“Continua il gioco delle parti nel governo. Il vicepremier Salvini annuncia urbi et orbi di aver chiuso i porti italiani, nel silenzio del ministro delle Infrastrutture, e lo fa proseguendo la sua interminabile campagna elettorale”.
“Solo oggi il ministro Toninelli, sconosciuto persino al suo sottosegretario Armando Siri, confessa, costretto dal Question Time in Aula, che non è stato fatto alcun atto formale di chiusura dei nostri porti. I componenti del governo - sottolinea la deputata Dem - dicono tutto e il contrario di tutto, prendendo in giro gli italiani”.
“Quale sarà il prossimo gioco fatto mettendo a repentaglio ogni credibilità in Europa, ma soprattutto - conclude Rotta - in spregio alla buona fede delle cittadine e dei cittadini”.
Le recenti posizione della neo ministra alla Sanità Giulia Grillo segnano un cambio di passo considerevole in merito alla questione delle politiche vaccinali. Sembrano lontani i tempi in cui i 5 stelle in Aula sbraitavano contro il rafforzamento e l'ampliamento dell'obbligo vaccinale, voluto dal precedente governo a fronte del preoccupante calo di coperture nel nostro Paese. Oggi la ministra parla di 'assoluta necessità' di vaccinarsi.
Viene da pensare che, a sole poche settimane dalla nomina, la ministra Grillo abbia fatto un bel bagno di realtà che la porta a un approccio decisamente diverso. Non dimentichi però che se oggi lo scenario è migliorato con tassi di copertura vaccinale che hanno raggiunto le soglie di sicurezza è solo grazie alle misure introdotte dal decreto Lorenzin. E' facile cavalcare la protesta no vax dai banchi dell'opposizione. Altro è assumersi la responsabilità di mettere a punto politiche sanitarie nell'interesse della collettività e non solo del singolo. E pare proprio che la ministra Grillo si sia prontamente resa conto della differenza.
Lo afferma Elena Carnevali, della presidenza del Gruppo Pd alla Camera.
“Danilo Toninelli, come già sulla vicenda porti, anche nel caso delle grandi opere si trasforma da ministro della Trasparenza in quello della Reticenza. Oggi dichiara di aver affidato i dossier sulla valutazione per la realizzazione o meno a degli esperti. Chi sono questi esperti? Quali sono state le procedure di affidamento, forse si è seguito l’esempio del professionista scelto nel caso Stadio della Roma? Con quali tempi? Con quali garanzie di trasparenza, obiettività e scientificità? E, soprattutto, in attesa di questi fantomatici risultati, che scelte sono state assunte dal governo per la continuazione dei lavori visto che, ad esempio, per quanto concerne il Terzo Valico si è già giunti al 40% di realizzazione, mentre nel caso della Tav la negazione degli accordi internazionali prevede il pagamento di penali e la restituzione dei finanziamenti ottenuti? Sono tutte domande alle quali il ministro Toninelli si è sottratto, lasciando il Paese e i cittadini senza risposte adeguate e all’altezza delle sfide dei prossimi anni in tema di mobilità”.
Così il deputato Dem, Davide Gariglio, ha risposto durante il question time all’interrogazione al ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, illustrata dalla deputata del Pd Raffaella Paita.
"I 500 euro per i diciottenni ci saranno anche per i ragazzi nati nel 2000. Dopo le proteste del Pd, dei cittadini in rete e l'avvio della raccolta di firme, il ministro Bonisoli ha cambiato idea. Meglio così”. Lo scrive su Facebook Rosa Maria Di Giorgi, a proposito delle parole del ministro della Cultura Bonisoli.
“Si è inoltre impegnato a investire di più in cultura in discontinuità con i governi di destra che si sono sempre contraddistinti per tagli in cultura e scuola. Aspettiamo di vedere la sua iniziativa politica in questa direzione", conclude.
“Danilo Toninelli adesso alla Camera ‘nessun atto formale di chiusura dei porti italiani’. Scusate tutt’Italia ha capito male, nessuno aveva chiuso un bel niente. Aquarius ha semplicemente cambiato rotta alla crociera#MinistrodelleReticenze”. Lo scrive su Twitter Emanuele Fiano, della presidenza del Gruppo Pd alla Camera.
"Alla prima votazione slegata da incombenze governative, la maggioranza si è già divisa”. Lo dichiara Enrico Borghi, della presidenza del Gruppo Pd alla Camera, a proposito del voto sulla richiesta di dimissioni da parte di Guido Crosetto.
“Sul tema delle dimissioni di Guido Crosetto – continua - dal Parlamento, abbiamo assistito alla divaricazione tra i due partner di governo, e al paradosso che il gruppo cui il deputato appartiene, Fratelli d'Italia, ha annunciato il voto contrario alle dimissioni mentre il gruppo del Movimento 5 Stelle è corso inutilmente in soccorso della destra dando un voto non richiesto che avrebbe messo il silenziatore su una vicenda che merita qualche riflessione. Infatti, rimane un tema da chiarire. E cioè quali siano le motivazioni reali delle dimissioni del collega Crosetto, peraltro da noi stimato nella distinzione che da sempre facciamo tra aspetti personali ed elementi di appartenenza politica. In Aula non è stato chiarito se tali dimissioni sono da ascriversi a caso di incompatibilità, o per motivi personali. Nel primo caso devono essere rese note, nel secondo caso l'aula deve essere informata dal parlamentare interessato che deve spiegare le motivazioni che hanno indotto a una scelta di dimissioni che contrasta con il volere del popolo che ha eletto un proprio rappresentante. L'istituto del voto segreto previsto non è una pratica arcaica, come sostengono impropriamente i colleghi grillini. Esso è volto a tutelare il parlamentare - e quindi le istituzioni democratiche - da eventuali, possibili pressioni ricevute, che potrebbero essere in astratto sia di un partito come di altri soggetti, esterni al Parlamento o addirittura alla nazione”.
“E' per la salvaguardia delle prerogative sancite dall'articolo 67 della Costituzione che noi abbiamo sostenuto la richiesta di rinvio, che consentirà al diretto interessato di chiarire le ragioni di tale decisione e sgombrare il campo da qualsivoglia dubbio", conclude.
"Il Governo Gentiloni, come è successo anche con l’Arera, lascia spostando ad ottobre di quest’anno i termini per la gestione commissariale di Alitalia; posticipa i tempi per la restituzione del prestito ponte che è, ed è stato, uno strumento essenziale nel garantire la sopravvivenza nella fase commissariale di questa compagnia e lo fa per lasciare al nuovo esecutivo tutto il tempo che serve per acquisire informazioni e maturare una scelta consapevole sul destino di Alitalia. Oggi la situazione di Alitalia la fotografo solo con un numero e non con tanti bilanci: nel 1990 la compagnia di bandiera allora su un mercato di 50 milioni di passeggeri ne trasportava circa 25 milioni, la metà; nel 2017 su 144 milioni di passeggeri ne ha trasportati il 15 per cento; questo è il fallimento vero di questo sistema industriale”. Lo dichiara in Aula il deputato del Pd, Gianluca Benamati.
"E allora due osservazioni: la prima, è finito il tempo di Alitalia? C’è uno spazio per la compagnia di bandiera in Italia? La risposta è sì. Alitalia può essere un vettore di sviluppo oltre che di trasporto aereo. Ma noi ora dobbiamo fare i conti con i grandi vettori internazionali, e non cedere il passo a nazionalizzazioni anacronistiche. Dobbiamo costruire una realtà industriale capace di operare nel mondo del trasposto e che non costi ancora ai contribuenti italiani. E qui c’è la seconda osservazione, e riguarda l’Alitalia come banco di prova. Questo è un decreto legge di correttezza perché rimette nelle mani del nuovo governo giallo-verde il futuro di questa compagnia. Il ministro Di Maio ha in mano le chiavi del futuro dell'Italia, non solo perché riunisce sotto di sé due ministeri importanti, ma perché è in quei ministeri che si declinerà il futuro del nostro paese. Nell’accordo di governo ci sono tante cose ma una grave mancanza, che è la politica industriale. E per noi l’industria e la manifattura sono i pilastri dell’economia italiana e quindi questa è una mancanza notevole. Credo, inoltre, che manchi una visione di Paese. L'Italia è un paese che vive aperto al mondo, acquistiamo materie prime le trasformiamo e le rendiamo al mondo come prodotti finiti, cosi nei secoli si è gestita la prosperità e la ricchezza del nostro popolo e della nostra terra", aggiunge Benamati.
"Quando ci siamo chiusi in noi stessi siamo stati poveri ed emarginati. Quindi cerchiamo di non dimenticare chi siamo e dove andiamo. Alitalia è un banco di prova per una soluzione di politica industriale che, nell’attesa di vedere dispiegato un programma coerente, ci può dare delle indicazioni. Noi abbiamo in mente e vogliamo soluzioni che stiano sul mercato, che sfruttino il grande bacino di mercato interno di passeggeri, che sostengano lo sviluppo del paese, che salvaguardino l’occupazione - parliamo di 20 mila famiglie - e che non costino al contribuente", conclude il deputato democratico.
Proposta mette al centro lavoratore
“Il Governo del cambiamento col suo Ministro del lavoro (altrui) continuano a pensare che l’unico modo per tutelare il lavoro e la dignità di chi lavora, e in particolare dei riders, sia qualificare come subordinata la prestazione erogata. È un approccio che guarda ancora al secolo scorso, non serve a risolvere i problemi emergenti dai business models della on-demand economy e spesso non incontra nemmeno il favore degli stessi lavoratori”.
- così i deputati del Partito Democratico del gruppo di lavoro sui Riders Debora Serracchiani, Antonio Viscomi, Massimo Ungaro, Alessia Rotta e Chiara Gribaudo, vicepresidenti del gruppo Pd -
“C’è invece bisogno di cambiare prospettiva, superando gli effetti della dicotomia tra subordinazione e autonomia: è al lavoro svolto e non al contratto stipulato (o che si è costretti a stipulare) che occorre correlare le tutele, le garanzie e i diritti. Noi abbiamo ritenuto necessario operare fin da subito per assicurare adeguate garanzie ai riders, e non solo a loro, – sottolineano i deputati Dem - per presidiare e tutelare qualunque attività lavorativa. Abbiamo individuato la sicurezza sul lavoro come tema cardine da cui partire, con l’estensione dell’assicurazione obbligatoria per infortuni sul lavoro e per malattie professionali pubblica o privata, e con l’implementazione degli obblighi previsti di informazione e formazione dei lavoratori. La necessità, poi, di una tutela antidiscriminatoria, che eviti distorsioni applicative attraverso la trasparenza informativa sugli algoritmi funzionali alla individuazione dei riders; e di equità salariale, che assicuri un trattamento economico in grado di correlare il compenso al tempo complessivo di lavoro. si deve, infine, privilegiare lo strumento di contrattazione collettiva, per ridurre i possibili contenziosi giudiziari, e la libertà di organizzazione ed azione sindacale, per evitare quei comportamenti opportunistici indotti dalle modalità di erogazione della prestazione”.
“Solo con un’azione legislativa, derivante dalla conoscenza reale delle modalità lavorative, che pone al centro il lavoratore come portatore di diritti – concludono i deputati - saranno date risposte serie, al di là degli inadeguati proclami di affrettati decreti”
Accorgendosi che le trasformazioni del lavoro impatteranno sulla piena occupazione (benvenuto), il comico torna a proporre una misura che oggi chiama di “ reddito di base universale”. Quindi addio alla condizionalità, ovvero la prova dei mezzi e la ricerca di un lavoro prevista nel reddito di cittadinanza?
Quanta confusione sotto il cielo delle 5 Stelle offuscate. Proviamo a fare chiarezza: un reddito di base universale c’è già. Esiste in Italia grazie ai governi di centrosinistra - non è un caso se la misura di contrasto alla povertà ora si chiama Reddito di inclusione, appunto reddito. Ma il capo del Movimento 5 Stelle confonde gli strumenti assicurativi da perdita di lavoro (sussidi alla disoccupazione) da quelli assistenziali (erogati a chi non riceve ammortizzatori), che tutti i sistemi di welfare europeo tengono distinti. Non è un caso che la Finlandia abbia abbandonato la sperimentazione su un “reddito” non legato alla prova dei mezzi e che l’unico esempio di questa tipologia esiste solo in Alaska.
Grillo chieda a Di Maio di spiegare le ragioni per cui la proposta del Pd, presentata ieri, ovvero l’estensione della platea e del beneficio economico per sostenere ed uscire dalla condizione di povertà, non venga accolta. Forse Di Maio oppure Salvini diranno che questa nuova, vecchia, ennesima versione di reddito di base universale non è nel contratto di governo.
Lo afferma Elena Carnevali, della presidenza del Gruppo Pd alla Camera.
“Qual è la posizione del governo sul futuro delle grandi opere in Italia? Corrisponde al vero l’intenzione di ridiscuterle con il rischio di penali e di non realizzare infrastrutture strategiche per il Paese come la Tav e il Terzo valico?”.
Queste le domande centrali contenute nell’interrogazione presentata dal Partito democratico nel question time di oggi al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Danilo Toninelli, a firma delle deputate e dei deputati Gribaudo, Paita, Gariglio, Bonomo, Borghi, Fregolent, Giorgis, Lepri, Losacco, Portas, Vazio, Fiano.
“La richiesta di una verifica di costi benefici - scrivono i parlamentari del Pd - appare del tutto pretestuosa e finalizzata ad assecondare un certo ideologismo “anti” anche perché su tutte le opere, per esplicito intendimento del precedente governo, sono state già effettuate le analisi costi/benefici e compiuti importanti percorsi istituzionali per la più ampia condivisione possibile. Ad esempio, sulla Tav - precisano i firmatari - con il rapporto “Verifica del modello di esercizio per la tratta nazionale lato Italia” ,si è attuata la revisione del progetto da parte dell’allora ministro Delrio che, per la tratta nazionale, ne ha dimezzato i costi, riutilizzando una parte rilevante della linea storica, come certificato Anche dai documenti ufficiali dell’Osservatorio che ha dimostrato l’oggettiva validità, della Tav, soprattutto se inserita nel contesto delle Reti Europee”.
"Si spacciano per rappresentanti del cambiamento e poi Salvini propone l’ennesimo condono, in piena continuità con gli esecutivi della destra”.
Lo dichiara Alessia Rotta, vicepresidente vicaria dei deputati del Partito Democratico.
“Salvini propone di chiudere subito tutte le cartelle esattoriali di Equitalia sino a 100 mila euro. È questa la pace fiscale di cui parlava il contratto di governo? Eravamo facili profeti quando dicevamo che quelle parole non erano rivolte ai più deboli e a chi non ce la fa, ma nascondevano un altro condono diffuso. Un approccio sbagliato – spiega la deputata Dem - nel metodo, perché gli introiti dello stato, secondo quanto rilevato dall’agenzia delle entrate, sarebbero di molto inferiori a quelli che il governo prevede di ottenere, e nel merito, perché asseconda chi si sente più furbo degli altri”.
"Ora è chiaro che quando il vicepremier dice che vengono prima gli italiani evidentemente – conclude Rotta - non pensa ai cittadini onesti che pagano le tasse".
“Le dichiarazioni di Filippo Vannoni sulla gestione dell’inchiesta Consip, lasciano letteralmente sbalorditi”. Lo dichiara Franco Vazio, deputato del Partito democratico, a proposito delle parole di Filippo Vannoni davanti alla Sezione disciplinare del Csm.
“Vannoni – spiega - sarebbe stato ‘intimidito’ con domande pressanti e concentrate sui ‘rapporti con Matteo Renzi’. Avrebbe anche riferito una frase (‘vuole fare una vacanza a Poggioreale’) che, racconta, gli sarebbe stata rivolta dal pm Woodcock, di fronte alla quale rimase ‘colpito e intimidito’. E ancora: ‘Parlavano tutti insieme, un gruppo corale diceva «confessi», o «chi te l'ha detto», «So solo che volevo uscire di lì. Per questo feci il nome di Lotti per cavarmi di impaccio». Sono sbalordito e profondamente turbato. Quelle di Vannoni sono affermazioni di una tale gravità che evocano pressioni e scenari eversivi che non necessitano di alcun ulteriore commento. Quando un potere - la magistratura - che ha il compito di indagare e reprimere i reati, si fa artefice di atti e pressioni così gravi per colpire un altro potere, come sembrerebbe dalle parole di Vannoni, è l’impianto costituzionale dello Stato che viene messo in pericolo”.
“Il Csm deve fare presto e andare fino in fondo a questo processo, perché in gioco non c’è solo l’impianto accusatorio a carico di Luca Lotti e l‘onorabilità di un ex presidente del Consiglio e di un ex ministro, ma anche e soprattutto il destino e la tenuta delle istituzioni”, conclude.
Bella vittoria per territori montani con norma voluta da Pd
"Oggi le Sezioni Unite Civili della Corte Suprema di Cassazione hanno rigettato i ricorsi avanzati da privati contro la norma (contenuta nella legge di stabilità 2013 e confermata in via interpretativa con il Collegato ambientale del 2015) che ha esteso i sovracanoni di bacino imbrifero montano previsti dalla legge 959/53 anche agli impianti posti al di fuori del perimetro dei consorzi, e quindi di fatto nei comuni rivieraschi non montani. La Cassazione ha confermato che la norma in questione, voluta e costruita da parlamentari del Partito Democratico, è pienamente legittima sotto il profilo costituzionale e comunitario.
Dopo una vicenda giudiziaria lunga 5 anni, oggi il diritto dei comuni montani-singoli o associati in consorzi- di percepire i sovracanoni in relazione a tutti gli impianti (a prescindere dal rilievo altimetrico) non può più essere messo in discussione. Si tratta di una bella vittoria per i territori montani, che vedranno un aumento del gettito fiscale a loro favore, frutto dell'azione convinta dei Democratici nella scorsa legislatura, e che ora ci auguriamo non venga penalizzata dalle misure che il governo intende mettere in atto nel cosiddetto pacchetto della Flat Tax.".
Lo afferma Enrico Borghi, della presidenza Pd alla Camera dei Deputati.
“Quali misure urgenti il ministro Giulia Grillo intende adottare per rendere operativa su tutto il territorio la banca dati nazionale destinata alla registrazione delle disposizioni anticipate di trattamento (DAT)”. Lo chiede Elena Carnevali, deputata del Pd, in un’interrogazione al ministro della Salute anche a seguito dell’inchiesta riportata oggi dal quotidiano ‘La Repubblica’, dove si evince che “La rivoluzione biotestamento è azzoppata dalla burocrazia”.
“Come denuncia l’inchiesta giornalistica – continua la Carnevali - il problema più grave è la mancanza di una banca dati nazionale che impedisce anche alle Regioni che abbiano già varato il fascicolo sanitario elettronico di archiviare le Dat in modo digitale. Il ministero della Salute ha emanato in marzo un decreto che istituisce un gruppo di lavoro, a cui partecipano rappresentanti del ministero della Salute, delle Regioni e dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, che dovrà definire i contenuti informativi della Banca dati, le modalità di registrazione e di fruibilità delle DAT e le misure di sicurezza per la protezione dei dati personali. Chiedo alla ministra se tra le priorità del suo dicastero ci sia la rapida realizzazione della Banca dati nazionale ed un’apposita campagna di informazione e di sensibilizzazione a carattere nazionale e regionale per diffondere una maggiore conoscenza dei contenuti reali previsti dalla legge sul biotestamento.
In Parlamento pronti ad andare oltre appartenenze
“Passo in avanti verso la maggiore autonomia dell'Emilia-Romagna”. Lo dichiara Marco Di Maio, deputato del Partito democratico, a proposito dell’incontro di Roma tra il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, l'assessore Emma Petitti e il ministro Erika Stefani per procedere sull'assegnazione di maggiore autonomia su competenze strategiche come lavoro, istruzione, salute, ambiente e territorio, rapporti internazionali e con l’Unione europea.
"Ha fatto bene – continua - il presidente Bonaccini a chiedere di procedere di pari passo con Lombardia e Veneto, indipendentemente dalle diverse appartenenze partitiche, perché si tratta di un processo che, una volta completato, porterà benefici a tutti. E' esattamente ciò che avevamo chiesto qualche giorno fa con un'apposita interrogazione al ministro Stefani dopo le sue prime dichiarazioni in cui aveva annunciato accelerazioni sull'iter di Lombardia e Veneto dimenticando l'Emilia-Romagna. Questo incontro è positivo perché rassicura sull'impegno del Governo a seguire allo stesso modo e senza distinzioni di parte l'evoluzione del procedimento anche per i nostri territori. Si proceda così, nell'interesse di tutti".
"In Parlamento, se e quando si renderà necessario saremo pronti a lavorare in maniera unitaria mettendo da parte le diverse appartenenze per agevolare al massimo l'iter del provvedimento. Mi auguro che altri facciano lo stesso", conclude.