“Tra i vari servizi offerti dalla Casaleggio Associati ci sono anche i viaggi in aereo del presidente del Consiglio Conte?”. Lo dichiara Alessia Morani, deputata del Partito democratico, a proposito delle notizie sull’organizzazione del primo viaggio all’estero di Giuseppe Conte.
“Oggi abbiamo avuto – spiega – una nuova, incredibile conferma dell’ignoranza istituzionale del Movimento 5 Stelle. Attraverso le agenzie di stampa veniamo a sapere che della trasferta di Conte non si è occupato Palazzo Chigi ma il Movimento 5 Stelle. Lo veniamo a sapere perché, come già accaduto con i taxi che un minuto dopo l’incarico hanno preso il posto delle Maserati, ogni viaggio del premier rappresenta evidentemente per i grillini una ghiotta occasione per fare demagogia. Intanto, hanno fatto finta di non sapere che sull’aereo da loro definito ‘di Renzi’, Renzi non c’è mai salito, avendo sempre l’ex premier utilizzato l’apparecchio su cui oggi vola Conte. A questo si aggiunge un fatto, più che irrituale, tragicomico: il tentativo di far volare Conte su voli di linea, salvo poi rinunciare perché troppo complicato”.
“Il video della conversazione tra Conte e Di Maio ha dimostrato plasticamente a che punto arrivi la mancanza di autonomia del primo ministro e la sua totale subordinazione a Di Maio. Che la Casaleggio pretenda di disporre dei viaggi del premier per le proprie speculazioni populistiche, ci pare però davvero troppo”, conclude.
Fare piena luce sull'omicidio di Soumaila. Solidarietà ai lavoratori aggrediti
Una delegazione dei gruppi parlamentari del Partito Democratico della Camera, del Senato e del parlamento Europeo, sarà presente domani, venerdì 8 giugno, alle ore 12, presso la tendopoli di San Ferdinando (Rc) per testimoniare la concreta solidarietà nei confronti di quei lavoratori che hanno subito un’infame aggressione culminata con l’esecuzione del giovane sindacalista, Sacko Soumaila, che si batteva per il diritto degli ultimi.
La delegazione del Pd, guidata dal Presidente Matteo Orfini e composta dagli on.li Gennaro Migliore, Enza Bruno Bossio, Massimo Ungaro, Antonio Viscomi, dai senatori Teresa Bellanova e Ernesto Magorno e dal parlamentare europeo Andrea Cozzolino, incontrerà alle ore 11 il sindaco di San Ferdinando Andrea Tripodi. Subito dopo l'incontro con il sindaco, i parlamentari del Pd, accompagnati da Don Pino De Masi, si recheranno alla tendopoli. Nel pomeriggio la delegazione del Pd incontrerà il prefetto di Reggio Calabria. La visita della delegazione Dem in quella zona della Calabria servirà per chiedere che venga fatta immediata giustizia per il crimine perpetrato e per rilanciare la proposta del Pd per la piena applicazione della riforma della legge di contrasto al caporalato.
Inoltre, i rappresentanti del Pd chiederanno che il nuovo governo stia, senza se e senza ma, dalla parte di chi viene sfruttato, violentato e ammazzato, senza alimentare, con parole e comportamenti un clima di intolleranza e xenofobia, pericoloso per la sicurezza dell’intero paese.
“Le Commissioni permanenti devono assolutamente partire, il governo non può tenerci ancora bloccati con le sue diatribe interne. Ci sono progetti di legge già depositati su cui iniziare a lavorare, c’è un Paese che attende risposte, c’è un Parlamento fermo da 5 mesi. Abbiamo seguito mesi di tira e molla fra Lega e 5 Stelle perché riuscissero a mettersi d’accordo, addirittura volevano che le Commissioni si insediassero prima del giuramento. Adesso il ministro Fraccaro non può chiedere un’intera settimana o più per la scelta dei sottosegretari. Meno male che si doveva parlare di idee e non di nomi, mi pare che non facciano altro.” Lo dichiara Chiara Gribaudo, vice capogruppo Pd alla Camera.
“La vicenda dei 140 lavoratori della Opel, costretti a trasferirsi a Milano al seguito dell’azienda o a perdere il lavoro senza che il Campidoglio abbia mosso nemmeno un dito, è solo l’ultima di una serie di episodi che dimostra non sono l’incapacità e la sciatteria ma persino l’indifferenza della Raggi nei confronti di Roma”. Lo dichiara Luciano Nobili, deputato del Partito democratico, a proposito del trasferimento della sede Opel da Roma a Milano.
“La lista delle mancate risposte – continua – da parte della Raggi ai problemi del sistema produttivo romano, diventa di giorno in giorno sempre più lunga. La sindaca non ha dato alcuna risposta sul Piano per Roma al ministro Calenda. Ha assistito al trasferimento delle sedi Eni, Mediaset e Sky, con relativa perdita di posti di lavoro, con atteggiamento oscillante tra rassegnazione e passività. Ora, davanti allo spostamento della sede Opel, nemmeno si interessa. La Raggi guarda in silenzio il processo di impoverimento del tessuto produttivo e la perdita di posti di lavoro ma, in compenso, farnetica di grandi dossier aperti con il governo Conte, che invece, in tutte le sue uscite, nel Contratto di governo, nei discorsi in Parlamento, non hai mai inserito Roma nell’elenco delle sue priorità”.
“Se non fosse stato per la Regione, ora non ci sarebbe nemmeno un tavolo a cui sono appese le speranze dei 140 lavoratori dell’Opel. Da parte mia, mi impegnerò a seguire la vicenda a tutela degli interessi dei lavoratori e della città”, conclude.
“Se dovessimo titolare le prime ore di questa maggioranza in termine giornalistici, potremmo riassumerli così: ‘Pronti, via… stop!”. Lo ha dichiarato Enrico Borghi, della presidenza del gruppo Pd alla Camera, nell’Aula della Camera, a proposito del ritardo nella formazione delle commissioni permanenti.
“Abbiamo assistito con imbarazzo – continua – alla richiesta avanzata da Lega e 5 Stelle prima del varo del governo, di insediare immediatamente le commissioni prima ancora che il governo giurasse. Ora, assistiamo alla richiesta, da parte delle medesime forze politiche, di rinviare l’insediamento delle stesse commissioni. E’ del tutto evidente che siamo davanti a una schizofrenia, una schizofrenia di carattere politico: dobbiamo fermare il lavoro del Parlamento perché Lega e M5S non hanno ancora trovato un punto di convergenza su quello che loro in passato, riferito ad altri, hanno chiamato spartizione, accordi partitocratici e lottizzazione. Il risultato è che a 90 giorni dal voto il Parlamento non può ancora funzionare”.
“Vogliamo stigmatizzare tutto questo comportamento e facciamo appello alla presidenza perché si metta subito il Parlamento nella condizione di funzionare”, ha concluso.
"Con il solo annuncio fatto dal presidente Conte di voler togliere le sanzioni alla Russia, il governo è già riuscito a farci passare per alleato inaffidabile tra i nostri partner europei e negli Stati Uniti". Lo dichiara Lia Quartapelle, deputata del Partito democratico, a proposito delle parole pronunciate ieri dal premier Conte alla Camera.
"L’unico apprezzamento - continua - rispetto a questa proposta arriva puntualmente da parte del ministero degli esteri russo. E' inutile che Di Maio provi oggia convincerci del contrario, che togliere le sanzioni faccia bene all'industria italiana e non danneggi le relazioni con gli alleati: essere vicini a Putin e entrare in conflitto con i nostri alleati farà dell’Italia un paese più debole, più fragile e isolato. Il governo vuole fare un regalo a chi vuole una Italia più lontana dall’occidente e un’Europa divisa. Un vero danno per i cittadini italiani".
"Resta il dubbio, non fugato dalla mancata replica del presidente Conte in Aula ieri e sul quale non si esprime neanche Di Maio oggi, sul perché il governo si ostini a adottare questa decisione contraria agli interessi dell'Italia. Forse proprio perché invece uno degli alleati di governo deve ripagare qualche favore a Mosca", conclude.
“L’intrigo che emerge anche dalle notizie fornite dagli organi di informazioni riguardo il contenuto dell’accordo stipulato tra Salvini e Zheleznyak, deputato di Russia Unita legato a Putin, è motivo di seria preoccupazione. In quell’accordo si parla infatti di “scambio di informazioni” tra i due partiti e l’attuale titolare del ministero dell’Interno, snodo nevralgico di questioni inerenti la difesa della sicurezza nazionale. Una vicenda che, a prescindere dalla volontà politica espressa dal nuovo governo di una svolta contraria all’accordo dei Paesi europei sulle sanzioni alla Russia, desta preoccupazioni proprio per il merito dei contenuti dell’accordo e per una sorta di possibile doppia fedeltà di un ministro della Repubblica a un patto stipulato con una potenza straniera. Per questi motivi stiamo depositando un’interrogazione urgente che chiede al ministro un irrinunciabile chiarimento nell’Aula della Camera”.
Lo dichiara il deputato dem Emanuele Fiano, della presidenza del gruppo Pd della Camera.
“Di Maio fa proclami annunciando di voler cancellare lo spesometro, gli studi di settore e il redditometro, peccato che siano già stati eliminati dal precedente governo". Così Alessia Rotta, vicepresidente vicaria dei deputati del Partito Democratico, commenta le dichiarazioni del vicepremier durante l’assemblea di Confcommercio.
“Dov’era Di Maio quando è stata approvata la legge di Bilancio 2018 che ha previsto l’eliminazione dello spesometro a partire dal 1° gennaio2019? Anche gli studi di settore – spiega la deputata Dem - sono già stati mandati in soffitta e il redditometro di fatto non esiste più da tempo”.
“Di fronte alle promesse retoriche di Di Maio c’è da chiedersi se veramente non è a conoscenza del superamento di queste misure, e allora gli consiglio di studiare di più, o se è in malafede. In ogni caso – conclude Rotta - a farne le spese sono i cittadini italiani, tutti, che ora rappresenta”.
“Sostenere il commercio è fondamentale per la nostra economia. Per farlo occorre insistere sulla strada della semplificazione, riduzione delle tasse, redistribuzione dei redditi confermando gli 80 euro in busta paga che da 4 anni oltre dieci milioni di italiani percepiscono ogni mese grazie ai provvedimenti approvati". Lo dichiara Marco Di Maio, deputato del Partito democratico, a margine della assemblea generale di Confcommercio a Roma.
"Chi pensa - continua - come sostenuto dal prof. Giovanni Tria, oggi ministro dell’Economia, che si possa aumentare l’Iva per finanziare la flat tax a scapito di piccoli imprenditori e redditi più bassi, vive fuori dalla realtà. L’appello lanciato dal presidente Sangalli all’assemblea di Confcommercio è una voce che rappresenta il pensiero di moltissimi imprenditori: non cada nel vuoto. L’Iva non va aumentata e pur dall’opposizione sosterremo i provvedimenti che ne scongiureranno l’incremento. Perché non è una questione di parte, ma un impegno a favore di tutto il Paese: cittadini, famiglie, imprese".
"L’Italia non deve perdere autorevolezza sul piano europeo e internazionale per condurre una battaglia per l’armonizzazione dei sistemi fiscali che non penalizzi chi vive, lavora e investe in Italia dovendo concorrere con multinazionali che producono utili in Italia con tassazioni estere da paradisi fiscali”, conclude.
“Tra poco la Conferenza dei Capigruppo. Chiederemo l’immediata costituzione delle Commissioni permanenti. Il Parlamento deve essere messo in condizione di lavorare. Ci avviamo ai cento giorni dalla data delle elezioni e ancora la Camera non può occuparsi dei problemi del Paese. Non si può restare ancora fermi perché Lega e Cinquestelle si devono occupare di quante poltrone spettano a l’una e quante agli altri: questo non è porre in cima gli interessi degli italiani ma gli interessi dei due partiti. Troppe e urgenti questioni vanno discusse e affrontate a partire dalle misure di contrasto alla povertà e a sostegno delle famiglie per le quali sono già pronte e depositate le nostre proposte.
Chiediamo alla maggioranza ed al governo di riporre in soffitta gli strumenti della campagna elettorale, di lasciar perdere annunci e comizi e di venire in Parlamento a misurarsi su progetti concreti, veri, realizzabili che possano migliorare la vita delle donne e degli uomini del nostro Paese. Per questo insisteremo con forza alla Conferenza dei capigruppo affinché non vincano i calcoli dei partiti di maggioranza ma si consenta al Parlamento di lavorare”.
Lo scrive sulla pagina facebook deputatipd il capogruppo Graziano Delrio.
“Che fine ha fatto il ministero della Montagna promesso da Salvini in campagna elettorale? Non ve ne è traccia nel programma del governo, di cui il segretario della Lega è vicepresidente, così come non vi è menzione di una strategia per le aree interne. Di certo è l’ennesima bufala gialloverde a scapito degli elettori ”.
- lo dichiara Stefania Pezzopane, della presidenza del gruppo del Partito Democratico alla Camera -
“Matteo Salvini nel suo veemente tour elettorale invitava a “diffidare da chi fa le sparate elettorali” e ora viene sbugiardato da se stesso e dal suo governo.
Evidentemente l’unica “serietà ed onestà” che prometteva il segretario leghista gli elettori l’avranno dal Partito Democratico – conclude Pezzopane - che si accinge a fare una opposizione dura e responsabile, per il bene delle cittadine e dei cittadini italiani”.
“Tutti i furbetti di Rimborsopoli, i taroccatori dei bonifici, gli espulsi per finta del Movimento 5 stelle votano la fiducia al Governo Conte”. Lo dichiara Alessia Morani, deputata del Partito democratico, a proposito del voto di fiducia.
“In campagna elettorale Di Maio – ricorda - annunciava trionfante: ‘Da noi le mele marce si mettono fuori’. Ve lo ricordate? Era la solita bufala del solito pinocchio: in queste ore da lui non è arrivata neanche una parola sui voti incassati da parte dei senatori Buccarella e Martelli, dei deputati Cecconi, Tasso, Vitiello, etc.”.
“D’altronde una delle furbette beccate dalle Iene a ritirare il bonifico è stata fatta addirittura ministro, Barbara Lezzi”, conclude.
"Il discorso di oggi alla Camera, totalmente improvvisato, ha rivelato l’inadeguatezza di questo Presidente del Consiglio". Lo dichiara Sara Moretto, deputata del Partito democratico, a proposito della replica del presidente del Consiglio Conte alla Camera.
"Conte – spiega - ha saputo mettere in fila solo una quantità smisurata di constatazioni e banalità, confermando quanto poco concreto e realizzabile sia il contratto di governo sottoscritto da Lega e Cinque Stelle, di cui lui si fa pieno garante. Non c’è una visione politica del Paese, non ci sono impegni e soluzioni concrete, solo la somma di due programmi elettorali privi di copertura economica”.
“Basando il mio voto su quanto detto finora non posso che confermare con convinzione il mio ‘no’ alla fiducia a questo Governo, che non può definirsi un’alleanza politica o elettorale ma un'alleanza di potere", conclude.
Grazie a Delrio per ricordo su Piersanti Mattarella
“Oggi il presidente del Consiglio Conte, nella replica alla Camera, ha commesso un gravissimo errore”. Lo scrive su Facebook Michele Anzaldi, deputato del Partito democratico, postando il video del momento in cui oggi Graziano Delrio ha ricordato Piersanti Mattarella alla Camera.
“Nel cercare di accattivarsi i deputati – spiega - ha citato il fratello del presidente della Repubblica, ucciso dalla mafia il 6gennaio del 1980, definendolo ‘un suo congiunto’. Quello di Conte è un errore gravissimo dal punto di vista del rispetto delle istituzioni e della memoria collettiva. L’omicidio di Piersanti Mattarella, presidente della Regione Sicilia, è uno degli atti più violenti e gravi compiuti dalla mafia. Bene quindi ha fatto il capogruppo del Pd alla Camera a far risuonare con forza e passione il nome di un eroe civile del nostro Paese, a riscattarlo dal burocratico e ingiusto anonimato in cui l’aveva relegato il presidente del Consiglio. Quel che più sorprende, tuttavia, è la reazione dei 5 Stelle al doveroso tributo di Delrio. Anziché chiedere scusa per lo strafalcione di Conte, dimostrando anche lui il rispetto per la memoria di Piersanti Mattarella, il capogruppo di M5S D’Uva ha parlato di strumentalizzazioni da parte di Delrio. A parte il fatto che l’argomento è stato tirato in ballo da Conte ma la cosa che lascia più stupefatti è che una tale mancanza di sensibilità nei confronti delle istituzioni e delle vittime della mafia, provenga da una persona, come l’esponente dei 5 Stelle, che ha vissuto quel dramma”.
“Il nonno, avvocato penalista messinese, fu ucciso, anche lui dalla mafia, solo 6 anni dopo Piersanti Mattarella. Grazie a Delrio, capogruppo del Partito democratico. Appare tuttavia sempre più palese che l’assenza della parola “mafia” nel Contratto di governo, non è una dimenticanza”, conclude.
"D’Uva non si deve neanche permettere di insinuare un uso strumentale delle parole di Graziano Delrio. Il capogruppo del Pd ha colmato la grave mancanza del presidente del Consiglio ed è più che doveroso che una vittima della mafia sia ricordata col suo nome. È un segno di rispetto che si deve al sacrificio di un servitore dello Stato. D’Uva si sarebbe dovuto alzare ad applaudire in Aula, invece di rimanere seduto coi suoi compagni e di aprire una polemica inconsistente e vergognosa".
Lo afferma Emanuele Fiano, della presidenza del Gruppo Pd.