13/10/2025 - 11:57

“Quanta altra cronaca dovremo leggere, riguardo al carcere minorile di Treviso, prima che si comprenda che è un sintomo chiarissimo di un problema molto più esteso? Il suicidio di Danilo Riahi, quest’estate, e l’episodio odierno - un incendio provocato da un clima teso tra i giovanissimi detenuti - sono segnali di un sistema al collasso, che il governo purtroppo continua a sottovalutare”. Lo afferma la deputata Rachele Scarpa, responsabile nazionale Giovani del Partito Democratico.

“Il sovraffollamento - prosegue l’esponente dem - di quasi il 50% in più rispetto alla capienza, unito alla carenza di personale e di spazi adeguati per attività educative e di reinserimento, rende il contesto del minorile della nostra città esplosivo e pericoloso, sia per i giovani detenuti che per gli agenti di polizia penitenziaria. È una situazione inaccettabile, che non può essere affrontata solo con dichiarazioni di emergenza ma con interventi strutturali e risorse reali. Serve dal governo un piano straordinario per il sistema penitenziario minorile che metta al centro il recupero educativo e sociale, non solo la detenzione. Vanno investite risorse per personale qualificato, psicologi, educatori e mediatori culturali. È necessario superare il modello esclusivamente punitivo e costruire un sistema che offra ai giovanissimi alternative reali alla detenzione, come le misure di comunità e i programmi di giustizia riparativa previsti dalla riforma Cartabia, oggi completamente abbandonati. La sicurezza negli istituti minorili va garantita, ma la strategia non può limitarsi a trasferire giovani detenuti altrove: senza affrontare i problemi strutturali del sistema carcerario non si andrà da nessuna parte. Rischiamo di ritrovarci tra un mese a commentare un altro grave episodio nell’istituto penale minorile della nostra città”.

“Negli ultimi anni - conclude Scarpa - ho presentato diverse interrogazioni al ministro Nordio su questa vicenda, senza mai ricevere risposta, e ho personalmente effettuato visite al carcere minorile di Treviso per verificare la situazione. È tempo che il governo smetta di voltarsi dall’altra parte: di annunci non se ne può più. Servono fatti, subito”.

 

09/10/2025 - 16:30

“L’audizione dell’Istat ha confermato quello che denunciamo da tempo: l’Italia non è un Paese per giovani. La piramide demografica del mondo del lavoro è spostata verso i 50 anni e il governo Meloni non sta facendo abbastanza per invertire questa tendenza”. Lo afferma Rachele Scarpa, deputata e responsabile nazionale Giovani del Partito Democratico, intervistata sui canali social dei deputati dem.

“Il dato più preoccupante è quello sul potere d’acquisto: con questo governo i lavoratori italiani hanno perso circa il 9%, l’equivalente di una mensilità di stipendio in meno all’anno. Una perdita che pesa soprattutto sui giovani, i più colpiti dal lavoro precario e dal caro vita”.
L’esponente Pd sottolinea come la situazione attuale stia “spingendo un numero crescente di ragazzi a lasciare l’Italia per cercare migliori opportunità all’estero”, mentre nel Paese “cresce un mercato del lavoro popolato da persone sempre meno giovani”. “La bolla speculativa sui prezzi delle case, la difficoltà di accedere a un’abitazione e l’assenza di politiche per l’autonomia rendono impossibile per molti costruire un futuro qui”, aggiunge.

“Servono – conclude Scarpa - politiche concrete e coraggiose. Il Partito Democratico presenterà le proprie proposte nella legge di bilancio: dal salario minimo, che la destra sta affossando con una delega in bianco, alla legge contro lo spopolamento. Ma se il governo continuerà a ignorare la questione generazionale, il rischio è quello di precipitare in un vero e proprio inverno demografico, con un sistema previdenziale e sociale sempre più fragile e un Paese che perde ogni anno decine di migliaia di giovani talenti”.

 

03/10/2025 - 11:57

“Oggi a Venezia ho partecipato allo sciopero generale in solidarietà con il popolo palestinese e con gli attivisti della Global Sumud Flotilla, illegittimamente arrestati dopo l’abbordaggio in acque internazionali. È stata una mobilitazione per Gaza, contro il genocidio in corso e per chiedere la liberazione immediata di chi ha avuto il coraggio di sfidare l’assedio portando aiuti umanitari. Di fronte a questa gravissima violazione del diritto internazionale, il governo Meloni resta immobile, incapace perfino di difendere i cittadini italiani coinvolti”.

Così la deputata democratica, Rachele Scarpa.
“Non solo: di fronte a una mobilitazione pacifica e democratica come quella di oggi - aggiunge - la destra al governo ha trovato il coraggio non per condannare i crimini di Netanyahu, ma per attaccare con parole oscene il diritto di sciopero, uno dei pilastri della nostra Costituzione. È un atteggiamento inaccettabile, che rivela non solo complicità politica sul piano internazionale, ma anche disprezzo per i diritti sociali e democratici nel nostro Paese. Lo sciopero di oggi -conclude - è stato la risposta migliore a chi vorrebbe silenziare le piazze. Siamo con Gaza, con gli attivisti della Flotilla e con chi difende la libertà e la dignità dei popoli. Non ci fermeremo finché non sarà posta fine ai crimini in corso e finché l’Italia non tornerà a essere dalla parte della pace, della giustizia e della legalità internazionale”.

 

01/08/2025 - 17:48

“Le due domande di pronuncia pregiudiziale sulla questione dei Paesi di origine sicuri erano state sollevate dal Tribunale ordinario di Roma già a ottobre e il governo ha scelto di ignorarle, andando avanti con i due tentativi, fallimentari, di novembre e gennaio. Ora che la pronuncia è arrivata, palazzo Chigi esprime ‘sorpresa’. Una posizione semplicemente ridicola, di un esecutivo che ha scelto deliberatamente di ignorare i dubbi evidentemente fondati posti dai giudici e che, dopo il primo tentativo, ha macchiato il nostro paese con altre due deportazioni illegali, a novembre e a gennaio. Anche la ‘la seconda fase’, quella per cui la struttura di Gjadër è diventata un Cpr italiano, è già stata messa in discussione da un’ordinanza della Cassazione che rinvia alla Corte di Giustizia europea. Il governo si fermi ora: non una vita in più rovinata, non un euro in più speso in questo progetto folle. Perseverare con questa propaganda inutile e violenta è diabolico”.

Così la deputata democratica, Rachele Scarpa.

 

01/08/2025 - 12:26

“La sentenza della Corte di Giustizia Europea sui paesi sicuri segna uno spartiacque: il modello Albania, per come era stato concepito dal Governo Meloni, non regge e non è compatibile con il diritto comunitario. Un paese non può essere inserito nella lista dei paesi sicuri da uno stato qualora non offra una protezione sufficiente a tutta la sua popolazione, e l’eventuale designazione deve poter essere oggetto di un controllo giurisdizionale effettivo. Già dopo il primo trasferimento ad ottobre il governo avrebbe dovuto fermarsi: alla luce di questa sentenza i tentativi di novembre e gennaio risultano dolosi, attuati per esigenze meramente politiche e propagandistiche. Se c’è un momento in cui fermare questa follia, quello è adesso: la “prima fase”, la funzione originaria dei centri, non è sostenibile, e la seconda, quella che trasforma il centro di Gjadër in CPR, ha mostrato in questi mesi le sue enormi disfunzionalità, in termini di diritti umani innanzitutto, ma anche a livello logico, logistico ed economico. Il Governo continuerà a portare in Albania persone che già si trovano trattenute in Italia, per poi doverle riportare tutte in Italia, anche in caso di rimpatrio? Continuerà a deportare persone vulnerabili, che poi verranno valutate come incompatibili con il trattenimento? Continuerà ad accanirsi su poche decine di sfortunati, per tenere in piedi il frutto mostruoso della sua propaganda? L’unica soluzione dignitosa per l’esecutivo è di fermarsi: rinunciare a questa follia, risarcire chi ne ha pagato il prezzo, e abbandonare la bugia del “funzioneranno”: il nostro paese merita politiche migratorie migliori” così la deputata democratica, Rachele Scarpa.

 

28/07/2025 - 12:51

«Ho depositato un’interrogazione al ministro dell’Interno in merito alle gravi incongruenze emerse sui dati relativi agli eventi critici registrati nel Cpr di Gjader in Albania».
Così Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico.

«Secondo un’inchiesta di Altreconomia - aggiunge - la Prefettura di Roma ha comunicato appena quattro eventi critici nei primi 48 giorni di operatività, mentre le ispezioni parlamentari hanno documentato numeri di gran lunga superiori: 35 eventi nei primi 13 giorni di attività del centro, 75 alla mia ultima visita il 21 luglio. Una discrepanza così ampia mina la trasparenza e impedisce di monitorare le condizioni di salute, sicurezza e rispetto dei diritti umani delle persone trattenute. Il Governo deve chiarire subito come stanno le cose – conclude – perché non possiamo accettare che nei CPR si perda ogni garanzia di controllo democratico, ancor di più se questi sono collocati addirittura in un altro Paese».

 

 

24/07/2025 - 11:00

«I dati diffusi da ActionAid e dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Bari sono sconcertanti: l’operazione Albania è la più costosa, inutile e disumana mai sperimentata nelle politiche migratorie italiane» – dichiara Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico.

«L’operazione Albania è l’emblema del fallimento complessivo del sistema CPR: 74 milioni di euro spesi con affidamenti diretti per costruire strutture mai completamente operative, e 570mila euro versati in soli 5 giorni all’ente gestore Medihospes per trattenere qualche decina di persone. Il costo medio per ogni posto effettivamente disponibile nei CPR albanesi nel 2024 è stato di oltre 153.000 euro. Oggi, nonostante la retorica del governo, nei centri in Albania ci sono appena 26 persone, e la stragrande maggioranza delle persone deportate sono state riportate in Italia. È una presa in giro per i cittadini italiani, con le cui tasse è pagato tutto questo, ed è uno spreco che genera sofferenze inutili.»
«I numeri parlano da soli e sono spaventosi. Solo nel 2024 il sistema della detenzione amministrativa è costato all’Italia quasi 96 milioni di euro, più di quanto speso in tutti i sei anni precedenti messi insieme. A fronte di questa spesa enorme, il tasso di rimpatri effettuati è del 41,8%. Una percentuale che scende al 10,4% se si guarda all'intero numero di persone che hanno ricevuto un provvedimento di allontanamento» – dichiara Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico.

«Oltre agli sprechi, c’è il dramma: 3 morti di CPR solo nell’ultimo anno e mezzo, oltre 30 da quando esiste la detenzione amministrativa. E mentre i centri si svuotano, aumentano i costi e le sofferenze: quasi la metà dei trattenuti nel 2024 erano richiedenti asilo, di cui il 21% senza nemmeno un provvedimento di allontanamento. In moltissimi casi, sono stati i giudici a dover intervenire per liberare chi non doveva nemmeno essere trattenuto: il 29% delle uscite è avvenuto per mancata convalida del provvedimento di trattenimento» prosegue Scarpa.
«Siamo di fronte a un meccanismo che produce dolore, ingiustizia e inefficacia. Non garantisce più sicurezza, non serve alla gestione dei flussi, e costringe lo Stato a spendere milioni per una repressione che non funziona. Quello che oggi chiamiamo CPR è un sistema costruito per negare diritti, scaricare responsabilità e alimentare consenso sulla pelle delle persone più fragili» conclude.
«Chiediamo la chiusura immediata dei CPR, a partire da quelli in Albania. I numeri ci dicono che non funzionano, la cronaca ci racconta che fanno male, e la Costituzione ci impone di difendere la dignità umana, non di calpestarla. Basta ipocrisie: è tempo di cambiare strada.»

 

 

22/07/2025 - 18:38

Sconforta sentire dire dai ministri Ue che gli hub per i rimpatri in Paesi Terzi sono una soluzione necessaria e innovativa, purché vengano rispettati i diritti umani. E sconcerta sentire il ministro Piantedosi parlare del CPR in Albania come 'un modello' per questi hub: il centro in Albania è un modello di come non vanno fatte le cose, se si vogliono davvero rispettare i diritti umani". Così la deputata Pd Rachele Scarpa e l'eurodeputata dem Cecilia Strada, appena rientrate da una nuova ispezione

nel Centro di Gjadër.

"Nel centro - sottolinea la deputata dem - ci sono al momento 26 persone, tra cui alcune arrivate qui il 16 luglio in un trasferimento di cui non si aveva avuto notizia pubblica. Abbiamo trovato, ancora una volta, casi di persone vulnerabili che non avrebbero mai dovuto, secondo gli stessi criteri del ministero, essere portate qui. E infatti sono già rientrate o stanno per rientrare in Italia".

"Non sappiamo - aggiungono le esponenti Pd - se i ministri Ue abbiano mai messo piede a Gjadër, noi sì, molte volte. Anche in questa visita abbiamo trovato episodi di autolesionismo, tentati suicidi, persone disperate. E, indipendentemente dalla buona volontà dei singoli operatori che lavorano nel centro, il fatto che sia in territorio straniero, mina, di fatto, molti diritti, a partire dal diritto alla difesa, alla salute, all'unità familiare. Qualcuno, per esempio, ha figli italiani". Nel centro di Gjadër, finora, sono transitate 132 persone. Sappiamo che qualcuno è stato rimandato nel Paese di origine, che molti sono invece stati riportati in Italia e liberati, ma è impossibile avere numeri certi data la totale mancanza di trasparenza da parte del

governo, nonostante le molte richieste di informazioni".

"La Commissione e molti ministri europei - denuncia l'europarlamentare - vogliono andare spediti verso un sistema che non garantisce alcun rispetto dei diritti umani. Io cercherò di oppormi in ogni modo, sostenendo le colleghe che lavorano sul regolamento rimpatri e occupandomi del dossier sui Paesi terzi sicuri e sui Paesi sicuri di origine, di cui sono appena stata nominata relatrice ombra per il gruppo dei socialisti".

"L'Albania è un modello, sì: un modello che ha già mostrato di essere un buco nero dei diritti. Un modello da abbandonare", concludono Scarpa e Strada.

 

22/07/2025 - 17:48

Presenterò interrogazione parlamentare"

 

Il ritrovamento di una finta bomba a mano presso la sede dell’ANPI di Treviso è un gesto inquietante, che non può e non deve essere minimizzato. È un atto intimidatorio che prende di mira un presidio della memoria democratica e antifascista del nostro Paese.

Attaccare l’ANPI significa attaccare i valori della Resistenza, la nostra storia repubblicana, la Costituzione stessa. Un’offesa non solo a un’associazione, ma a ciò che rappresenta: la dignità della lotta partigiana, la conquista della libertà, la costruzione della democrazia.

Per questo, ho presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Interno, affinché vengano accertate con urgenza le responsabilità di quanto avvenuto e perché si faccia chiarezza sulle misure messe in campo per contrastare l’attività di gruppi neofascisti sul territorio nazionale.

In un contesto in cui si moltiplicano segnali preoccupanti – come la recente profanazione della lapide in memoria di Giacomo Matteotti – colpisce il silenzio o la timidezza con cui da parte del governo si evita di condannare con fermezza l’ideologia fascista. È un vuoto che rischia di legittimare questi gesti e chi li compie. L’antifascismo non è un’opinione, è la base su cui si fonda la nostra convivenza civile. E va difeso ogni giorno, con le parole e con i fatti. A Treviso, come in tutta Italia.

Così la deputata del Pd Rachele Scarpa.

 

22/07/2025 - 16:36

“Sostengo con convinzione l'Azione popolare promossa da realtà come A Buon Diritto, ActionAid, Arci, Medici Senza Frontiere, Antigone e molte altre organizzazioni per chiedere la chiusura immediata del CPR di Ponte Galeria. Ho sempre denunciato pubblicamente le condizioni disumane in cui vengono trattenute le persone al suo interno. La chiusura di questo luogo è urgente e necessaria”. Lo dichiara Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico.

“Ponte Galeria è l’unico CPR italiano dove vengono trattenute anche donne”, sottolinea la parlamentare dem. “Al suo interno si registrano abbandono terapeutico, gravi sofferenze psicologiche, violazioni sistematiche della dignità umana. Non possiamo più tollerare l’esistenza di spazi opachi, sottratti al controllo giurisdizionale e al monitoraggio della società civile”.

“La chiusura di Ponte Galeria non è solo un gesto necessario: è un orizzonte di riaffermazione del primato dei diritti umani. Nessuna democrazia può accettare la sospensione sistematica dei diritti fondamentali nel proprio territorio. Chiudere i CPR è possibile ed è doveroso”, conclude Scarpa.

 

16/07/2025 - 17:47

«Oggi ho sottoscritto la candidatura, promossa dall'Intergruppo Pace e Palestina, di Francesca Albanese, Relatrice Speciale ONU sui diritti umani nei territori palestinesi occupati, al Premio Nobel per la Pace 2026. È una scelta che parla chiaro: non possiamo restare in silenzio mentre chi denuncia violazioni sistematiche di diritti umani viene attaccato e delegittimato» – dichiara Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico.

«Da anni Francesca Albanese dimostra rigore, coraggio e indipendenza nel documentare violazioni di diritti fondamentali in Palestina, nonostante pressioni politiche e intimidazioni personali. Ha saputo dare voce a milioni di persone oppresse, costruendo rapporti, missioni internazionali, un lavoro meticoloso che mette nero su bianco ciò che tanti preferiscono ignorare, come la sistematica e pluridecennale occupazione dei territori palestinesi e il sistema di apartheid nei confronti del popolo palestinese.» aggiunge Scarpa.

La candidatura sottolinea, infatti, il legame con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, le Convenzioni di Ginevra e le risoluzioni ONU che riconoscono il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e al ritorno. «Questa candidatura non è solo un omaggio alla sua determinazione – continua Scarpa – ma un segnale forte per riaffermare la centralità della dignità umana, dell’uguaglianza e della giustizia come uniche basi possibili per una pace vera.»

«In un momento in cui la violenza e l’impunità rischiano di erodere la nostra coscienza collettiva, ribadire questi principi è un dovere politico e morale. Francesca Albanese rappresenta un faro di verità e responsabilità di fronte a chi continua a soffocare ogni voce scomoda. Sostenere la sua candidatura significa sostenere la legalità internazionale contro l’ingiustizia e la legge del più forte» conclude Scarpa.

 

11/07/2025 - 09:21

"Ieri, durante la discussione sul decreto Infrastrutture, il governo ha accolto l'ordine del giorno che ho presentato che chiedeva l'impegno a procedere rapidamente con la definizione dell’assetto definitivo dell’Autorità per la laguna di Venezia e con la costituzione della società in house prevista dalle norme vigenti. Lo dichiara Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico.

«Si tratta - conclude Scarpa - di un passaggio importante, perché la tutela della laguna di Venezia è una questione di interesse strategico nazionale e internazionale. L’Autorità lagunare, se pienamente operativa e dotata di strumenti adeguati, può garantire interventi efficaci, trasparenti e coordinati per la salvaguardia di un ecosistema così delicato. Accogliamo con favore il parere positivo del governo, ma ora è fondamentale che questo impegno non resti lettera morta. Servono atti concreti e tempi certi per dare attuazione a quanto previsto da una legge approvata ormai 5 anni fa. Ci auguriamo che alle parole seguano i fatti, perché la laguna non può più aspettare".

 

05/07/2025 - 13:23

“Di fronte alla gravissima situazione che sta investendo l’Ospedale San Camillo di Treviso, servono trasparenza, assunzione di responsabilità e un intervento immediato delle istituzioni per tutelare lavoratori e cittadini”. Lo dichiara Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico, annunciando la presentazione di un’interrogazione parlamentare al Ministro della Salute. “La struttura, accreditata e convenzionata con il Servizio Sanitario Regionale del Veneto, è gestita dall’Istituto religioso Figlie di San Camillo e impiega oltre 200 lavoratori. Negli ultimi mesi si sono susseguiti segnali allarmanti: ritardi negli stipendi, mancanza di comunicazioni ufficiali, e l’annuncio – mai condiviso con le parti sociali – di una crisi economica profonda che potrebbe portare alla vendita di numerose strutture in Italia. Durante un incontro con le organizzazioni sindacali – spiega Scarpa – il Procuratore dell’Istituto ha parlato di un’esposizione debitoria maturata in otto anni, ma non ha fornito alcuna documentazione. Nel frattempo, non è stato attivato alcun tavolo istituzionale per garantire la continuità dei servizi o per
confrontarsi con i sindacati. È inaccettabile”. Nell’interrogazione, la deputata dem chiede al Governo “se sia a conoscenza della vicenda e se intenda attivarsi presso la Regione Veneto per verificare lo stato economico-finanziario dell’Istituto e salvaguardare i livelli occupazionali. Si sollecita anche l’apertura di un tavolo di confronto tra le istituzioni, la direzione
dell’ente e le rappresentanze sindacali. Non possiamo permettere che la mancanza di trasparenza nella gestione di fondi pubblici e la rottura del dialogo sociale si ripercuotano sulla qualità dell’assistenza sanitaria e sulla dignità di chi lavora. Il San Camillo non è una clinica privata qualsiasi: è un presidio fondamentale per Treviso e il territorio”, conclude Scarpa.

27/06/2025 - 13:49

Altre 15 persone sono state portate ieri nel CPR di Gjader dai CPR italiani, nonostante i due rinvii pregiudiziali operati dalla Corte di Cassazione alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Una forzatura politica grave: in sostanza il Governo va avanti per la sua strada, deportando persone e ignorando deliberatamente le pronunce dei giudici, in quello che è evidentemente ormai interpretato dall’esecutivo come un mero braccio di ferro con la legge, tutto a spese dei contribuenti italiani, giocato sulla pelle di poche persone deportate solo per ragioni di propaganda.
Ricordo infatti che, dopo i rinvii pregiudiziali dell’ultima ordinanza della Corte di Cassazione, almeno nell’attesa del pronunciamento della Corte di Giustizia, l’unico esito ipotizzabile è la totale cessazione del trattenimento nel centro di Gjader sia dei cittadini stranieri espulsi che non presentano domanda di protezione internazionale a Gjader, sia di coloro che invece presentano domanda dal centro stesso. Le ipotesi sono due: o il governo non ha letto questa ordinanza, o la sta deliberatamente ignorando.
Non è un caso infatti che di questo ultimo trasferimento, apprendiamo solo da fonti albanesi. Il governo non osa darne notizia, perché è consapevole di muoversi in un terreno scivoloso, operando dei trattenimenti senza finalità e fuori dal perimetro della legge. Questo, insieme al rimpatrio illegittimo di 5 persone egiziane direttamente dall’Albania, in aperta violazione della direttiva rimpatri, disegna un quadro inquietante di spregiudicatezza: un governo che, sprovvisto di argomenti giuridici seri, punta a dimostrare il “funzionamento” dei suoi centri a suoni di forzature. Non mi sorprenderei se nei prossimi giorni si tentassero altri rimpatri illegali, solo per aumentare le percentuali che il ministro Piantedosi ha disperato bisogno di sbandierare in diretta e che Meloni ha disperato bisogno di portare in Europa. Eppure, dietro alle retoriche trionfalistiche, parliamo pur sempre di poco più di un centinaio di persone: secondo i miei calcoli, così salgono a 119 le persone che da aprile sono transitate per il CPR di Gjader. Ecco la “svolta storica” nelle politiche migratorie che la destra italiana propone in Europa: la persecuzione ossessiva di 100 disgraziati, al modico prezzo dell’evaporazione della legge, del calpestamento del diritto comunitario, della perdita di ogni senso logico e logistico di utilità e di finalità di ciò che si fa. Conta solo la propaganda.

Cosí la deputata del Pd Rachele Scarpa.

 

26/06/2025 - 16:53

“Questa mattina a Venezia, in Piazza San Marco, è andata in scena una delle immagini più grottesche e inquietanti dell’Italia di oggi: la polizia che sgombera di peso una manifestazione pacifica e simbolica, organizzata da attiviste e attivisti di Extinction Rebellion per denunciare lo sfarzo paradossale del matrimonio di Jeff Bezos in una città simbolo della crisi climatica. Una manifestazione che non poneva alcuna minaccia all’ordine pubblico, ma che è stata repressa con un uso sproporzionato della forza”. Così Rachele Scarpa, deputata Pd, annuncia il deposito di un’interrogazione parlamentare per chiedere conto al Ministro dell’Interno di quanto avvenuto.

“Voglio sapere - sottolinea la parlamentare - perché si è deciso di impedire l’esercizio del diritto costituzionale alla libertà di espressione e di manifestazione. Voglio sapere se il Viminale ritiene normale e accettabile reprimere con la forza la critica politica nonviolenta, solo perché disturba un evento mondano frequentato da ultramiliardari. Questi sono gli effetti del Dl Sicurezza, che considerano il dissenso una minaccia da eliminare”. “Mentre a Venezia si celebrano nozze di lusso tra palazzi storici e yacht miliardari, cresce nel mondo una disuguaglianza intollerabile, che minaccia la democrazia e distrugge il pianeta. Chi lo denuncia viene messo a tacere. Ma noi non ci stiamo. Il Parlamento ha il dovere di pretendere spiegazioni”, conclude Scarpa.

 

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