28/05/2025 - 11:21

“Provo vergogna di fronte all’inadeguatezza dell’informativa del Ministro Tajani, stamattina, sulla situazione a Gaza. Mancava completamente la politica: abbiamo ascoltato per lunghi minuti un’apologia dell’operato umanitario - assolutamente irrilevante, in proporzione alla crisi che continua anche in questo momento - del governo italiano, senza che mai fosse nemmeno nominato Netanyahu, come se questa situazione fosse generata da una carestia naturale e non dall’operato comunale del governo israeliano. E siamo stati pure costretti a vedere il Ministro Tajani ridacchiare durante gli interventi delle opposizioni che lo richiamavano a fare pressione sul governo di Israele nel rispetto della grande tradizione diplomatica del nostro Paese. Oggi pesano soprattutto le parole che Tajani non ha detto, e le scelte che il governo italiano non ha fatto e continua a non fare. Nulla, nelle parole del Ministro, oltre all’evocazione retorica di un discorso spoglio di qualsiasi iniziativa politica, garanzia e capacità di azione. Come ha ricordato nel suo intervento il collega Provenzano, l’unica operazione umanitaria possibile ora è fermare Netanyahu, e nelle parole pavide di Tajani mancava completamente la volontà politica di agire per non irritare l’alleato Netanyahu” così la deputata democratica, Rachele Scarpa.

26/05/2025 - 19:17

La deputata democratica Rachele Scarpa è intervenuta in Aula alla Camera durante la discussione generale sul decreto Sicurezza, denunciando l’approccio repressivo del provvedimento e citando le parole di Papa Francesco, pronunciate nel discorso rivolto alla Delegazione dell’Associazione Internazionale di Diritto Penale: “Negli ultimi decenni – sono le parole di Francesco lette da Scarpa – si è diffusa la convinzione che attraverso la pena pubblica si possano risolvere i più disparati problemi sociali, come se per le più diverse malattie ci venisse raccomandata la medesima medicina. Non si tratta di fiducia in qualche funzione sociale tradizionalmente attribuita alla pena pubblica, quanto piuttosto della credenza che mediante tale pena si possano ottenere quei benefici che richiederebbero l’implementazione di un altro tipo di politica sociale, economica e di inclusione sociale. Non si cercano soltanto capri espiatori che paghino con la loro libertà e con la loro vita per tutti i mali sociali, come era tipico nelle società primitive, ma oltre a ciò talvolta c’è la tendenza a costruire deliberatamente dei nemici: figure stereotipate, che concentrano in sé stesse tutte le caratteristiche che la società percepisce o interpreta come minacciose. I meccanismi di formazione di queste immagini sono i medesimi che, a suo tempo, permisero l’espansione delle idee razziste. Ed è in questo contesto che la missione dei giuristi non può che essere quella di limitare, contenere tali tendenze.” Scarpa ha quindi ribadito che “moltiplicare reati e aggravanti non produce più sicurezza, ma solo più carcere, più esclusione, più repressione”, sottolineando come il decreto rappresenti una “pericolosa deriva punitiva, lontana da qualsiasi visione inclusiva e costituzionalmente orientata e che non ha nulla a che fare con la sicurezza”.

 

22/05/2025 - 12:05

«Con la sentenza di oggi la Corte costituzionale ha finalmente rimosso un ostacolo ingiustificato al riconoscimento della genitorialità. È una decisione giusta, attesa da tempo, che restituisce dignità e diritti non solo alle madri intenzionali, ma soprattutto ai bambini e alle bambine nati grazie alla procreazione medicalmente assistita» – così l’on. Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico, commenta la decisione della Consulta sull’incostituzionalità del divieto per la madre intenzionale di riconoscere come proprio il figlio nato in Italia da PMA praticata all’estero.

«Questa sentenza mette al centro l’interesse del minore e afferma con chiarezza un principio fondamentale: chi si assume la responsabilità di generare un figlio attraverso un percorso consapevole, non può essere escluso dal suo riconoscimento giuridico. Lo Stato deve garantire protezione e stabilità, non ostacolarle» conclude Scarpa.

 

21/05/2025 - 18:11

«Che la Regione Calabria si sia costituita parte civile per sbaglio nel processo per la strage di Cutro è difficile da credere. Che poi si sia corretta nel giro di poche ore, subito dopo le critiche del Ministro Salvini – che è peraltro parte interessata nel procedimento – è quantomeno sospetto. Sembra più una svista di convenienza che un errore tecnico» – così Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico, annuncia il deposito di un’interrogazione parlamentare ai Ministri delle Infrastrutture e dei Rapporti con il Parlamento.

Il 26 febbraio 2023, al largo di Steccato di Cutro, morirono almeno 94 persone, tra cui molti minori. In queste settimane è in corso l’udienza preliminare per accertare eventuali responsabilità istituzionali nei ritardi nei soccorsi. Il 12 maggio, la Regione Calabria aveva presentato richiesta di costituzione di parte civile, salvo poi ritirarla nel giro di un pomeriggio, giustificandosi con un errore materiale, precisando che si voleva procedere solo contro gli scafisti e non contro le forze dell’ordine.

«Un cambio di rotta così repentino – osserva Scarpa – fa quantomeno sorridere, se non fosse che stiamo parlando di una tragedia e di un processo che riguarda anche figure dello Stato. Secondo il sindacato autonomo della Marina, l’intervento del Ministro Salvini sarebbe stato “determinante” per far fare marcia indietro alla Giunta regionale. È una dichiarazione che non può passare inosservata.»

«Ho depositato un’interrogazione – prosegue – perché vogliamo sapere se ci sono state pressioni politiche, e quale sia stato il ruolo reale del Governo in questa vicenda. Le istituzioni locali devono poter esercitare le loro prerogative senza condizionamenti, specie quando si parla di accertare le responsabilità dello Stato in una strage che ha segnato il nostro Paese.»

«La giustizia deve poter fare il suo corso in piena autonomia. Se anche la parte civile comincia a ritirarsi, a processo ancora in corso, c’è qualcosa che non va».

 

21/05/2025 - 11:37

“Noi siamo stati a Rafah, alle porte dell’inferno, dove si sentivano chiaramente le bombe,  dove dal 2 marzo scorso non entra alcun aiuto umanitario, nemmeno la farina per sfamare le bocche dei bambini che a Gaza muoiono di fame.

Il governo Netanyahu fa un annuncio, consentirà l’ingresso di una quantità minima di aiuti umanitari. Quanto basta per ottenere il via libera politico e mediatico per la prosecuzione del piano criminale di invasione nella terra di Gaza.

I sopravvissuti ci hanno detto chiaramente: la fame è molto peggio delle bombe e nelle prossime quarantott’ore 14.000 bambini palestinesi rischiano di morire di fame perché la fame in questo contesto non è solo una conseguenza, è un’arma utilizzata per spezzare un popolo dall’interno, per distruggere la questione sociale, per cancellare la solidarietà.

È un’operazione che mira a trasformare un popolo in una massa disorientata, su cui si pretende che accetti qualunque cosa pur di sopravvivere, anche lo sfollamento forzato, anche la pulizia etnica. Si sta delineando sempre più chiaramente questo tipo di strategia, una strategia di vera e propria demolizione sociale, dietro al disegno più ampio di  far crollare la credibilità morale di un popolo, a convincere il mondo che non è in grado di autogovernarsi per poi imporre una nuova forma di colonizzazione sotto copertura umanitaria, una violenza inaudita che si somma a quella delle bombe che continuano a cadere, alla distruzione deliberata degli ospedali, delle scuole, delle infrastrutture al bombardamento dei campi profughi alla targhettizzazione degli operatori umanitari e dei giornalisti.

Tutto questo accade in diretta sotto gli occhi del mondo.

Com’è possibile che solo questa maggioranza continui a non vedere tutto questo? Serve una soluzione politica e un’azione concreta.

Nel frattempo il nostro paese continua ad acquistare tecnologie da Israele, continua a votare contro la revisione degli accordi di associazione tra Israele ed Unione Europea.
Avete o non avete il coraggio di guardare la sofferenza di cui ci state rendendo complici in faccia?

Avete o non avete il coraggio di intraprendere in questo senso delle azioni politiche concrete e di smetterla con le dichiarazioni timide e con la declamazione della soluzione due popoli e du
e Stati senza che nessuna conseguenza politica?”. Lo ha detto in Aula intervenendo sulle mozioni su Gaza Rachele Scarpa, deputata Pd, che ha partecipato alla missione delle opposizioni a Gaza.

 

20/05/2025 - 13:55

«Hanid Bodoui era in Italia da più di dieci anni. È morto impiccandosi in una cella del carcere delle Vallette, poche ore dopo la convalida dell’arresto. Temendo di essere rimandato nel CPR di Gjadër, in Albania, ha scelto di togliersi la vita. Una tragedia terribile, che ci impone di fermarci e guardare in faccia ciò che sta accadendo nel nostro Paese e in nome del nostro Paese» così Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico.

"Questa non è un’eccezione. È il frutto di un sistema che produce dolore e instabilità, che spezza le persone, che le spinge ai gesti estremi. I centri in Albania sono diventati il motore di una spirale di sofferenza infinita, che non si ferma nemmeno quando ci si illude che l’incubo sia finito. Hanid era uscito dal CPR. Ma la minaccia di doverci tornare è bastata per farlo crollare» prosegue Scarpa.

«Non esiste alcuna “gestione” delle migrazioni che possa passare sopra la dignità e la salute mentale delle persone. Ci troviamo di fronte all’ennesimo fallimento umano e politico. E il fatto che l’eco di questa tragedia sia così flebile nella discussione pubblica la rende ancora più insopportabile. Hanid non è una vittima casuale: è il prodotto di un sistema costruito per schiacciare. Con molti colleghi e colleghe stiamo denunciando da mesi, in Parlamento e fuori, l’assurdità e la pericolosità dell’accordo con l’Albania. E proprio la questione dei rischi per incolumità della salute fisica e mentale è stata oggetto di una segnalazione al CPT da parte mia e della collega Cecilia Strada. Questa operazione del Governo la stiamo definendo per quella che è: un’operazione meschina, che gioca con le vite delle persone per offrire alla propaganda un simulacro di controllo. Oggi questa operazione uccide. E il Governo deve prendersene la responsabilità.»

«A chi oggi piange Hanid, va la mia vicinanza. Ma non può bastare. Serve una reazione politica. Serve porre fine a questo disastro prima che un’altra vita venga spezzata nel silenzio» conclude Scarpa.

 

18/05/2025 - 14:29

Dichiarazione di Rachele Scarpa , deputata Pd

“Alle mie spalle c’è il valico di Rafah. Noi eravamo già qui un anno fa. Questa era una bomba (si sente un boato). Oggi si sentono ancora le esplosioni. Un anno fa avevamo potuto vedere qualche camion, due o tre, di aiuti entrare da questo cancello. Oggi, da Mezzaluna Rossa, ci è stato confermato che da marzo non entra più nulla, né qui né dal valico di Kerem Shalom. La popolazione palestinese è stremata”. Lo dice in un video pubblicato sui social dei deputati Pd, la deputata dem Rachele Scarpa, parlando dal valico di Rafah mentre in lontananza si sentono i bombardamenti.

“La fame – conclude Scarpa – non viene solo utilizzata come un’arma di guerra, ma è parte di una strategia complessiva che punta all’annientamento del senso di comunità, della popolazione palestinese e, in ultima istanza, al suo allontanamento permanente dalla Striscia di Gaza. Siamo qui oggi per chiedere il cessate il fuoco, l’ingresso immediato degli aiuti umanitari e la fine di questo massacro”.

 

14/05/2025 - 18:35

“Mentre votiamo l’ennesima fiducia, questa volta al decreto sull'immigrazione irregolare, prendiamo atto che sui Cpr in Albania c’è un solo dato certo: esercitare il controllo democratico sul loro ‘funzionamento’, si fa per dire, è praticamente impossibile. Accessi agli atti negati, informazioni non date, tentativi di violazione arbitraria delle prerogative parlamentari, numeri e storie delle persone ricostruite solo grazie all’impegno di quei parlamentari che si sono recati fisicamente a verificare ciò che avviene. Un vero abisso del diritto in violazione della Costituzione. Nel Cpr di Gjader, ad esempio, nei primi 13 giorni abbiamo contato sul registro eventi 35 segnalazioni, di cui oltre la metà erano gesti di autolesionismo o tentativi di suicidio. Calcolatrice alla mano, dall’inizio della mastodontica operazione, ottobre 2024, sono state portate in Albania: 16 persone a ottobre, 9 a novembre e 49 a gennaio poi tornate in Italia. In sette mesi di attività sono transitate 157 persone in tutto. Di cosa parliamo? Restano agli atti solo le dichiarazioni trionfalistiche, gli spauracchi sui giudici comunisti, la foto delle persone ammanettate, le ridicole percentuali sui rimpatri. Il risultato finale è un buco nero che tutto risucchia e fagocita insieme al miliardo di euro dei contribuenti italiani anche i diritti delle persone. Noi a questa presa in giro crudele e vergognosa non ci stiamo e non ci staremo mai”.

Così la deputata democratica, Rachele Scarpa, intervenendo in Aula alla Camera per annunciare il voto contrario del Gruppo al Dl sull'immigrazione irregolare.

 

12/05/2025 - 20:36

«Una bambina di soli due anni e uno di quattro sono morti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Una notizia che spezza il fiato. Un dolore che grida giustizia. Ma la vera tragedia è che questo dolore si sta trasformando in una macchia ordinaria nel nostro orizzonte politico, dove la vita e la morte di chi cerca rifugio sembrano non valere più nulla» – così l’on. Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico, commenta la notizia del naufragio al largo di Lampedusa.
«Cosa serve ancora per capire che l’attuale politica migratoria è fallimentare, disumana e miope? Quanto a lungo possiamo continuare a leggere comunicati come questi e restare impassibili? Due bambini sono morti. E con loro, ogni giorno, muoiono le speranze, i legami familiari, le possibilità di una vita degna per migliaia di persone che hanno come unica colpa quella di cercare salvezza.

Oggi la Stampa riporta che sono già oltre 500 le persone morte in mare dall’inizio del 2025, oltre 30 mila dal 2014.. Un numero agghiacciante, che racconta meglio di qualsiasi commento l’urgenza di un cambiamento radicale. Ogni vita persa nel Mediterraneo è una sconfitta della politica, un cedimento morale delle istituzioni, una ferita al cuore dell’Europa.

È vergognoso che le risposte del Governo continuino a muoversi tra respingimenti, accordi opachi e silenzi colpevoli, come se la sofferenza potesse essere gestita come un problema amministrativo da esternalizzare. La morte di questi bambini pesa su tutti noi, ma soprattutto su chi oggi ha il potere e la responsabilità di scegliere. E continua a non farlo.

A chi ci chiede di restare umani, dobbiamo rispondere con scelte politiche all’altezza. L’alternativa è la rassegnazione. E alla rassegnazione, io mi oppongo» conclude la deputata.

 

 

08/05/2025 - 22:39

Il Decreto Albania, che converte il centro di Gjadër in CPR, è stato approvato in commissione e la prossima settimana arriverà in Aula. Già di per sé il testo era una vergogna, perché esportava fuori dall’UE un modello fallimentare, quello dei CPR, che produce solo sofferenza e morte. Come se non bastasse, sono arrivati ieri all’ultimo tre emendamenti della relatrice che rappresentano plasticamente il metodo utilizzato finora: si procede a tentoni, mettendo toppe su toppe nel tentativo disperato di far “funzionare” un modello che, per quanto è assurdo, ha del perverso. Avevano scritto male la norma con cui cambiavano la destinazione d’uso dei centri trasformandoli in CPR, facendo sì che chi faceva richiesta d’asilo in Albania dovesse essere portato in Italia: dunque presentano un emendamento per “porre rimedio”, comprimendo sempre più l’istituto del diritto d’asilo. La costruzione del centro albanese va a rilento, non senza problemi e opacità: dunque prorogano di un anno la possibilità di andare in deroga al codice dei contratti pubblici. Ogni giorno aumenta il numero delle persone da riportare in Italia, ma una alla volta, e ogni viaggio è a spese dei contribuenti italiani: dunque si regalano due motovedette all’Albania, chissà che il loro utilizzo possa non figurare nel conteggio finale delle spese.

Evidentemente l’unica funzione del Parlamento, per questa maggioranza, è quella di ratificare decreti su decreti funzionali esclusivamente a coprire le orrende falle economiche, logiche e logistiche della propaganda di Meloni. Una vera vergogna, sulla pelle delle persone migranti, con i soldi dei contribuenti italiani.

 

07/05/2025 - 18:18

Ha dell’assurdo la risposta della presidente Meloni al premier time al Senato sul CPR in Albania. Ha detto “entro la fine della settimana il 25% dei migranti trattenuti in Albania sarà rimpatriato”: un modo nuovo e curioso di comunicare i dati, ancora prima che il dato sia reale. Dalle nostre ricostruzioni invece risulta che al 27 aprile 4 persone erano state rimpatriate, a fronte delle 55 che sappiamo essere transitate per il centro (40 inizialmente + le 15 recentemente trasferite). Le percentuali non tornano. La premier poi si dilunga nel ribadire come “quasi tutti” i trattenuti nei centri siano pericolosi criminali: un dato che è impossibile confermare, visto che nessun accesso è stato consentito non solo ai fascicoli giudiziari, ma anche solo a una lista di nomi delle persone portate in Albania. Posso sicuramente affermare di aver parlato, recandomi fisicamente nel CPR di Gjadër, con diverse persone che riportavano di non avere alcun precedente penale. Ci tengo poi a ribadire una cosa, su tutte: a prescindere da quale sia la storia giudiziaria di ciascuna di quelle persone, tutte quelle che sono state condannate per dei reati hanno già scontato la loro pena in carcere. Non possiamo accettare questa retorica strumentale, che è solo un maldestro funambolismo sul dettato costituzionale “la legge è uguale per tutti” per insinuare che ad alcune persone, in virtù del solo fatto di essere straniere, spetta una seconda pena aggiuntiva, da scontare nei CPR. Chi sta in un CPR subisce una detenzione amministrativa, e si trova lì solo perché non è in possesso di regolare documentazione. Un esempio su tutti? Abel Okubor, morto a 37 anni nel CPR di Brindisi qualche giorno fa, non aveva commesso alcun reato. Era finito in CPR per un disguido burocratico, dopo 12 anni di lavoro in Italia come bracciante. Il giorno in cui è morto aveva ricevuto una proposta di lavoro che gli avrebbe permesso di regolarizzare la sua condizione. Qualsiasi insinuazione sui reati eventualmente commessi da queste persone non c’entra nulla con il sistema CPR ed è crudele e costosissima propaganda, e in quanto tale va respinta.

Così la deputata del Pd Rachele Scarpa.

 

07/05/2025 - 16:56

“I Cpr sono un modello disumano e sbagliato che produce morte e il ministro Piantedosi lo vuole addirittura esportare in Albania. Lo Stato ha la responsabilità di garantire la sicurezza e la salute di chi è in sua custodia. Quando una persona di 37 anni muore all'interno di un Cpr non si può parlare di semplice malore. La morte di Abel Okubor, bracciante in Italia per 12 anni e finito a passare gli ultimi giorni di vita nel Cpr di Brindisi, non è un caso isolato”. Lo ha detto la deputata PD, Rachele Scarpa, durante il Question time al ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. “Sono tante, troppe le persone che sono morte nei Cpr italiani” ha continuato l'esponente dem, “luoghi in cui da tempo si denunciano le condizioni di trattenimento inumane e non regolate da una normativa primaria. Nei Cpr la negligenza sanitaria e la contenzione tramite psicofarmaci sono all’ordine del giorno, sono luoghi patogeni dove non è improprio parlare di deriva manicomiale. E manca ancora una comunicazione ufficiale della morte di Abel”, ha concluso Scarpa.

02/05/2025 - 13:07

    "Nella giornata di mercoledì abbiamo trasmesso al Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti del Consiglio d’Europa una dettagliata relazione su quanto abbiamo testimoniato in più di 10 visite ispettive effettuate tra il 9 e il 27 aprile insieme a colleghe e colleghi delle opposizioni e con il supporto del Tavolo Asilo e Immigrazione". Così in una nota congiunta la deputata dem Rachele Scarpa e l'europarlamentare del Pd, Cecilia Strada.

    "Abbiamo visto con i nostri occhi il centro - prosegue la nota - abbiamo parlato con quasi tutte le persone trattenute nelle prime due settimane e abbiamo consultato approfonditamente il registro eventi critici, facendo emergere un quadro molto serio. In due settimane si sono registrati 35 eventi critici, principalmente gravi atti di autolesionismo, fino al tentativo di suicidio. Su 41 persone trasferite, almeno 12 sono rientrate in Italia per inidoneità medica o mancate convalide del trattenimento. Come tutti i CPR italiani, quello di Gjader è un luogo patogeno; alcuni gravi problemi strutturali del CPR, come il posizionamento degli sprinkler antincendio, che sono stati utilizzati come gancio per gesti anticonservativi, e la posizione extraterritoriale che taglia fuori i trattenuti dal resto del mondo, aggravano ulteriormente, se possibile, la situazione di chi è trattenuto in Albania".

    "Le testimonianze e le evidenze raccolte - concludono Scarpa e Strada - mostrano che la vita e l'incolumità di chi si trova trattenuto nel centro di Gjader sono in pericolo: per questo abbiamo ritenuto doveroso consegnare una dettagliata relazione al Comitato europeo per la prevenzione della tortura, chiedendo anche di valutare una visita urgente, alla luce delle gravi difformità tra le pratiche segnalate e la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), con evidenti violazioni dei diritti fondamentali in essa garantiti".

 

24/04/2025 - 12:00

Meloni non continui a ignorare

“Il nuovo rapporto del Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa è un atto d’accusa durissimo contro il sistema dei Centri di permanenza per il rimpatrio in Italia. Ha confermato ciò che già numerosi altri rapporti hanno raccontato: episodi di maltrattamento, somministrazione di psicofarmaci senza prescrizione, condizioni materiali disumane, totale assenza di trasparenza e monitoraggio indipendente. Non si può più parlare di “criticità”, siamo davanti a una violazione sistemica dei diritti umani”.Così la deputata del Pd, Rachele Scarpa.

“La cosa più grave - aggiunge - è che il governo Meloni ha esportato questo modello all’estero, con uno spreco spropositato di soldi pubblici. Il modello Albania, da cui continuano ad arrivarci notizie di episodi di autolesionismo, viene oggi messo esplicitamente in discussione anche dal Consiglio d’Europa. Se i Cpr in Italia sono luoghi di sospensione del diritto, figuriamoci cosa accade quando si spostano al di fuori dei confini nazionali, in un contesto dove il controllo democratico e il potere ispettivo dei parlamentari sono ancora più debole. Chi viene rinchiuso in un Cpr non ha commesso alcun reato, eppure subisce trattamenti che sarebbero inaccettabili persino in un penitenziario. Il fatto che il Cpt parli di ‘approccio sproporzionato alla sicurezza’, di ‘carceri di fatto’ e di ‘detenuti parcheggiati’, deve farci rabbrividire. Questo non è controllo delle migrazioni: è disumanizzazione. Ed è ancora più inaccettabile se a subirla sono persone vulnerabili, senza alcuna possibilità di difendersi. Il governo deve rispondere subito, assumendosi le proprie responsabilità. È tempo di chiudere i CPR e investire su canali sicuri di immigrazione regolare, rispettosi dei diritti e della dignità umana. Continuare su questa strada - conclude - significa avallare un sistema che produce sofferenza, isolamento, e in troppi casi, come ci dicono anche i dati sul suicidio, morte”.

 

16/04/2025 - 19:40

“Dalla visita ispettiva effettuata oggi nel cpr di Giadër dalle deputate Scarpa e Bakkali e emerge l’ennesima prova dell’assurdità di tutta l’operazione pensata dal governo Meloni per salvare la sua stessa costosissima propaganda: dalla consultazione del registro degli eventi critici siamo riuscite a ricostruire il fatto che un’altra persona, verosimilmente nella giornata di ieri, è già stata riportata in Italia perché le sue condizioni di salute mentale erano incompatibili con la detenzione amministrativa. In quattro giorni sono già due su 40 i trasferimenti che si sono rivelati inutili, di persone che probabilmente non avrebbero mai dovuto essere selezionate, e che sono state portate in Albania a spese dei contribuenti italiani, e causando loro una sofferenza tanto grande quanto inutile.

Confermiamo poi quanto appurato nei giorni precedenti: si è verificato durante i trasferimenti un uso ingiustificato e indiscriminato delle fascette ai polsi, in alcuni casi anche per tutta la durata delle lunghe trasferte in pullman dai CPR del nord Italia e per tutto il viaggio via mare ininterrottamente.

Da registro degli eventi critici emerge tutta la sofferenza che questi centri causano, come fanno nel resto in Italia: dagli otto eventi critici registrati domenica si è già passati a 21, la maggior parte atti di autolesionismo.

Almeno due persone negli ultimi giorni hanno avuto bisogno di ricevere cure dalle strutture ospedaliere albanesi, approfondiremo nei prossimi giorni qual è il loro stato di salute, secondo quale protocollo sono stati presi in carico e la qualità dell’assistenza che hanno ricevuto, perché per legge dovrebbe essere equivalente a quella garantita nei cpr italiani dal Servizio Sanitario nazionale italiano. Ci chiediamo anche e verificheremo quali siano stati i costi effettivi di queste prestazioni con la sanità albanese. Una persona in particolare aveva un problema di salute di cui riportava sintomi risalenti a diverse settimane prima: ci chiediamo come una persona in queste condizioni, per cui ora è stata necessaria un’ospedalizzazione, abbia potuto essere selezionata come idonea al trasferimento. I criteri di selezione rimangono infatti ancora oscuri, nonostante le nostre domande esplicite e gli accessi agli atti già inoltrati da giorni, così come risulta problematico il fatto che per diversi trattenuti le ultime visite di idoneità al trattenimento siano state svolte vari mesi fa, fino a novembre 2024.

Smentiamo la notizia circolata oggi sulla detenzione nella sezione carceraria di 10 persone: abbiamo potuto vedere con i nostri occhi che il carcere è vuoto. Abbiamo inoltre fatto nuovamente richiesta di accedere all’elenco delle persone trattenute e ai loro fascicoli sanitari e giudiziari, informazioni per cui abbiamo già fatto formale accesso agli atti, ma ancora una volta non è stato possibile avere delle risposte, che al momento, da quanto leggiamo sulla stampa, sembrano essere a disposizione solo degli esponenti della destra di governo. Riteniamo che il nostro potere ispettivo non sia stato adeguatamente rispettato e che questo la dica lunga sulla mancanza di trasparenza di tutta questa operazione”.

 

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