diritto dei cittadini a essere informati e la qualità stessa della nostra democrazia”.
Così il deputato dem e segretario di presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“L’audizione di oggi conferma l’importanza strategica di Poste Italiane per il Paese e la necessità di rafforzarne il ruolo pubblico, evitando ogni ipotesi di ulteriore dismissione di quote”.
Lo dichiara Andrea Casu, vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera, intervenuto nel corso dell’audizione odierna dell’ad di Poste Italiane Matteo Del Fante.
“Parliamo di un gruppo che registra risultati economici molto rilevanti – con un utile netto pari a 2,3 miliardi al netto della partecipazione in TIM – e che rappresenta un asset strategico nazionale. È legittimo chiedersi se le operazioni industriali in corso sarebbero state possibili senza il mantenimento di una solida presenza pubblica e la battaglia che abbiamo combattuto in Parlamento per evitare la privatizzazione che aveva annunciato il Governo”.
“È fondamentale costruire campioni europei non solo nei servizi ma anche nelle infrastrutture, e questo obiettivo deve essere accompagnato da garanzie chiare sul piano sociale e territoriale. Vengono denunciati preoccupanti dati sulla riduzione dei volumi, che arrivano fino al 50%: occorre chiarire l’impatto reale anche alla luce dell’acquisizione di Nexive e le altre operazioni che si stanno realizzando”.
Casu ha poi richiamato l’attenzione sulla tutela del servizio universale: “Non è pensabile che i prodotti editoriali possano subire ritardi incompatibili con la loro funzione per questo chiediamo che le garanzie annunciate vengano messe nero su bianco per tutto il territorio nazionale. Il servizio universale resta un presidio indispensabile di coesione nazionale e democratica”.
“Chiediamo inoltre maggiore chiarezza sul ruolo delle reti di soggetti terzi e sulla chiusura delle sedi. L’efficienza economica è importante, ma non può andare a scapito delle tutele dei lavoratori e della qualità del servizio. È necessario garantire l’estensione degli standard contrattuali a tutto il personale coinvolto e la piena accessibilità ai disabili di tutte le sedi”.
Sul fronte territoriale, Casu ha sottolineato: “Poste Italiane svolge una funzione sociale fondamentale, soprattutto nei territori. Il progetto Polis rappresenta un’opportunità importante, ma va chiarito come l’estensione ai Comuni sotto i 15.000 abitanti possa tradursi in un reale rafforzamento dei servizi”.
Infine, un appello al Governo: “Se vogliamo difendere davvero il servizio universale, è necessario verificare l’adeguatezza delle risorse previste. Servono strumenti che garantiscano i livelli occupazionali per l’intero quinquennio e un confronto preventivo con Parlamento, Sindacati e parti sociali su ogni riorganizzazione che incida su organici e rete.”
“Ora davvero basta. Il tempo sta per scadere. Le settimane e i mesi guadagnati solo grazie alle mobilitazioni dei lavoratori e dei sindacati nella vertenza Trasnova non possono essere vanificati dalla superficialità di Stellantis e del governo. I lavoratori e le loro famiglie aspettano soluzioni industriali e produttive. Ne va del futuro di un territorio che non può continuare a perdere maestranze e competenze. Chiediamo dunque per l’ennesima volta che si arrivi ad un tavolo serio di confronto su soluzioni industriali definitive che vedano Stellantis e il Governo metterci la faccia per garantire prospettive occupazionali e non assistenziali ai lavoratori Trasnova”.
Così i deputati democratici, Marco Sarracino, della segreteria nazionale del Pd, e Artuto Scotto, capogruppo in commissione Lavoro.
“Dall’esame del decreto sicurezza al Senato abbiamo appreso che l’articolo 30 bis proveniente dal Viminale avesse il parere contrario dei ministri Giorgetti e Nordio, poiché carente di copertura finanziaria. Per questo motivo e poiché questo è un aspetto che riguarda diversi articoli di quel testo noi abbiamo chiesto ieri sera di poter avere la relazione tecnica di passaggio dal Senato alla Camera che riguarda proprio le coperture. Ieri sera ci è stato risposto che la relazione non c’era. A questo punto appare davvero imprescindibile che il governo debba rispondere se quell’articolo 30 bis e gli altri articoli contenuti all’interno del decreto sicurezza abbiano o meno copertura finanziaria, perché noi siamo rimasti al ‘no’ per assenza di copertura finanziaria di ben due ministeri, quello della Giustizia e quello dell’Economia.
Sarebbe assurdo iniziare la discussione generale e poi la pregiudiziale di costituzionalità, se fossimo addirittura di fronte ad un decreto privo delle adeguate coperture finanziarie, oltre che contenente articoli manifestamente incostituzionali.
Ricordo in quest’aula che la presidente del consiglio aveva detto ‘io ci metto la faccia’. Allora chiediamo alla presidente Meloni dove sono i suoi ministri missing in action, perché non vengono in Parlamento a spiegare questo decreto il ministro Piantedosi, il sottosegretario Mantovano e il ministro per gli Affari con il Parlamento Ciriani? Dove sono finiti? I suoi ministri, contrariamente a quanto affermato dalla presidente del consiglio Meloni, non ci stanno mettendo la faccia”. Lo ha detto intervenendo in Aula Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del Pd.
"Dal dicembre 2017, a seguito di una iniziativa che assunsi con altri colleghi, è istituito, presso il Ministero della Cultura un fondo per la tutela e la promozione del patrimonio morale, culturale, storico dei luoghi di Memoria della lotta al nazifascismo, della Resistenza e della Liberazione. Ci si riferisce alle istituzioni che sostengono le iniziative sulla memoria a Marzabotto, a Fossoli, al Museo Cervi, a Sant' Anna di Stazzema e alla Risiera di San Sabba. Il fondo era inizialmente di 2 milioni e mezzo di Euro, 500mila per ogni realtà. Risorse sempre scrupolosamente rendicontate e che hanno consentito interventi sui luoghi della memoria, sugli archivi, iniziative di ricerca storica, di coinvolgimento delle scuole. Il Governo in carica, dopo che nella legislatura precedente il contributo in oggetto era rimasto lo stesso, ha più volte ridotto il finanziamento, fino al taglio rilevante attuato nel decreto di marzo di quest' anno sulle disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi. Ora il contributo complessivo è di 1.819.738 euro, 363.947,60 euro per ogni ente. Un taglio che ha assunto proporzioni inaccettabili e che mette in discussione tanti progetti già avviati.
Non credo sia necessario ricordare, alla vigilia del 25 aprile, il valore della Memoria. Nel sacrifico delle vittime della barbarie nazifascista stanno le radici della nostra democrazia e della nostra Costituzione. Ho presentato una interpellanza parlamentare per chiedere il ripristino del finanziamento originale e l' attenzione del Governo sul valore dei luoghi della Memoria".
“Da inizio marzo in tutta la Regione Piemonte è impossibile conteggiare le prestazioni della neuropsichiatria infantile: la piattaforma Smail, per quanto ancora attiva, non le quantifica più economicamente, senza che sia stato introdotto un nuovo metodo. Un grave danno nei confronti di un settore sanitario importantissimo: senza la possibilità di caricare le prestazioni, si perderanno migliaia di euro di budget”.
Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, segnala il problema in tutte le Asl della Regione Piemonte.
“Se si va avanti così si creerà un buco nel budget e le aziende ospedaliere di tutta la Regione non potranno chiedere i soldi per la struttura complessa di neuropsichiatria infantile - prosegue la deputata dem - Un settore, va ricordato, che è esente ticket e dema, per cui a maggior ragione occorre che le prestazioni vengano segnalate in modo efficace”.
“Sono quasi due mesi che le prestazioni dei professionisti e delle professioniste cadono nel vuoto, a causa di un problema burocratico: basterebbe creare una nuova piattaforma. Sarebbe un atto dovuto nei confronti di chi lavora ma anche verso la nostra sanità pubblica, che non ha alcun bisogno di vedersi tagliati ulteriori fondi, soprattutto a causa dell’inefficienza di chi prende decisioni” conclude Gribaudo.
Non ci sono le condizioni per avviare l’esame del decreto sicurezza senza un chiarimento definitivo del governo. Il provvedimento è stato tenuto in ostaggio al Senato per gran parte del tempo utile alla conversione, senza un confronto reale: arrivato senza mandato al relatore e chiuso senza che si entrasse mai nel merito. Anche alla Camera le Commissioni non sono state convocate, nonostante il vulnus riconosciuto. E infine ieri si è arrivati a uno scontro istituzionale senza precedenti.
Nella fretta si producono norme sbagliate: a partire da quelle che incidono sull’indipendenza dell’avvocatura, principio essenziale dello Stato di diritto, e che presentano profili di manifesta incostituzionalità. Dopo la visita di ieri del Sottosegretario Mantovano al Quirinale, è doveroso sapere dal Governo come si intende procedere per correggere questa norma vergognosa. Il Parlamento non può essere umiliato né chiamato ad approvare norme a rischio incostituzionale. Per questo chiediamo l'immediata convocazione della Conferenza dei capigruppo per scongiurare ulteriori forzature.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
"Mentre la Commissione Europea tenta ancora, colpevolmente, di bloccare la sospensione dell'accordo Ue-Israele, domani i ministri degli Esteri dei 27 Paesi dell'Unione voteranno proprio su questo: il voto dell'Italia è determinante.
Ben 1 milione e 200mila cittadine e cittadini dell'UE hanno firmato perché quell'accordo venga sospeso. E hanno ragione a chiederlo. L'accordo di associazione Ue-Israele è basato sul rispetto dei diritti umani e il governo Netanyahu ha violato tutti i diritti umani con il genocidio a Gaza, con l'annessione di fatto della Cisgiordania, con gli attacchi illegittimi all'Iran, alla Siria, allo Yemen e, infine, con la distruzione a tappeto del Libano, seguendo lo stesso schema usato nella Striscia.
E' già troppo tardi e non c'è altro tempo da perdere: quell'accordo va sospeso. Il ministro Tajani voti a favore dello stop e faccia pressione sulla Commissione. E' una questione di dignità dell'Ue, della sua storia e dei suoi valori". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Abbiamo chiesto e ottenuto la sospensione dell’esame dell’emendamento sull’avvocatura in attesa dell’esito dell’incontro in corso tra Governo e Quirinale”. Lo riferisce il Partito Democratico nel corso dei lavori in Commissione a Montecitorio, su richiesta della capogruppo Chiara Braga.
I dem denunciano un iter “compresso e forzato”, con il provvedimento “trattenuto a lungo al Senato” e l’approvazione di norme ritenute “palesemente sbagliate e incostituzionali”.
Sul nodo avvocatura, il Pd sottolinea che il Parlamento “non può lavorare alla cieca” su una disposizione ancora oggetto di interlocuzioni istituzionali.
Per i democratici, proseguire senza chiarimenti avrebbe rischiato di trasformare il lavoro parlamentare in una “farsa”, in assenza di elementi certi sugli sviluppi del confronto al Colle.
“Registriamo - ha concluso Braga - che la maggioranza è allo sbando”.
Prima la magistratura ora l’avvocatura, continuano i tentativi della destra di smantellare i pilastri della democrazia e del diritto. Inutile la lezione di 15 milioni di NO. Vogliono far diventare gli avvocati strumenti di attuazione delle politiche governative. Una norma palesemente incostituzionale che non può essere aggirata con un ordine del giorno o con rinvii a future norme attuative.
È necessario fermare l’iter di questo provvedimento ed eliminare quantomeno le disposizioni contestate. Su temi così delicati non sono ammesse forzature né scorciatoie: serve responsabilità istituzionale, rispetto dei principi costituzionali e tutela dei diritti fondamentali.
Della delicatezza del momento molto dice la decisione del sottosegretario Mantovano di recarsi al Quirinale.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.