Quanto accaduto a Chioggia durante le celebrazioni del Giorno del Ricordo è un fatto grave che merita piena chiarezza».
Lo dichiara la deputata del Partito Democratico Rachele Scarpa, che ha presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Istruzione e del Merito in merito all’esecuzione, da parte di studenti della scuola secondaria di primo grado “Pascoli-Galilei” dell’Istituto Comprensivo Sottomarina Nord, del brano “Di là dell’acqua”, riconducibile al repertorio della Compagnia dell’Anello, durante la cerimonia organizzata dal Comune di Chioggia il 10 febbraio scorso.
«Stiamo parlando di un gruppo storicamente associato all’area neofascista italiana. È inaccettabile che, in un contesto istituzionale e con il coinvolgimento di studenti minorenni, possa essere proposta musica legata a quell’immaginario culturale e politico», afferma Scarpa.
«Il Giorno del Ricordo è una ricorrenza che appartiene a tutta la Repubblica e deve essere celebrata nel rispetto rigoroso dei valori costituzionali. La scuola pubblica è presidio di pluralismo, educazione democratica e memoria condivisa. Per questo ho chiesto al Ministro se sia a conoscenza dei fatti, se siano state avviate verifiche tramite l’Ufficio scolastico regionale e quali iniziative intenda assumere per evitare il ripetersi di episodi analoghi».
«Non si tratta di alimentare polemiche – conclude Scarpa – ma di ribadire un principio fondamentale: nelle istituzioni della Repubblica non può esserci spazio, nemmeno in forma indiretta o simbolica, per riferimenti culturali riconducibili a ideologie incompatibili con la nostra Costituzione».
“Apprendiamo con sgomento la notizia del decesso di un giovane trattenuto nel CPR di Bari, che secondo le prime informazioni disponibili sarebbe avvenuto per arresto cardiaco. Nel pieno rispetto del lavoro degli inquirenti e delle verifiche in corso, chiediamo che venga accertata con rapidità e trasparenza la causa e la dinamica dei fatti e che sia fornita al più presto una ricostruzione completa di quanto accaduto.
Da tempo segnaliamo che i CPR sono strutture in cui le condizioni di trattenimento possono determinare un grave deterioramento del benessere psicofisico delle persone, già spesso in situazione di fragilità. In questi luoghi si registrano con frequenza episodi di disperazione, autolesionismo e tentativi di suicidio, nonché pratiche insicure nella somministrazione delle “terapie”, o abuso delle stesse. E, troppo spesso, assistiamo a decessi classificati come dovuti a ‘cause naturali’ sui quali è doveroso interrogarsi: quando una persona muore mentre è sotto custodia dello Stato, non ci si può limitare ad archiviare il caso come inevitabile.
Per questo chiediamo alle autorità competenti di chiarire tempestivamente la dinamica di questa ennesima morte per CPR. È un dovere istituzionale che ogni verifica venga svolta senza ritardi e che gli esiti siano resi noti. È poi un dovere politico e morale vedere l’orrore dietro il sistema CPR, anche oltre questo tragico caso.
Ok Un pensiero di vicinanza va alla famiglia e agli affetti del ragazzo deceduto. Saremo in prima linea per chiedere trasparenza e per ribadire ancora una volta la necessità di chiudere per sempre questi luoghi disumani.” Così le parlamentari democratiche Rachele Scarpa e Cecilia Strada.
“Per tutta la durata della campagna elettorale per questo referendum costituzionale abbiamo assistito a numerose e ripetute manifestazioni di una preoccupante mancanza di senso delle istituzioni e di responsabilità nel modo di condurre il confronto pubblico, in particolare da parte di chi si è fatto promotore di questa riforma.
Oggi si è compiuto un ulteriore e grave passo in avanti, con attacchi diretti e particolarmente pesanti in particolare del capogruppo di Fratelli d’Italia che non entrano nel merito di una decisione della Corte di Cassazione, ma mettono in discussione l’imparzialità della stessa. Bignami arriva addirittura a fare nomi e cognomi, quasi a voler compilare delle liste di proscrizione.
Questo nuovo attacco all’imparzialità delle istituzioni va respinto con forza. Anche per queste ragioni voteremo no: perché a sostegno del sì emerge un approccio privo di senso delle istituzioni e incapace di rispettare quell’equilibrio tra i poteri che rappresenta il fondamento stesso della democrazia”. Lo dichiara la deputata del Pd, Rachele Scarpa.
"Piena solidarietà alle giornaliste, ai giornalisti e a tutti i lavoratori dell’Agenzia DIRE, che da oggi proclamano due giorni di sciopero per il mancato pagamento degli stipendi. È una situazione che si trascina da troppo tempo ed è ormai insostenibile". Così la deputata del Pd Rachele Scarpa.
"Il Comitato di redazione - prosegue l'esponente dem - denuncia fatti gravissimi: l’azienda avrebbe disatteso il piano di rateizzo delle spettanze pregresse e, a fronte dell’impegno di pagare lo stipendio di dicembre entro il 30 gennaio, avrebbe comunicato solo una rata da 1.000 euro il 3 febbraio e il saldo a fine marzo. Sarebbe stato inoltre rinviato ancora il completamento dei pagamenti degli 'ex sospesi' di gennaio 2024. Rateizzare le mensilità e comunicare in ritardo le date dei pagamenti significa mettere in crisi la stabilità economica delle famiglie e calpestare i diritti dei lavoratori".
"Lo scorso 9 gennaio la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni - conclude Scarpa - aveva sollecitato l’editore a pagare tutti gli stipendi: ora servono fatti. Chiedo all’azienda di pagare subito quanto dovuto e di presentare un piano credibile. E chiedo al governo, a partire dal sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini, di convocare con urgenza un confronto: ogni eventuale convenzione o sostegno pubblico deve essere compatibile con il pieno rispetto dei diritti e dei contratti. Il Partito Democratico sarà al fianco dei lavoratori della DIRE: il lavoro non può essere 'a credito' e l’informazione non può vivere di emergenze permanenti".
«La scelta del Governo di sterilizzare il valore del riscatto della laurea è ingiusta e dannosa. Chi ha investito anni nella formazione e ha pagato migliaia di euro per riscattare i propri studi scopre ora che quei contributi varranno sempre meno: dal 2035 una triennale conterà appena 6 mesi e una magistrale 2 anni e mezzo ai fini pensionistici» – dichiara la deputata dem Rachele Scarpa.
«È inaccettabile che il costo del riscatto resti invariato mentre il suo valore viene drasticamente ridotto. Una misura retroattiva che colpisce chi si è fidato dello Stato e svilisce il valore stesso dell’istruzione, già minato da precarietà e fuga dei giovani all’estero» prosegue.
«Il Governo riveda immediatamente questa norma nella legge di bilancio: non si costruisce il futuro del Paese punendo chi ha scelto di studiare e contribuire alla crescita dell’Italia» conclude Scarpa.
“Subito investimenti e Piano Nazionale per l'Educazione affettivo-sessuale nelle scuole”
Il Partito Democratico voterà convintamente a favore dell'introduzione del reato specifico di femminicidio, riconoscendo finalmente la natura odiosa e strutturale di questo crimine. È un segnale potente e un atto dovuto alle famiglie delle vittime che si sono sentite dire per anni che la loro tragedia era una questione privata. Lo Stato c’è e riconosce che uccidere una donna in quanto donna affonda le radici in un terreno specifico.
Tuttavia, non usiamo questa legge per pulirci la coscienza: la repressione, da sola, non fermerà i femminicidi. Riconoscere che il fenomeno è strutturale significa affrontarlo culturalmente, e per farlo bisogna colmare tre vuoti. Servono subito dati aggiornati e banche dati che comunichino tra loro per valutare l'efficacia delle misure; servono risorse certe e ingenti per i centri antiviolenza e per la rete di protezione. Ma soprattutto, serve il coraggio di agire sulla ‘sedimentazione millenaria’ del patriarcato, come riconosciuto anche da questo Governo. La radice si estirpa a scuola: è indispensabile introdurre un Piano Nazionale per l’Educazione all’Affettività e alla Sessualità, l'unico strumento in grado di dare ai nostri giovani gli strumenti per gestire il desiderio, il rispetto e il consenso, sottraendoli ai modelli tossici e alla confusione tra pornografia e realtà. La repressione punisce il colpevole; la cultura salva la vittima. Lavoriamo insieme sulla cultura, o questa legge sarà solo un monumento funebre.
Lo dichiara la deputata del Partito Democratico, Rachele Scarpa, durante la discussione in Aula sul provvedimento.
"Non è ben chiaro di quale modello parli Giorgia Meloni sul CPR in Albania. Quello per cui, da aprile, appena 220 sventurati sono stati selezionati arbitrariamente per una deportazione funzionale solo alla propaganda? Quello dell’enorme prigione vuota in mezzo al nulla, con una ventina di persone rinchiuse e i cani e i gatti randagi tutt’attorno? Quello che trattiene altrove forze dell’ordine che potrebbero essere meglio impiegate altrove? Quello che pochi giorni fa ha visto il terzo rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia Europea, e che viola sistematicamente i più basici diritti umani, dalla salute alla difesa? Quello che 'funziona' solo grazie all’assenza di trasparenza, solo se sottratto allo sguardo della società civile, solo nella costante compromissione dei poteri ispettivi parlamentari? Quello dove il suo governo sta buttando un miliardo di euro dei contribuenti italiani? L’unica cosa storica, qui, è la vergogna che le politiche migratorie della destra italiana stanno gettando sul nostro paese". Così in una nota la deputata Pd, Rachele Scarpa commenta le dichiarazioni della presidente Meloni dopo il vertice tra Italia-Albania.
«Le notizie sul presunto coinvolgimento di cittadini italiani nell’orrenda pratica dei cosiddetti "cecchini del weekend" durante l’assedio di Sarajevo, e sulla possibile conoscenza dei fatti da parte dei servizi segreti, lasciano sgomenti. Se confermate, rappresenterebbero una macchia gravissima per il nostro Paese e per la memoria di una delle più grandi tragedie d’Europa nel dopoguerra».
Lo dichiara Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico, che aggiunge: «In una democrazia, la verità non può essere sacrificata sull’altare del silenzio o della ragion di Stato. Il Governo deve fornire al Parlamento e all’opinione pubblica ogni elemento utile a chiarire quanto avvenuto e a verificare se istituzioni italiane fossero a conoscenza o meno di questi crimini».
«Il nostro dovere - conclude Scarpa - è garantire giustizia e trasparenza, nel rispetto delle vittime e della storia europea. Tacere o minimizzare sarebbe un insulto alla memoria di chi ha perso la vita sotto l’assedio e alla coscienza civile del nostro Paese».
“Palazzo Chigi ha tutti i motivi per essere nervoso: i centri in Albania sono un fallimento e i pochi numeri disponibili, ottenuti solo grazie alle ispezioni dei parlamentari di opposizione, parlano da soli. Sono la punta dell’iceberg di uno spreco enorme che, appena emergerà, farà tremare le vene ai polsi ai contribuenti italiani”. Lo dichiara Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico, commentando le rivelazioni de L’Espresso sui timori del governo per un possibile danno erariale legato alla gestione dei centri per migranti in Albania. Secondo quanto riportato dal settimanale, il nervosismo a Palazzo Chigi cresce non solo per i risultati deludenti del progetto, ma anche per il rischio di un’inchiesta della Corte dei Conti.
“È l’ennesima prova – aggiunge l’esponente dem – che la propaganda del governo Meloni si scontra con la realtà. Il progetto dei centri in Albania non solo è crudele e disumano, non solo è inefficace, ma è anche potenzialmente dannoso per le casse pubbliche. Servirebbero chiarezza, trasparenza, rispetto dei diritti umani e dei cittadini che pagano i contributi, non operazioni di facciata fatte per nascondere il fallimento delle politiche migratorie”.
“La destra – conclude Scarpa –ha scelto di fare propaganda sulla pelle delle persone e ha prodotto soltanto violazioni e sprechi. Ora Palazzo Chigi teme che la verità venga a galla: e farà bene, perché il Paese merita di sapere come sono stati spesi i suoi soldi”.
«A Mogliano una sparatoria in pieno giorno, nel cuore della città, con tre feriti. A Treviso, nel centro storico, nuovi episodi di violenza e rapine, mentre crescono in modo preoccupante i furti in casa. Sono solo gli ultimi segnali di un disagio crescente nel territorio trevigiano, dove i cittadini chiedono più sicurezza e le forze dell’ordine continuano a garantire la loro presenza tra mille difficoltà. Ma il Governo Meloni, nella bozza della Legge di Bilancio 2026, sceglie di voltarsi dall’altra parte».
Lo dichiarano in una nota congiunta Giacomo Nilandi, Segretario del PD di Mogliano Veneto e Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico in provincia di Treviso, che ha presentato un’interrogazione ai Ministri dell’Interno e dell’Economia per chiedere chiarimenti sulle mancate risorse destinate al comparto sicurezza e sulle conseguenze di questa scelta nei territori.
«La manovra non prevede assunzioni straordinarie, non copre integralmente i pensionamenti e addirittura innalza l’età pensionabile di chi ogni giorno rischia la vita per tutelare i cittadini. I sindacati di polizia - SAP, COISP, FSP Polizia e SILP CGIL - hanno parlato di una “disattenzione grave” e hanno ragione: nel 2026 potremmo perdere altri 1.300 agenti, mentre la carenza complessiva supera già le 10.000 unità. Tutto questo mentre nel Documento programmatico pluriennale 2025–2027 si stanziano oltre 31 miliardi di euro per il riarmo militare. È una scelta che dice molto sulle priorità di questo Governo».
Nilandi e Scarpa sottolineano come i recenti fatti di cronaca a Mogliano e Treviso siano il sintomo di un problema più profondo: «Serve una presenza più costante dello Stato nei territori, investimenti nelle dotazioni e nella formazione, e un riconoscimento concreto della specificità del lavoro delle forze dell’ordine. Non bastano slogan e passerelle: servono risorse, organici e rispetto».
«Chiediamo che il Governo - concludono i dem - riveda la manovra e metta finalmente la sicurezza delle persone e la dignità di chi indossa una divisa al centro delle proprie scelte politiche. Il Veneto e la Marca Trevigiana non possono essere lasciati soli di fronte a una crescente sensazione di abbandono e insicurezza».
"Questa mattina sono stata in Piazza di Monte Citorio al fianco delle precarie e dei precari del CNR e degli Enti Pubblici di Ricerca. Parliamo di migliaia di ricercatrici, ricercatori, tecnologi, tecniche e personale amministrativo che da anni portano avanti la ricerca italiana in condizioni di precarietà intollerabile. Il governo non può continuare a ignorare la loro voce: servono subito fondi per le stabilizzazioni nella Legge di Bilancio". Così la deputata del Partito Democratico Rachele Scarpa.
"Solo al CNR - aggiunge la deputata Pd - ci sono 4000 lavoratrici e lavoratori precari, molti dei quali rischiano di rimanere senza contratto già nei prossimi mesi con la fine dei progetti PNRR. Almeno 1500 di loro hanno pieno diritto alla stabilizzazione ai sensi della legge Madia. È assurdo che, mentre l’Italia dice di voler investire in innovazione, università e ricerca, chi manda avanti i laboratori e i progetti fondamentali per il Paese venga lasciato nell’incertezza più totale. L’anno scorso, grazie alla mobilitazione dei Precari Uniti CNR e all’impegno parlamentare trasversale di AVS, M5S e PD, si erano ottenuti 10 milioni di euro per le stabilizzazioni, fondi ancora oggi non spesi e comunque sufficienti appena per il 10% degli aventi diritto. È evidente che ora serva un intervento strutturale: non si costruisce ricerca con contratti a tempo, ricatti e fughe all’estero, ma investendo sul capitale umano".
"Sarò accanto a queste lavoratrici e lavoratori in Parlamento e nelle piazze, perché non c’è futuro per il Paese che non metta al centro la ricerca e chi la fa vivere ogni giorno. Il governo dimostri serietà: investa nella stabilizzazione e riconosca dignità a chi tiene in piedi la conoscenza", conclude Scarpa.
“La mobilitazione dei dipendenti delle farmacie per il rinnovo del contratto nazionale è una battaglia giusta e necessaria. Parliamo di lavoratrici e lavoratori che garantiscono ogni giorno un presidio sanitario fondamentale per le nostre comunità, spesso in condizioni di forte carico di lavoro e responsabilità, senza che venga riconosciuto loro il giusto valore economico e professionale”. Lo dichiara l’onorevole Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico, esprimendo pieno sostegno alle richieste avanzate dai sindacati.
“È inaccettabile - prosegue l'esponente dem - che dopo anni di utili importanti per molte realtà del settore, Federfarma continui a negare un rinnovo contrattuale equo. I 360 euro mensili chiesti dalle organizzazioni sindacali non sono una pretesa irragionevole, ma il giusto riconoscimento del lavoro qualificato e della professionalità di chi assicura un servizio essenziale ai cittadini. La proposta di 180 euro in tre anni è insufficiente e non risponde al principio di dignità del lavoro che deve valere in ogni comparto, tanto più in quello sanitario”.
“La salute territoriale - conclude Scarpa - si regge anche sull’impegno quotidiano delle farmaciste e dei farmacisti dipendenti, che rappresentano un punto di riferimento per anziani, famiglie e persone fragili. Rinnovare il contratto significa riconoscere il loro ruolo, valorizzare la sanità di prossimità e difendere la qualità del servizio pubblico. Il Partito Democratico continuerà a essere al loro fianco in questa battaglia di giustizia e di rispetto".
Presentata interrogazione
"Il Decreto Flussi, così com’è, non funziona. Non solo non garantisce l’ingresso regolare di lavoratrici e lavoratori stranieri, ma li espone a truffe, irregolarità forzata e sfruttamento. È inaccettabile che persone arrivate in Italia con un visto regolare per lavoro finiscano senza permesso di soggiorno a causa di mancanze e inadempienze dei datori di lavoro. Lo Stato non può permettere che i lavoratori siano puniti per colpe che non hanno commesso". Lo dichiara Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico, annunciando il deposito di un’interrogazione al ministro dell’Interno e al ministro del Lavoro.
"I dati della campagna 'Ero Straniero' - spiega la deputata dem - sono impietosi: solo il 13 per cento delle quote 2023 e appena il 7,8 per cento di quelle del 2024 si sono tradotte in domande finalizzate, e i permessi effettivamente rilasciati superano appena il 7 per cento. La procedura è farraginosa, i controlli inesistenti, e il risultato è che né il fabbisogno delle imprese è soddisfatto, né i lavoratori riescono a essere assunti. È un sistema che genera precarietà, irregolarità e terreno fertile per lo sfruttamento".
Scarpa ricorda anche il grido d’allarme lanciato dalla comunità bengalese: "Lo scorso 29 ottobre a Roma, 800 cittadini bengalesi da tutta Italia hanno denunciato di essere arrivati con un visto regolare e di essere poi rimasti senza contratto e senza permesso per colpa dei datori di lavoro spariti, inesistenti o inadempienti. In queste condizioni, molti sono costretti a chiedere protezione internazionale solo per non finire nel sommerso. Una follia amministrativa che crea vulnerabilità invece di prevenirla".
L’interrogazione chiede al governo di intervenire subito, ripristinando una tutela già prevista in passato:
"Basta ipocrisie: è necessario reintrodurre il permesso per attesa occupazione nei casi in cui la mancata firma del contratto non sia imputabile al lavoratore. Esistono precedenti circolari del Viminale che lo prevedevano: è ora di ripristinare questa misura di giustizia minima. Noi continuiamo ad avanzare proposte in tal senso, anche sotto forma di emendamenti, che puntualmente la maggioranza non accoglie".
"Se il governo vuole davvero combattere il lavoro nero e la tratta di esseri umani - conclude Scarpa - deve cominciare da qui: smettere di trasformare un canale legale di ingresso in una trappola burocratica e di ricattabilità e superare finalmente la Bossi-Fini, che negli anni ha reso impossibile implementare delle politiche migratorie eque ed efficaci".
“Il costo delle case continua a crescere più dei salari e per tanti studenti e giovani lavoratori affittare o comprare casa è diventato impossibile. Sempre più famiglie vivono in spazi troppo piccoli o in condizioni difficili. Serve dunque una risposta immediata per aiutare le nuove generazioni a costruirsi un futuro e per rendere gli affitti più accessibili. L’Europa si sta muovendo contro la crisi abitativa, e anche l’Italia deve fare la sua parte. Il Governo deve passare dalle parole ai fatti, con un piano casa reale e finanziato, che in questa manovra purtroppo non si vede. La casa è un diritto, non un privilegio, e il Partito Democratico continuerà a battersi perché nessuno resti indietro”.
Così in una nota la Deputata del Partito Democratico, Rachele Scarpa.
Oggi sono tornata insieme all’On. Orfini e all’On. Magi, nell’ambito del monitoraggio promosso dal Tavolo Asilo e Immigrazione, a Gjadër, nel centro di permanenza per il rimpatrio in Albania. Ciò che abbiamo trovato è, ancora una volta, un monumento allo spreco, alla propaganda e alla disumanità.
All’interno del centro abbiamo contato appena 25 persone trattenute, e abbiamo constatato che il Governo continua a trasferire illegittimamente decine di persone dai CPR italiani, ignorando l’ultima ordinanza della Corte di Cassazione, che ha sollevato gravi dubbi di compatibilità con il diritto europeo.
Questi trasferimenti avvengono nel silenzio e nella totale assenza di trasparenza: non sarebbero emersi senza le nostre visite ispettive.
Abbiamo consultato il registro degli eventi critici: oggi ne risultano 95, 20 in più rispetto a luglio, quasi tutti episodi di autolesionismo, e persino uno sciopero della fame. Numeri che descrivono con chiarezza la sofferenza e la disperazione all’interno della struttura.
Dal mese di aprile 2025, quando il centro è entrato in funzione come CPR, circa 220 persone sono transitate a Gjadër.
La stragrande maggioranza di loro è tornata in Italia per mancata convalida del trattenimento o per sopravvenuta non idoneità.
I rimpatri effettivi rappresentano solo una quota esigua, e avvengono comunque passando per l’Italia.
Un bilancio che smentisce ogni narrazione del governo e conferma come l’intera operazione non abbia alcuna utilità concreta, se non quella di alimentare la propaganda.
Si impone un isolamento assurdo e inutile, si infligge una enorme sofferenza a poche decine di persone, si mantiene aperta una struttura mastodontica e costosissima, mentre personale delle forze dell’ordine viene impiegato all’estero invece che sul territorio nazionale.
Tutto questo mentre il Governo continua a rivendicare l’efficienza di un modello che è, in realtà, un fallimento sotto ogni punto di vista: umano, giuridico ed economico.
Una vergogna di Stato, come tutti i CPR.
Vanno chiusi.
Così la deputata democratica, Rachele Scarpa.